Pellegrino Artusi e l’Unità d’Italia — Lombardi nel Mondo

Pellegrino Artusi e l’Unità d’Italia

All’Università degli studi di Milano dal 28 febbraio al 24 marzo 2012 la mostra “100,120,150: Pellegrino Rossi e l’unità d’Italia in cucina” coordinata da Silvia Morgana

Il  28 febbraio 2012 la professoressa Silvia Morgana, Presidente del CALCIF – Università degli studi di Milano (Centro d’Ateneo per la promozione della lingua e della cultura italiana “G e C Feltrinelli) ha coordinato le celebrazioni del centenario della morte di Pellegrino Artusi, in coincidenza con i 120 anni della prima edizione de : “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” (1891) e i 150 anni dell’Unità nazionale”.

Prima dell’inaugurazione della mostra dedicata ad Artusi è stato proiettato il DVD : Pellegrino Artusi: L’unità d’Italia in cucina prodotto dal comune di Forlimpopoli, tatticamente sottotitolato in francese, inglese, portoghese, spagnolo, russo e tedesco.

A seguire la tavola rotonda che ha riunito storici, esperti di cucina italiana, giornalisti, nutrizionisti e linguisti che hanno sintetizzato il loro pensiero sul tema : “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. Alberto Capatti, Patrizia Bertini Malgarini, Benvenuto Cestaro, Lorenzo Coveri, Giovanna Frosini, Marisa Fumagalli, Massimo Montanari, Giovanni Rana, Emanuela Scarpellini, Umberto Solimene, Ugo Vignuzzi.

Emanuela Scarpellini, storica dell’Università degli studi di Milano ha mostrato uno dei primi numeri de La Cucina Italiana, un quindicinale formato quotidiano, antesignano della rivista omonima che bene evidenzia l’importanza della cucina nella vita nazionale. Secondo Coveri, invece, Artusi non è una summa bensì un metodo che fa riferimento a una rete di saperi.  Cestaro dal canto suo riafferma la validità del prodotto locale e della spesa quotidiana contro la distribuzione del supermercato. Patrizia Bertini Malgarini ha sottolineato l’importanza dell’Artusi nella diffusione della cucina italiana nel mondo e di conseguenza della lingua e del sistema Artusi.

Pur non avendo mai visto nelle case degli immigrati e loro figli alcun libro di Artusi, è comunque chiaro che la cucina italiana è il tratto più importante  dei loro discendenti. Al Cordage Museum di Plymouth, Massachusetts, dove avevano lavorato centinaia di emigrati di Renazzo, Ferrara, il custode di origini tedesche, ancora ai primi del 2000 prima di parlare di loro si riferiva al cibo che li distingueva, e si vantava di essere un amante dei “turtlein”, che tra l’altro identificava gli immigrati stessi di Renazzo. Divagando ancora,  la signora Lia Rianeri, che mi ha lasciato in eredità i suoi libri, conservava ben scartabellato l’Artusi, oltre a vari volumi a lei contemporanei della Petronilla.

Chi era dunque Pellegrino Artusi, cui è dedicata la mostra che resterà esposta nel Loggiato del rettorato, via Festa del Perdono 7, Milano, dal 28 febbraio al 24 marzo 2012?

Pellegrino Artusi nacque il 4 giugno 1820 a Forlimpopoli, Forlì da Agostino e Teresa Giunchi. Dopo alterni studi al seminario di Bertinoro si inserì nella drogheria paterna. Nel 1851 l’irruzione del Passatore sconvolse la famiglia che si trasferì a Firenze,,dove Pellegrino si dedicò al commercio che gli garantì una vita agiata, al punto che nel 1865 si ritirò dagli affari dedicandosi ai suoi interessi personali. Scrisse una biografia di Ugo Foscolo e “Osservazioni in appendice a 30  lettere del Giusti”. Il successo  negato a questi volumi gli arrise invece, anche se dopo molto penare,  con la pubblicazione  de “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene“, pubblicato nel 1891 a sue spese dell’autore “pei tipi dell’editore Landi“. Prima edizione: 1.000 copie.  Libro che l’Artusi vendette in proprio e CHE gli permise di stabilire quella rete di contatti con i  lettori che gli garantirono 15 edizioni rivedute e corrette o meglio integrate con le ricette che gli venivano spedite e sperimentate più volte dalla fedele cuoca Marietta Sabbatini. Nel 1931 il libro dell’Artusi figurava tra quelli più venduti assieme a Pinocchio e ai Promessi Sposi ovvero un libro da unità nazionale.

Il volume, tuttora stampato e ampiamente diffuso,  raccoglie centinaia di  ricette con relative spiegazioni, e costituisce un manuale pratico  con i pensieri e i racconti dell’autore, molto facile da leggere,  anche se dapprima diretto alla borghesia e solo più tardi adottato dall pubblico meno colto che aveva appena appreso a leggere, ma che lo regalava alle future spose come regalo di nozze indispensabile..

Il merito di Artusi fu quello di avere  ordinato la cultura gastronomica e di avere integrato la gastronomia regionale in quella nazionale.

Pellegrino Artusi morì il 30 marzo 1911 a Firenze dove è  sepolto nel cimitero di San Miniato al Monte.  E così il fiorentino Dante è sepolto a Ravenna, mentre il romagnolo di Forlimpopoli Artusi riposa a Firenze. Destini strani per questi due personaggi : il padre della lingua italiana e quello della cucina italiana ambedue lontani dai luoghi natali tanto amati.  Ed ambedue ambasciatori della nostra lingua nel mondo, l’Artusi spesso elogiato nelle sedi della Dante Alighieri.

Pellegrino Artusi lasciò i suoi beni a Forlimpopoli, città che ne conserva e mantiene viva l’immagine attraverso Casa Artusi che, tra le altre attività, è diventato il primo centro italiano di cultura dedicato alla cucina domestica per favorire la cultura del cibo, la memoria e il patrimonio gastronomico.

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

1 marzo 2012

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