Amami sempre come io ti amo – Decima puntata — Lombardi nel Mondo

Amami sempre come io ti amo – Decima puntata

Nel 1898 il figlio del nobiluomo lombardo Gaspare Ordoño De Rosales pubblicò molte delle lettere che Giuseppe Mazzini “e alcuni suoi compagni d’esilio” scrissero al padre tra il 1834 e il 1852. Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia la pubblicazione sul portale Lombardi nel Mondo di quest’opera e di queste testimonianze, riporta alla luce la fede per Libertà, Uguaglianza, Umanità, Indipendenza e Unità di un Paese che nel 1861 diventa “nazione”.

Nel 1898 il figlio del nobiluomo lombardo Gaspare Ordoño De Rosales pubblicò molte delle lettere che Giuseppe Mazzini “e alcuni suoi compagni d’esilio” scrissero al padre tra il 1834 e il 1852. Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia la pubblicazione sul portale Lombardi nel Mondo di quest’opera e di queste testimonianze, riporta alla luce la fede per Libertà, Uguaglianza, Umanità, Indipendenza e Unità di un Paese che nel 1861 diventa “nazione”.

La figura del lombardo Gaspare Ordoño De Rosales, ormai cancellata dalla comune memoria, è importantissima non solo per i rapporti con Giuseppe Mazzini, ma per tutti gli altri patrioti costretti all’espatrio e all’emigrazione tra Svizzera, Francia, Belgio, Inghilterra e Americhe. Gaspare Ordoño De Rosales non è solo un personaggio che vive gli ideali mazziniani, che mantiene contatti e rapporti tra le diverse sezioni della Giovine Italia, ma finanzia diverse azioni e aiuta per anni il Genovese e i suoi compagni, seguendone anche i progetti editoriali. Un esemplare rapporto d’amicizia, collaborazione e rispetto.

Nelle lettere mazziniane si scopre quanto profonda fosse la tensione all’Unità nazionale e il rispetto per la dignità umana. In questa corrispondenza è possibile seguire il nascere del “sogno” e ideale mazziniano, rendersi conto dei suoi dubbi e della sfiducia che sembra sommergerlo nel periodo dell’espatrio svizzero e londinese.

L’Unità d’Italia, non solo geografica e politica, ma anche culturale, pulsava Oltralpe e nelle Americhe tra espatriati ed emigrati. Il Portale Lombardi nel Mondo desidera ricordare questo importante aspetto e onorare la memoria di chi arrischiò e offerse la propria vita per quella Terra che si distende dalle Alpi alla Sicilia.

 

 

Di Mazzini a Rosales. Süvers – (Grigioni)

 

Bienne, 9 Maggio 1836

 

C.A.

Odo che sei partito da Parigi – e però ti scrivo forse anche troppo tardi – due linee a Basilea – Ho ricevuto la tua del 27 – Dirti che te, se vieni, vieni accetto, è inutile: a quest‘ora, tu devi conoscermi – e sapere che nel mio bene come nel mio male, la durata, la costanza è la caratteristica dell‘indole mia. – Nell‘emigrazione, non v‘è chi mi ispiri più stima, più ammirazione, e più affetto di te: e questa dichiarazione ti giovi sino all‘estremo della mia vita.

Io era incerto sulle cagioni del tuo sparire, e del tuo silenzio, ma tu sul mio conto non hai ragione d‘aver dubbio alcuno: – Vieni: ciarleremo dell‘Italiano, al quale converrà pure cercare abbonati quanti si può, non foss‘altro perché i dissidenti hanno ricusato abbonarsi – un po‘ di reazioncella – Passi tu, e t‘arresti a Zurigo prima d‘accostarti? Se mai è, ricordati di dove hai avuto quel volumetto di cose S.t Simonienne che m‘inviasti, dov‘erano le pagine del Lessing – Forse alle stesse sorgenti, troveresti questo secondo volume dell‘Exposition de la Doctrine che vò da tanto tempo inutilmente cercando – e che non s‘è trovato in Parigi.-

T‘abbraccio – il cane è bene finora, ma ho paura lo minacci la malattia consueta a‘ cani giovani; e se giungi in tempo, forse saprai meglio curarlo, che noi, ignoranti supinamente. –

Addio: ama il tuo

GIUSEPPE.

