Retroscena delle Olimpiadi in Brasile — Lombardi nel Mondo

Retroscena delle Olimpiadi in Brasile

La relatirice dell’Onu per il diritto all’abitazione, Raquel Rolnik, ha denunciato il fatto che si stiano praticando, a ritmi vertigionosi, rimozioni di intere favelas senza risarcimenti adeguati alle famiglie. Di Marco Stella

SOSPETTO DI VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI e RISPOSTA DELLE AUTORITÀ LOCALI

La relatirice dell’Onu per il diritto all’abitazione, Raquel Rolnik, ha denunciato il fatto che si stiano praticando, a ritmi vertigionosi, rimozioni di intere favelas senza risarcimenti adeguati alle famiglie.

La denucia è stata fatta a fine aprile ed è stata messa in diretta relazione con i due grandi eventi sportivi che stanno elettrizzando l’economia brasiliana: il campionato del mondo di calcio del 2014 e le olimpiadi del 2016. Per via di questi importanti appuntamenti sportivi alcune città brasiliane si stanno dedicando all’adeguamento o costruzione delle proprie infrastrutture, al fine di gantire la qualità che le entità organizzatrici esigono. Tale occasione è servita per procedere, secondo la relatrice dell’ONU, alla rimozione di baracche e case umili senza un’adeguato risarcimento alle famiglie.

Secondo Raquel Rolnik non solo Rio de Janeiro e São Paulo, ma anche Belo Horizonte, Recife, Curitiba, Natal e altre città stanno agendo senza rispettare gli orientamenti dell’ONU in materia di rimozione, non si stanno consultando le persone rendendole partecipi come vorrebbe l’Organizzazione delle Nazioni Unite, non si stanno adeguatamente risarcendo tali famiglie, visto che il risarcimento varia tra i tre ed i cinque mila reais (quando un’abitazione umile non ne costa meno di quindici) come non le si stanno risistemando in luoghi adeguati.

In un lungo colloquio con un legale dell’Avvocatura dello Stato di Rio de Janeiro, da me fissato per conoscere nel dettaglio la fondatezza delle accuse, sono stato informato del fatto che la prassi, descritta nel decreto 41148/08 e successivamente modificata col col decreto 41395/08, vuole che lo Stato offra tre possibilità: indennizzazione; acquisto assistito o consegna di nuova abitazione. Anche il Municipio, che nel caso specifico delle suddette rimozioni è il diretto responsabile, deve seguire delle regole offrendo alle famiglie rimosse tali possibilità: indennizzazione; assegnazione di casa popolare; affitto sociale (nel caso in cui la famigli non accetti il valore dell’indennizzazione o l’esser trasferita in una casa popolare).

Queste le possibilità stando alla legge. Nella pratica, ha continuato il legale dell’Avvocatura, molti problmei si intrecciano tra di loro. In primis il valore dell’indennizazione è molto basso, valore che comunque di fatto non garantirebbe l’acquisto di altro immobile in una città come Rio de Janeiro che sta vivendo un’accelerata ipervalorizzazione degli immobili. Altro problema è il fatto che molti degli occupanti delle favelas rimosse non vogliono andare a vivere nelle case popolari spesso molto distanti (per dare un’idea si parla di 30-40 chilometri). Per quanto riguarada l’affitto sociale, somma mensile offerta dal Municipio per affittare una casa per un determinato periodo, è basso e di fatto obbligherebbe la famiglia a cercarsi un’altra favela. Dopo aver confermato dell’esistenza di tali problemi mi ha però detto che spesso vi sono anche casi in cui persone agiscono in malafaede ossia costruiscono baracche in aree dalle quali sanno che saranno rimosse per guadagnarsi i soldi dell’indennizzazione o famiglie che si ostinano a vivere in favelas e non si adeguano ad una vita più degna – ma controllata ed organizzata- in un complesso di case popolari. Altro problema del quale ero stato informato e che ho avuto conferma da parte del legale dell’Avvocatura è che spesso i funzionari del Municipio, che fanno il primo approccio con le famiglie da rimuovere, sono maleducati e burberi, fanno pressione eccessiva affinchè accettino il basso valore dell’indennizzazione e disoccupino immediatamente la casa, approfittando della poca istruzione degli abitanti. Questi abusi fortunatamente sono un po’ attutiti grazie alla presenza in loco della Defensoria Publica, altro organo statale composto da difensori civici che con la costituzione di un nucleo apposito, Nucleo de Habitação, sta seguendo la questione con la finalità appunto di garantire al massimo i diritti umani.

Posso dunque conludere dicendo che l’affermazione allarmante della relatrice dell’ONU era fondata, allo stesso tempo va però sottolineato che lo Stato di Rio de Janeiro ha gli strumenti per ridurre al minimo l’impatto sociale. Purtroppo il sistema che per decenni permise la creazione di enormi baraccopoli ha accollato alla presente amminstrazione politica un problema enorme, che può esser risolto solamente con una lucida pianificazione che preveda il priorizzare opere di edilizia popolare per un intero decennio. Nello specifico della questione trattata sarà indubbiamente auspicabile la presenza costante non solo di organi quali la Defensoria Publica, ma anche  di osservatori internazionali affinché l’euforia globale delle olimpiadi e del campionato del mondo, ampiamente ed abbondantemente sponsorizzati, non porti con sé il dramma di centinaia di famiglie nullatenenti. Che lo sport faccia felici pure loro.

Marco Stella

Portale dei Lombardi nel Mondo, Brasile

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