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Addio mio Capitano Rossonero, sarai sempre leggenda

Franco Baresi ci ha lasciato! Dopo una lunga sofferenza, il mondo del calcio non perde soltanto un ex giocatore eccezionale e bandiera rossonera; oggi il calcio, quello vero, perde un pezzo della sua anima.

La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nei cuori di chiunque ami questo sport, al di là dei colori e delle rivalità di tifo. “Il Piscinin”, così affettuosamente soprannominato dai suoi tifosi, è stato il simbolo supremo dell’era d’oro del Milan, la pietra angolare su cui Silvio Berlusconi e gli allenatori Arrigo Sacchi e Fabio Capello hanno costruito un’epopea leggendaria, il primo con “Il Milan degli Immortali”; il secondo con “Il Milan degli Invincibili”.

Ma prima ancora delle Champions League sollevate al cielo e dei trofei internazionali, Baresi è stato l’incarnazione di un concetto-valore che oggi sembra quasi dimenticato: fedeltà e attaccamento alla maglia. Franco era il capitano che non ha mai abbandonato la nave. Ha indossato la maglia numero 6 (ritirata per sempre, proprio come il suo esempio) scendendo anche nelle categorie inferiori negli anni più bui, per poi guidare quella stessa squadra sulla cima del mondo. Uno che, pur di continuare a indossare la maglia rossonera, scese anche in Serie B. Un grande esempio di attaccamento ai colori e di una passione genuina.

Non si diventa una bandiera per caso: il leader silenzioso, il baluardo difensivo coriaceo e veloce nelle chiusure che non aveva bisogno di urlare; gli bastava un’occhiata o alzare il braccio come segnale per orchestrare una linea difensiva diventata leggenda e punto di riferimento per intere generazioni di calciatori.

Franco era il Kaiser Franz italiano, un difensore dotato di un’intelligenza tattica e di una classe immensa, in grado di affrontare e il più delle volte dominare gli attaccanti più forti dell’epoca con eleganza e tempestività, sempre corretto, senza mai incorrere in falli plateali.

Dotato di una tempra fisica di rara dote, Franchino Franco Baresi, nato in una famiglia di modesti ma orgogliosi agricoltori della provincia bresciana, sovente nelle interviste teneva a ricordare quanto di quel vigore e resistenza dovesse agli esempi ricevuti dai propri genitori (la madre prematuramente scomparsa per malattia, il padre per fatalità sul lavoro) e di come si ritrovò ad affrontare la dura realtà della vita, a soli 14 anni di età, orfano insieme al fratello Beppe (anch’egli giocatore nell’Internazionale Milano n.d.r.) – Mio padre era agricoltore, un bravo agricoltore. L’ho aiutato da bambino sui campi e forse quella vita mi è servita per un confronto continuo con questa e con le altre vite di ogni ragazzo. Mi sono divertito per anni a raccogliere il granturco“.

La cabala e il segno del destino: il numero 6 per sempre: c’è un filo sottile e quasi mistico che lega Franco Baresi al numero 6. Non è soltanto il numero di maglia che lo ha reso immortale in tutto il mondo e che l’AC Milan ha ritirato per sempre in segno di eterna gratitudine ma e anche un simbolo che sembra riemergere quasi come un segno del destino. È entrato nella leggenda indossando la numero 6 e ci lascia all’età di 66 anni (era nato l’8 maggio del 1960). Una ricorrenza simbolica che aggiunge un ulteriore velo di suggestione alla storia di quel glorioso numero che ha portato sulla schiena come marchio di fabbrica, cifra stilistica di leadership e fedeltà.

Tutti ricordiamo la sua incredibile forza d’animo, come nel Mondiale del 1994: un recupero lampo dall’infortunio al menisco per giocare una finale titanica contro il Brasilee che Brasile! Anche in quelle lacrime finali a Pasadena dopo il rigore sbagliato, c’era tutta la grandezza di un uomo vero che sul campo ha sempre dato il massimo dell’impegno fino all’ultima goccia di sudore.

Franco Baresi è stato il primo a portare la fascia di capitano al braccio nell’epopea berlusconiana, iniziata nel febbraio 1986 con la trasferta di Torino. “Ho cominciato a fare il libero a 18 anni – raccontava Baresi – e non ho più smesso fino al giorno del mio addio al calcio giocato, a 37 anni”. Baresi è stato il capitano leader rossonero per oltre 10anni, fino al ritiro dal calcio giocato. Nei 15 anni da libero del Diavolo”, ha conquistato 6 scudetti (di cui 5 con il Cavaliere al timone), 3 Coppe dei Campioni e 2 Coppe intercontinentali.

Ma a Baresi qualcosa mancava! Gli mancava quel Pallone d’Oro che in carriera gli era sfuggito e che avrebbe certamente meritato: “Nell’edizione del Pallone d’Oro del 1989 io mi classificai al secondo posto dietro Van Basten e davanti a Rijkaard, il podio fu tutto milanista – raccontava Baresi nel corso di una intervista in cui precisò come nella circostanza – Con mia sorpresa, il presidente mi regalò una versione originale del Pallone d’Oro”.

Con la sua scomparsa se ne va una figura iconica, un “uomo d’altri tempi” il cui nome rimarrà per sempre scolpito nella storia del calcio mondiale.

Fai buon viaggio, Capitano: il tuo numero 6 continuerà a brillare per sempre nei cuori di tutti i tifosi rossoneri e in quelli di tutti gli appassionati e amanti del calcio. (Fonte/socialweb, Media Press & Broadcasts)

un giovane Franco Baresi in piena azione
premiato ufficiosamente con il Pallone d’Oro (originale) dal presidente Silvio Berlusconi
Maurizio Pavani
Author: Maurizio Pavani

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