 

Di Mazzini a Rosales

 

23 Maggio 1836

Fratello,

Ti scrivo ignorando se hai ricevuto la mia che ho mandato a Gidoni, quella lettera scritta ab irato, lunga, e quasi giustificativa da leggiersi ai dissidenti – e un altro abbozzo di progetto da proporsi agli stessi, certo, che ove anche piacesse, andrà così per le lunghe nell‘esecuzione, che sfumerà come tutti i progetti di ricostituzione, o riorganizzazione possibile. – Comunque proporrai – e si dirà almeno che abbiamo proposto – Vengo al resto – e lo pongo in altra mia cartina – che troverai quaddentro, e che ho scritto via via come venivano, lasciando a te la cura del prima e dopo, e gli sviluppi e i commenti, e i perfezionamenti, che crederai dare – Di tutto ciò che v‘è scritto farai piucché probabilmente poco, non per tua colpa, bada, ma perché v‘è una viltà, abborente dal fare negli Italiani, che ti farà cader le braccia più volte – e tu, quando sei stanco, pensa a me pure, che sono stanco in un modo che nessuno può intendere, e che pur vado innanzi alla meglio per non aver almeno rimorso – Tentiamo, ritentiamo, – quel poco che esce ed escirà da tutti i tentativi ostinati è già qualche cosa – e da cosa nasce cosa. –

Se potrai, pria ch‘io lo dimentichi, farai una commissione mia individuale – Dirai al Ruggia, che mandi per me i seguenti libri all‘indirizzo:

M.r Henry Gex au cabinet de lecture, rue du Pont à Lausanne – mandi anche il conto, o lo dia a me, e lo pagherò subito. –

Non ho mai letto cosa alcuna di Cantù, e vorrei conoscerlo: fa dunque che mi mandi i Ragionamenti sulla Storia Lombarda etc., per commento ai Promessi Sposi – Poi:

Una copia dell‘Antologia repubblicana –

Una copia di Boccanegra – tragedia storica –

Un Giovanni da Procida di Niccolini –

Rossetti – Iddio e l‘Uomo – Salterio –

Romagnosi – Costituzione, od un quid simile – e basta.-

Generalmente parlando ti sia di norma questo: che io tento galvanizzare anche una volta – il cadavere – tento far risorgere anco una volta lo spirito giovane – all‘interno – Tento stabilire un desiderio, un bisogno d‘agire sopra tre punti importanti – il quarto lo faremo noi dall‘estero – di questi tre punti, non spero che in un solo, veramente: ma sian tre o uno, l‘essenziale che si diffonda per ogni dove un po‘ di moto, onde questo reagisca su que‘ punti notati, e li sproni – È necessario persuadere tutta Italia che nulla è perduto – che l‘iniziativa Italiana verrà, e che, come tutti dovranno seguirla, così tutti devono prepararvisi. È necessario d‘altra parte persuadere i punti, o il punto che dovrà agire, che basta il dare l‘iniziativa Italiana, per essere seguiti – che il primo grido avrà un‘eco per tutto.-

È necessario poi porsi in grado di potere anche con poco convincere di questo – Non è d‘uopo di molto lavoro, di molte affigliazioni, nei punti che assolutamente non vogliono, o non possono essere primi o simultanei – ma v‘è bisogno di qualche corrispondenza, onde quando giunga il momento di persuadere quei punti all‘azione, si possa pochi dì prima, ove occorra, mostrar que‘ centri, quei corrispondenti, come rappresentanti l‘opinione del paese a cui appartengono – Per questo conviene riannettere per tutto: opera dura e difficile per l‘immensa paura che regna, e diciamolo pure, per l‘incuria degli uomini, che sono, come Martino, usciti, ed hanno lasciato interrotto il lavoro, e sconesse le file – Dell‘Italia intiera, tranne una parte, mi occupo io: ma della Lombardia, come farlo? questa ha da essere la parte vostra – o di nessuno – È impossibile che collo sviluppo intellettuale come c‘è in Lombardia, coll‘Austriaco davanti, non vi sian giovini, che intraprenderebbero le relazioni, ove una via s‘affacciasse.-

