La leggendaria Amelia Earhart come Robinson Crusoe — Lombardi nel Mondo

La leggendaria Amelia Earhart come Robinson Crusoe

Scomparsa 73 anni fa mentre, prima donna al mondo, tentava la circumnavigazione del pianeta attorno all’equatore, potrebbe essere sopravvissuta a lungo su un’isoletta dell’Oceano Pacifico

Scomparsa 73 anni fa mentre, prima donna al mondo, tentava la circumnavigazione del pianeta attorno all’equatore, potrebbe essere sopravvissuta a lungo su un’isoletta dell’Oceano Pacifico

Amelia Earhart, la leggendaria pilota che scomparve 73 anni fa, quando, prima donna al mondo stava tentando la circumnavigazione del pianeta attorno all’equatore, potrebbe essere sopravissuta parecchie settimane o addirittura mesi come naufraga solitaria su una remota isola dell’Oceano Pacifico. Sono questi i risultati preliminari di una spedizione durata due settimane su un piccolo atollo corallino che si trova a sudovest di Kiribati, dove si pensa che Earhart e il suo navigatore Fred Noonan siano morti dopo un atterraggio d’emergenza.

 

“Amelia”, il film sulla Earhart

 

“Ci sono molti indizi che suggeriscono che sull’isola Nikumaroro uno o più naufraghi sopravvissero per moltissimi giorni”, ha detto Ric Gillespie, direttore del Tighar (The International Group for Historic Aircraft Recovery) che ha diretto le operazioni di ricerca. “Abbiamo scoperto un campo dove vennero tenuti accesi a lungo almeno 9 fuochi – ha continuato, in un’intervista a Discovery – In loro prossimità abbiamo trovato migliaia  di ossa di pesci, tartarughe e uccelli che furono cucinati a dovere. L’interno dell’isola è ricca di grandi quantità di acqua dolce (per la forte piovosità diurna) che permettono a una persona di sopravvivere senza grossi problemi per molti giorni”.

 

Non è la prima spedizione che viene realizzata su quell’isola alla ricerca di elementi che possono comprovare l’ipotesi che vuole che Earhart atterrò proprio lì. Ma è la prima volta che vengono raccolti un centinaio di oggetti che sono stati sottoposti all’analisi del Dna da un laboratorio canadese e che sono indizi di una prolungata sopravvivenza. “Parliamo di Dna rilevato su oggetti che qualcuno deve aver toccato e non di parti di corpo  – sottolinea Gillespie – In ogni caso i dati preliminari sostengono che gli oggetti dovrebbero essere stati più e più volte maneggiati dalla trasvolatrice”. L’oggetto meglio conservato per questo tipo di analisi è un vasetto di vetro che probabilmente conteneva dei cosmetici. Vi sono poi due bottoni e un piccolo coltello,  cosmetici e parti di un vestito.

 

“E’ molto interessante il luogo scelto per l’accampamento    ha detto Gillespie – in quanto è costantemente battuto da una brezza che si spira tra l’oceano e una laguna interna e dove nidificano numerosi uccelli dei quali risulta facile la cattura. Tuttavia solo una persona che conosceva a fondo l’isola lo avrebbe scelto, perché risulta piuttosto nascosto”.

 

Sull’isola, nel 1940, venne trovata parte di uno scheletro che stando a Gerald Gallagher, che allora era un ufficiale coloniale britannico, sarebbe appartenuto “più a una femmina che a un uomo, più probabilmente a una donna bianca che polinesiana”. Sfortunatamente quei resti sono andati persi. Difficile trovare altri reperti umani perché secondo Gillespie il corpo di una persona morta viene velocemente smembrato dai granchi. E con ogni probabilità fu questa la fine che fece anche il corpo del navigatore. “I granchi su quell’isola sono un problema serio. Quando mi sedevo in terra a mangiare, si avvicinavano a centinaia ai miei piedi e se stavo fermo risalivano sulle mie gambe pensando che fossi morto e mordevano a più non posso”, ha raccontato Gillespie.

 

Amelia Earhart è una vera e propria leggenda. Bionda, alta, davvero molto bella e soprattutto coraggiosa. A 23 anni scopre, durante il suo primo volo, che quella è l’unica cosa che potrebbe dare un senso alla sua vita. E così intraprende la strada che la porta a diventare molto presto un pilota di grande esperienza. Diventa la prima donna a volare non stop sull’Atlantico. E’ la prima a volare in solitaria da Honolulu nelle Hawaii ad Oakland in California. Si batte per dimostrare che l’aviazione non è una faccenda per soli uomini, ma che le donne, lassù, ci sanno fare tanto quanto gli uomini. Diventa una pioniera, e un’eroina.

 

Di volo in volo, di record in record, arriva al suo sogno più grande: circumnavigare la Terra. E’ il 1937 e il suo sogno sta per avverarsi. Lei e il suo secondo pilota riescono a vincere tutti i problemi che ostacolano il tentativo: il motore fa le bizze e obbliga a un atterraggio non previsto, poi, forse un errore o una casualità fanno esplodere una gomma. Ma non importa. Riparte: Sud America, Africa, India e Sud-Est asiatico, questo l’itinerario. Il 29 giugno i due sono a Lae, Nuova Guinea. Hanno coperto 36.000 chilometri. Ne restano 11.000. Il 2 luglio a mezzanotte l’aereo decolla da Lae per arrivare a Howland Island, una piccola isola disabitata nell’Oceano Pacifico. Ma all’alba ecco l’ultima comunicazione con la Guardia costiera degli Stati Uniti. Sono vicini alle Isole Nukumanu. I contatti sono confusi e tutta’altro che chiari. Forse sono rimasti senza carburante e tentano un atterraggio di fortuna. Poi il mistero: dei due piloti non si sa più nulla. Quindici giorni di ricerche da parte della Marina degli Stati Uniti non portano a nulla. Amelia Earth e Fred Noonan sono scomparsi e il 5 gennaio 1939 vengono ufficialmente dichiarati morti. Poi tante ipotesi. Oggi forse, è stata detta la parola fine.

 

LUIGI BIGNAMI

 

http://www.repubblica.it/persone/2010/06/30/news/amelia_earhart-5225259/?ref=HRERO-1

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