Alberto Mario a New York – Prima puntata — Lombardi nel Mondo

Alberto Mario a New York – Prima puntata

Adolfo Rossi (1857, Lendinara – †1921, Buenos Aires) è uno dei primi testimoni della grande ondata migratoria italiana diretta nelle Americhe. A lui si deve la testimonianza del viaggio di Alberto Mario e Jessie White a New York nel 1858. Come il rinvenimento dell’infuocato discorso che Mario tenne in una Hall della Quarta Avenue a favore dell’Italia unita.

Breve introduzione

Adolfo Rossi, nelle due opere Un italiano in America (1892) e Nel paese dei dollari (1893), come nei servizi apparsi su Il Progresso Italo-Americano, ci ha lasciato interessanti pagine sulla presenza italiana negli Stati Uniti. Una delle testimonianze più rilevanti è il ritrovamento del discorso – conferenza che Alberto Mario aveva tenuto in una hall di New York nel 1858.

Adolfo Rossi racconta: «Avendo sentito dire dai più vecchi italiani residenti a New-York che il discorso era stato stupendo, e che a loro pareva sempre di vederlo il giovane e biondo patriota, che parlava con l’accento di una profonda fede nella libertà della patria, che affascinava coi suoi grandi occhi e con la bellissima voce, provai un acuto desiderio di ricercare quel discorso ed ebbi la fortuna di rintracciarne una copia – l’unica, probabilmente, esistente – appunto fra le carte della famiglia della signorina Mary». Il discorso viene pubblicato in appendice a Nel paese dei dollari (1893).

Rileggere quelle pagine è interessante e istruttivo ancora oggi. Vi si scopre tutta la passione di un patriota per le sorti e la storia della patria. Alberto Mario tocca le menti e i cuori di chi è accorso ad ascoltarlo. La sala era gremita, oltre che da una rappresentanza ben nutrita di autoctoni «amici dell’Italia», dagli italiani di New York, un gruppo etnico molto rilevante già in quegli anni. Espatriati, idealisti, esiliati o proscritti mazziniani, sbarcavano sulla costa atlantica con un non indifferente bagaglio di aspirazioni, progetti e cultura (ne sono un esempio le diverse testate italiane di quei decenni, come le opere e vicende personali di decine di espatriati provenienti da quasi ogni regione della Penisola e che si spandono per le Americhe).

Chi si trovò ad ascoltare l’accalorato discorso di Mario, applaudì il compatriota che li invitava ad unirsi «agli altri fratelli vostri, di prestar loro il vostro concorso al riscatto della patria comune». Quella conferenza, conclude Adolfo Rossi, «fruttò seduta stante parecchie centinaia di dollari che furono subito spedite a Giuseppe Mazzini». Alberto Mario, inviato a New York dal Genovese, aveva avuto l’incarico di ravvivare nella comunità italiana gli ideali della Repubblica, di scuoterne i simpatizzanti e i mazziniani di vecchia e nuova data colà residenti (come Pietro Bachi, «attivissimo un tempo, addormentato poi», in realtà deceduto da un lustro).

Questa testimonianza viene proposta da Lombardi nel Mondo per dimostrare, in occasione del 150° anniversario dell’Unità italiana, come anche tra gli espatriati ed emigrati, non solo nelle Americhe, ci si preoccupasse (e non poco) per le sorti della Patria.

 

L’autore di Nel paese dei dollari (1893):

 

Adolfo Rossi nacque a Lendinara (Rovigo) nel 1857 e morì a Buenos Aires nel 1921. Nel 1879 giunge negli Stati Uniti dove, dopo aver svolto diversi lavori, diventa redattore de Il Progresso Italo-Americano. Dopo l’esperienza americana ritorna in Italia e si fa apprezzare come scrittore e giornalista. Inviato de La Tribuna segue la questione dei Fasci Siciliani dei Lavoratori. Diverse le sue indagini, raccolte poi in volume. Interessanti le sue testimonianze sull’emigrazione come sulla realtà sociale italiana. Muore a Buenos Aires nel 1921. Desiderò venir sepolto a Lendinara accanto alla tomba di Alberto Mario e Jessie White.

 

Tra le sue opere:

 

Un italiano in America (1892)

Nel paese dei dollari (1893)

Da Napoli ad Amburgo (1893)

L’agitazione in Sicilia (1894)

Alla guerra greco-turca (1897)

 

Breve ritratto di Alberto Mario

 

Alberto Mario, uno dei maggiori personaggi del Risorgimento italiano, nasce il 4 giugno 1825 a Lendinara (Rovigo). Partecipa ai moti del 1848, combatte contro gli Austriaci a Treviso e Vicenza. Incontra Garibaldi e Mazzini dopo il fallimento di queste azioni. Sino al 1857 soggiorna a Genova, insieme ad altri esiliati, dove viene anche imprigionato.

Trasferitosi a Londra, nel 1858 sposa Jessie White, una delle maggiori personalità femminili del Risorgimento italiano. Nello stesso anno, con la moglie, compie un viaggio a New York dove incontra la comunità italiana cui rivolge un infuocato appello per l’Unità della patria, raccogliendo una non indifferente somma per i progetti mazziniani.

Dopo essere stato espulso dal Regno di Sardegna, ripara a Lugano, dove ritrova Mazzini. Qui, il lendinarese dirige il periodico mazziniano Pensiero e Azione. Quindi, con la moglie Jessie, si imbarca per la Sicilia per raggiungere Garibaldi con la seconda spedizione.

Mario fu un convinto federalista. Dopo l’Unità d’Italia si dedicò al giornalismo. Diresse La Provincia di Mantova (1872-1874), La Rivista Repubblicana (1878-1879) e La Lega della Democrazia (1880-1883).

Sino al 1866 risiede a Bellosguardo, nei pressi di Firenze. Solo dopo l’annessione del Veneto si stabilisce a Lendinara.

Qui muore il 2 giugno del 1883.

Questo l’epitaffio che gli dedicò Giosuè Carducci (5 giugno 1883):

“ Lo abbiamo sepolto, al raggio velato del sole di giugno, lo abbiamo sepolto tra i fiori e il verde e i profumi della superba vegetazione del suo Polesine, presso la casa degli avi suoi, nel suo giardino. Ora non ho più ritrovi da dargli; ora non mi resta che raggiungerlo nel riposo senza fine.”

 

Tra le sue opere:

Italia e Francia (1859)

La schiavitù e il pensiero (1860)

I nostri filosofi contemporanei (1862)

La questione religiosa di ieri e di oggi (1867)

La mente di Carlo Cattaneo (1870)

La camicia rossa (1870)

I Mille (1876)

Teste e figure (1877)

Garibaldi (1879)

A cura di Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

immagine: Manhattan (metà 1800)

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