Il difficile sta nel trovarli. –

Mentre io scrivo, giunge la nuova del Ticino, e della cacciata, e senza i nomi al solito, ma come fossero tutti espulsi. – Se ciò è vero sfumano i due terzi della tua missione – e sfumano, le speranze, ch‘io aveva di poter indurre taluno di quei che vi soggiornavano a partecipare nell‘opera – anche co‘ mezzi. – Non altero in nulla le note che ho scritto; quand‘anche, come pare, non dovessero giovare a nulla – vedrai i bisogni, e ti servirà di norma generale per tutti coloro coi quali, o dentro o fuori potrai riannettere, e tener corrispondenza. Odo che Ciani non è compreso nella lista – Scotti spero non lo sarà neppure – Tu probabilmente non sarai contemplato – Starà in te ad oprare con tanta avvedutezza, che senza porti troppo in evidenza tu faccia pur quanto è in te di fare per la causa – Se voi, tu, potete durare è già molto – ma mi duole assai, di questa cacciata. –

Non ho bisogno di dirti, che tu t‘associ Giacomo (Ciani) in tutto ciò che ei vuole dividere – Della Giovine Europa non ho cosa, che valga a dirti – Lavoro intorno alla Giov. Svizz. – è come l‘Italia – come tutto il mondo – Inizia: verrà il resto – ma nell‘iniziare sta la grande difficoltà – Ho più punti, dove è promessa solenne, non v‘è modo ancora da avere da un solo due linee di adesione formale, che dicano: Siamo costituiti in comitato di Giov. Svizz. – È anche a notarsi che la persecuzione romba: che il Comt. Polacco intento, tutto a trovar modo di starsene in Isvizzera, come deve, non s‘occupa di cosa alcuna – anche i Tedeschi son cacciati da Berna – lavorano passabilmente – tentano tutte le vie di cacciare la G. E. all‘interno, e vi riescono – Ma della Svizzera ted. non hanno agio d‘occuparsene – Sicché, anche a questo siam soli – Pure, questo punto, bisogna vincerlo, e lo vinceremo. –

Riesciti una volta, a costituire definitivamente e con un comitato centrale la Giov. Svi. siam bene, e andremo innanzi rapidamente – Poco importa del resto, che la Giov. Svi. si diffonda molto e presto, o no: questo è affar loro: è il tempo solo, non gli elementi – ciò che importa a noi si è l‘esistenza: il fatto di una G. S. esistente e il fatto di un Comit. Centr. che concentri i Comitati Cantonali se anche al disotto dei Comitati non fosse alcuno, poco importa per noi – È necessario poter firmare in quattro Comitati – è necessario soprattutto per l‘azione che ciò produce sull‘Italia. –

In Italia serpeggia ora la fratellanza dei Veri Italiani, che Dio li fulmini! Ne ho avviso da Modena, dalla Toscana, e fino dall‘ultima Ancona. – Hanno per massima il non far nulla di serio, e però rassicurano i timidi – non osano mai – non inciampano mai – però è facile l‘entrare in voce di prudentissimi – perché i governi che non li temono, li perseguiterebbero coll‘accanimento con cui perseguitano gli incendiarii della G. I.? Né io temo la loro esistenza, e la loro forma – Poco monta se essi raccolgono elementi, a noi – Il primo, fra i due, che avrà forza, avrà gli elementi dell‘altro – La guerra che ora combattiamo è guerra di principii – La G. I. è un principio: il principio d‘azione, contro il principio d‘inerzia – il principio d‘iniziativa italiana, contro una pretesa legge di subalternità continua alla Francia – Per questo io temo – Contro questo è necessario predicare a furia: perché guai, se la gioventù Italiana entra veramente in cotesta carriera di viltà, di sfiduciamento! Maledizione – ed ammazziamoci: non v‘è altro. –

Un mezzo di lotta potente contro i V. I.  e le massime che essi predicano, che si riducono a quello che ho detto: – impotenza nell‘Italia: impotenza in noi: – sta per chi sa blandirlo con arte nell‘orgoglio nazionale, che pure è forte da noi – La G. C.  dei V. I. è composta di Gherardi, Ceccarelli, Vecchiarelli, e che so io. Dipende da Buonarotti – Buonarotti è nella A… V…,  nel Mondo, nella Sfera etc. Il Mondo e l‘A… V… etc. professano il principio parigino che abbiamo denunziato ai patrioti – Dunque la G. C. dei V. I. è francese in fondo – I V. I. sono un laccio teso agli italiani, perché perdono il frutto di tutti i lavori e soggiaciono bellamente alla direzione straniera – al giogo francese – La G. I. è il Palladio, è la bandiera nazionale per eccellenza. – Chi vuole Italia, la segua – Toccando questi tasti, siete sicuri di ottenere un suono – Io m‘adopero da parte mia – Non ci stanchiamo – Se non la forma – lo spirito almeno della G. I. non perisca – s‘ha da esser schiavi sempre anche nella carriera della libertà?

Queste cose mi paion da predicarsi – e l‘altra del denaro, intorno al quale, vanno a riunirsi quasi tutte le incombenze ch‘io ti affidava, e che se ne sfumano a un dipresso per la cacciata degli italiani dal Ticino – Dio ce la mandi buona – ma così, è impossibile tirare innanzi gran tempo. – Io non ne posso più – Sai come andava per me a Berna – Credi tu che il ritiro m‘abbia salvato? Niente: ho dovuto spedire 100 fr. a Bendandi per l‘Inghilterra – altri 100 a Pistrucci  – e via così. –

Vi è una cosa sul tappeto – e l‘ho riserbata per l‘ultima, perché di quelle che, se non verificate, non ammetto più come possibili – Vo‘ dirtela, perché ove mai… io non debba più parlartene e tu possa valerti delle circostanze e del modo – C‘è un tale che accetta la storia che era affidata a quel Procida che hai veduto, e poi a quattro cinque – salvo che le sue mire sono a Parigi. – Intendi?

Io ho riflettuto gran tempo se ciò, dove l‘opera fosse veramente conchiusa, potrebbe rapirci l‘iniziativa, e men dorrebbe – Poi per più cagioni lunghe a dirsi, mi son deciso pel sì – è Polacco – e dove accada – avrà seco il simbolo della G. E. – Per ora è quanto posso dirti – Riscriverò sopra questo – Ben inteso è per te unicamente. – Intendi anche che forse unica realtà rimarrà un 300 fr. di spesa.

Amami e scrivimi. – Scrivi all‘indirizzo, che ho accennato di sopra per Ruggia – Almeno la prima volta – Ove occorresse scriver nomi, usa simpatico, e puoi francamente usar d‘amido – Puoi anche giovarti del metodo semplicissimo di proscegliere p.e. Dante, l‘Inferno canto 1.° e notare il verso con cifre romane, cercar le lettere corrispondenti a quelle che formano il nome, ed indicarle con cifre arabiche. Poni che tu voglia scrivere: Carlo: scegliere il primo verso della Cantica: ti verrà fatto:

I.12. 13. 24. 3. 8. –

Ricordatene – Addio.

STROZZI.

23 Maggio

 

Col venturo corriere ti giungerà lettera col rimanente.

 

Di Mazzini a Mr. Vincenti Branzi – Zürich

 

Soleure, 6 Giugno 1836

Dopo averti inviato poche linee, ieri, a chiederti le ragioni appunto del tuo silenzio, ho ricevuto la tua, coll‘acchiusa – Va bene per la risposta, ma mi duole assai che il fonditore non possa dare i caratteri, che tre mesi dopo l‘ordine – Questo lungo ritardo sconcerta le mie vedute – Saprò dirti presto, se occorre, come credo, ordinare ad ogni modo i caratteri, o se si prende altra via. –

Il 31, s‘e fatta riunione, come parmi d‘averti accennato, poco numerosa, ma di delegati: delegati di Bienne, Nydau, Courtelary, Valese etc. – approvato il progetto del giornale – accettato all‘unanimità il titolo di G. Sv: – Discusso ed accettato un atto di Società finanziaria – eletta una Commissione del giornale di sette membri, Weingart, Grosseau, Schneider, Huller ed altri – insomma, per fame e per sete, tenendosi in seduta finché tutto non fosse fatto, ho ottenuto quant‘io voleva. Si sta stampando prospetto, atto sociale, azioni etc. – però aspetto a poterti inviare ogni cosa per dirti più distesamente ciò che mi pare s‘abbia a fare per questo giornale, manifestazione della G. E. – Ora, mi rimane a vincere l‘altro punto; la pubblicità decisa dall‘associazione: condizione sine qua non di successo, alla quale non so perché, s‘attraversarono alcuni del Cant. di Vaud, incapricciati delle abitudini Carboniche – Secondo il mio piano, l‘impianto pubblico dovrebbe aver luogo alla fine del mese, ai 29 – onde il giornale, che uscirebbe al primo di Luglio, potesse dirsi: dell‘Associazione Nazionale. – Lavoro per questo, non so se riescirò – certo se si trattasse di cosa Italiana, non riescirei: trattandosi d‘aver che fare cogli stranieri, riescirò forse – malgrado l‘urto segreto delle sommità, Trossles, Arby etc. – Se riesco, promuoverò una riunione pubblica, che dovrebbe ascendere a qualche migliaio di persone. – Affrettati quindi a provvederti della cittadinanza, perché le ambasciate, faranno il diavolo, credo – ma non far la corbelleria di infermare per una cittadinanza svizzera. –

D‘Italia nulla, o male – male assai di Lombardia, dove si consolano, perché Ferdinando ha ribassato il sale di tre soldi la libbra, in Tirolo – male di Piemonte – malissimo dell‘Italia Centrale – di Napoli aspetto chi sai, reduce dopo nove o tredici dì di soggiorno, ma credo rechi ciarle e non altro – L‘articolo Grossi dovrebbe essere escito, o escirà a momenti sulla Revue Repubblicaine – La vedi?

Vedrò – se non con piacere, perché di nulla ho piacere – e senza ripugnanza almeno, Ugoni. –

Rimarremo probabilmente tutti e due, nelle nostre opinioni, e d‘altra parte perché m‘incalorirei a convertire? Converrebbe tornar da capo, come se nulla si fosse fatto in Italia. –

Amami e scrivimi, se non ti noia di troppo.

(Sigla)

 

Di Mazzini a Rosales

 

… 1836

 

C.A. Ricevo or ora il pacco – i 1000 fr. in biglietti – i libri – la tua lettera, e quella di Ug.: Rispondo in fretta e sommariamente – Riscriverò fra poco, perché ho a dirti qualche cosa – scriverò per altro coll‘amido, e tu avrai pazienza di adoperare l‘iodio – Ora rispondo sulle cose letterarie – quindi a te ed a Ugoni a un tempo – e in fretta –

All‘indirizzo consueto, riceverete, se lo trovo, – il terzo volume dell‘Italiano – per Ugoni – Sono del suo parere, generalmente parlando, quanto all‘est est, non non. Il giornale non mi piace. – Lasciando noi, per l‘altre ragioni, di scrivere dopo il 6° numero, è probabile, che o decada più sempre, o fors‘anche il direttore attuale abbandoni ogni cosa. – Allora, o riescirà qualcuno de‘ nostri a sottentrare, e andrà meglio, e converrà ajutarlo – o, non vi sarà, come è più probabile, modo di sostituirlo, e cadrà con tutti i tentativi etc. Bensì, è da osservare che, ov‘anche si facesse un giornale nostro affatto, il punto da vincersi, sarebbe l‘introduzione in più paesi d‘Italia, quindi la necessità di procedere velati – e l‘educazione letteraria, in ogni modo giova – prepara il terreno – e avvezza gli animi – Purtroppo, in Italia abbiamo bisogno di tutto – Ed io passabilmente esclusivo, di mia natura, piego poi quando si tratta di letteratura: se noi facessimo un giornale politico, dovremmo dir tutto o nulla – Vedremo, del resto. – Riceverete contemporaneamente il manoscritto Werner: ed ecco i cardini della cosa. – Se stampate in Zurigo, meglio le mille volte che non altrove – avremo smercio nel Ruggia – dovrete occuparvi della Lombardia, io penserò a Genova, ed alla Toscana – provvederemo agli altri punti: credo venderemo, ai patti seguenti – L‘edizione deve essere bella; e giova sacrificare qualche cosa di più, perché dal primo dipende ogni cosa, ed è necessario che le nostre dame la comprino. L‘edizione dovrebbe assomigliare a quella del libro di Ugoni, su Pecchio, quanto al formato, legatura e coperta – forse un tantino di più in lunghezza di pagine, non sarebbe male – o almeno converrebbe stampare in modo che i margini superiori ed inferiori, fossero un po‘ più spaziosi: l‘occhio, v‘insegnerà l‘estetica della cosa: la carta avrebbe ad essere, un tantino più bianca: quanto a caratteri, o s‘adottano, pel dramma, più i piccoli, ed allora le linee non hanno ad essere serrate, ma abbastanza discoste, o s‘adottano quei del libro di Ug., e allora, e in ogni caso – bisogna usare le seguenti avvertenze: nel dramma, per intenzione espressa del traduttore, non ha da essere impiegato mai, carattere corsivo: i nomi dei personaggi ben inteso, non debbono essere in carattere siffatti: l‘azione, i moti etc. devono stamparsi a caratteri minuti, ma non corsivi, in mezzo linee, e a certa distanza dal dialogo. – Avrai, credo, un‘edizione di dramma dell‘Hugo, o di Vigny, di Parigi; e quanto alle disposizioni che accenno, modellatevi su quella: se non potete trovarvene, vi manderò l‘Angelo  che ho ai Bagni – V‘ha da esser esattezza e correzione quanta può aversene. Il discorso preliminare, ha da essere in un carattere, o più grande o più piccolo, come vi parrà: ma diverso dal dramma – i cenni sulla vita, io li porrei dopo il dramma, come nel Chatterton parigino – e allora, se il discorso è in caratteri grandi, i cenni hanno da essere in altri. Gli intervalli accennati nel manoscritto, debbono essere serbati nella stampa – Quando, come ne‘ cenni, occorrono brani citati, virgolati – devono essere posti in caratteri diversi, più piccoli del manoscritto – La leggenda di Fosforo in piccolissimo, ma distinto, non troppo serrato – e come vedrai, è necessario, indispensabile, che tu mantenga la parola di procurare la traduzione della poesia alla madre, premessa alla Madre dei Maccabei, forse gioverebbe per una certa unità di stile che mi si mandi la traduzione: dovendo essere alla fine, ciò non deve far ritardo – ad agevolare una parte del discorso può ristamparsi sulla stampa dell‘Italiano; bensì, è necessario vediate le due pagine di correzioni che sono inserite nel quaderno – Tentiamo: vedrete che riesciremo – Speculiamo letterariamente: l‘una cosa alimenta l‘altra; e se guadagneremo, andremo innanzi, se no, nò. Quanto alle intenzioni morali di tutti i lavori che se potremo, cercheremo intraprendere, sento bisogno di riassumerla in poche parole anche una volta; – preparare il terreno ad una credenza novella; scegliamo quindi di preferenza le cose che ne indicano in qualche modo il bisogno; e i cenni sul Werner, se li leggi attentamente, ti daranno a divedere questa tendenza – Accoppiar sempre critica, ad esempi; – esempi stranieri, specialmente tedeschi, inglesi, polacchi, critica tendente ad insinuare una teoria unitaria, quella di un‘epoca letteraria, la individuale conclusa, e d‘un‘epoca di letteratura sociale da iniziarsi – la iniziativa deve partire d‘Italia – quindi, cacciare i germi di una scuola italiana, religiosa, filosofica,  politica, letteraria – Ogni lavoro subordinato a questo intento. – Su questo fondare una scuola di critica, ossia d‘educazione letteraria, italiana, preparo del resto un lavoro in due volumi, del quale vi parlerò. Non proporrei l‘Elena allo Scalvini, s‘ei non avesse tradotto il Fausto – Il Fausto senza l‘Elena non è compito. Se devo arguire da frammenti che ne ho veduti sia nel libro di Lerminier, sia in una Foreign Review, non credo sia cosa così spregievole, come i tedeschi, per ragione democratica, hanno voluto dirla. Comunque, ripeto, a istituire una critica dell‘Idea che è nel Faust, è Elena necessaria – Per questo, Scalvini dovrebbe occuparsene – Suggerirò nella mia prima lettera, qualche cosa di non lungo e da tradursi. – Cercate per l‘amor di Dio, di fare questo contratto col Ruggia, sulle mie traduzioni. – Quanto alla Vita, credo che il Ruggia per la sua edizione, ne abbia una: gli ho chiesto oggi l‘autore e la mole: e lo saprò: credo sarà di Tipaldo – E la sua edizione, non potendo, sia per la economia ch‘ei vuol porvi, sia per altre ragioni, riescire la edizione ch‘io intendeva, la Vita ch‘ei vi porrà, basterà. – Bensì, io ho intenzione ferma di scrivere una vita del Foscolo, da starsi da se, in due volumi, e coll’intendimento di alternare ad ogni periodo della vita del Foscolo, il quadro delle vicende italiane in quei tempi di germi negletti dal Botta, e che l’essere libertà forestiera, soffocò. –qualunque documento adunque intorno alla vita, qualunque ragguaglio l‘Ugoni potrà avere dal fratello di Foscolo, o da altri, sarà prezioso. Ne riparlerò del resto e chiederò varie cose per la storia de‘ tempi: è lavoro che può e deve farsi a bell‘agio. – Intanto scrivo a Mayer – Qualunque scritto composto dal Foscolo io ne avessi, ne gioverei il Ruggia per la sua edizione – terrei per me quelle lettere che starebbero meglio inserite in una vita – tu dovresti intanto informarti se nella biblioteca esiste alcun giornale italiano, sia letterario, sia, anche meglio politico, lombardo, o bolognese, dei tempi della Cisalpina e del Regno d‘Italia, fino al 1814 – verrebbe tempo ch‘io cercherò di percorrerlo. Se vuoi trovarmi l‘Ortis, ti sarò grato: credo l‘Orelli potrà indicartelo. Credo anche che l‘Orelli, amico di Foscolo, potrà, volendo, dare o lettere, o ragguagli intimi, del suo soggiorno di due anni in Zurigo – Grazie del Westminster. – L‘altro giornale che Ug. mi mandò a Grange era la British and Foreign Review, grosso volume, ed era il primo dell‘anno 36. – Il secondo mi sarebbe assai caro – A te di qualche altro libro o giornale ho già detto. – Quanto all‘European Review certo è che alcuni numeri escirono, cinque almeno, e so esservi articoli di Foscolo: ne ho scritto anche al Ruggia, dicendogli, com‘è vero, essere obbligo suo, procacciarseli, gli ho scritto anche parecchi avvertimenti sull‘edizione, e sui libri di Foscolo – Aspetto una traduzione francese dal Cant. di Vaud, dell‘enquête Reschi, scriverò poi quello che chiedi – ma Dio mi salvi dal vespaio che si risusciterà.

Spero bene sottrarmi sino al Vorort Lucernese – ma poi? – potranno i miei amici circolare in qualche luogo? perché –  vorrei bene che l‘H. lo sapesse – io, per non vedere uomini, e svizzeri soprattutto, mi torrei di fossilizzarmi in perpetuo nelle pareti di una stanzuccia – Ma che dica egli che il mio accusatore è uno dei nostri? accusatore di che? e perché tacerlo? perché aver riguardi, quando si tratta di proscrivere forse sul falso, e possono parlando, aprire una via alla verità? –

Hai tu il Presagio? ove sono le cose di Grossi? Perché non mi dici neanche una parola sull‘affar tuo? e tutti i giornali parlano del Graf Rosales, da te in fuori – che giornali francesi leggi? – il Débat? il Bon sens? Devono esserci su quest‘ultimo alcuni articoli sull‘Italia di Robinet, l‘allievo di Lamennais, reduce d‘Italia ed entusiasta – oh vedi! E a Napoli i rumori per volere la costituzione del 1812? Pfui!   copisti degenerati – T‘abbraccio; curate il Werner – e sollecitate: se non s‘incomincia, non si procede. – Addio. –

(Sigla)

 

P.S. – Unicamente – non ispaventarti – unicamente per sapere, ove un giorno m‘occorresse cercarne qualche fascicolo a parte, vorrei che nei momenti perduti, tu facessi d‘informarti per mezzo di qualcuno se in qualche biblioteca si trovano:

Una collezione di giornali Francesi d‘argomento germanico, come Revue Germanique, o altra di quelle che escono – o non escono più – da anni-

Il Journal Asiatique, di Francia, e l‘Oriental Herald inglese. Le Catholique par la Baronne d‘Erkstein. Il Globe St. Simonien – e se vi sono collezioni di giornali italiani antichi in biblioteca, quanti sono?

Ama il tuo

(Sigla)

 

Risposta in calce di Rosales:

Esiste il giornale di Gioia e forse anche il Caffè – Si fa in Corsica una edizione di molte opere di Foscolo colla data di Livorno.

 

a cura di Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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