Intervista a Monica Rizzi, Assessore allo Sport e Giovani Regione Lombardia — Lombardi nel Mondo

Intervista a Monica Rizzi, Assessore allo Sport e Giovani Regione Lombardia

LE INTERVISTE IN ESCLUSIVA DEL PORTALE LOMBARDI NEL MONDO. La frase rivelatrice: eliminare ogni distanza, reale o percepita, tra l’ente Regione e i cittadini lombardi, nel mio caso i giovani, le associazioni sportive e i territori: questa la priorità e il messaggio che fin da subito ho inteso sostenere e comunicare attraverso le molteplici iniziative e i progetti fino ad oggi messi in campo.
Intervista a Monica Rizzi, Assessore allo Sport e Giovani Regione Lombardia

Monica Rizzi

– D: Assessore, a quasi 18 mesi dall’inizio del suo mandato, quali iniziative e progetti ha ritenuto importante avviare da subito e quali nel medio e lungo termine?

– R:   L’assessorato allo Sport e Giovani di Regione Lombardia non è una realtà chiusa tra le mura degli uffici al quarto piano di Palazzo Lombardia. E’ invece fucina di progetti, luogo di incontro e scambio, le cui porte sono aperte a qualsiasi contributo e idea costruttiva. Un esempio su tutti è il Forum Istituzionale dello Sport, tavolo di dialogo e confronto bidirezionale tra Regione e Province lombarde sui temi dello sport. Si tratta di uno strumento già previsto da una legge regionale del 2002, rimasto per anni lettera morta, al quale ho voluto dare significato e nuova vita. Un risultato raggiunto nel luglio scorso con il primo insediamento del Forum. Ma questo è solo un esempio: non  basterebbe un libro intero per rendere conto di tutto il lavoro svolto in questi primi diciotto mesi da me e dalla mia squadra in assessorato. Generalizzando, posso dire, per quanto riguarda lo sport, di aver puntato soprattutto al sostegno della pratica sportiva- ad esempio attraverso i 5,5 mln di euro di contributi in conto interessi per la realizzazione di impianti di uso pubblico e l’adeguamento di quelli esistenti – , allo sviluppo di progettualità innovative con il mondo sportivo – ad esempio il progetto Sportivamente paralimpici rivolto ad incentivare la pratica sportiva tra gli studenti con disabilità – e alla valorizzazione dei grandi eventi sportivi, come il Gran Premio di Monza o gli Europei di Pallavolo,  per promuovere contestualmente lo sviluppo del territorio attraverso lo sport. Quanto alle politiche giovanili i principali interventi hanno riguardato la promozione del turismo giovanile, il sostegno all’associazionismo e all’imprenditoria giovanile, la valorizzazione dei giovani talenti in ambito artistico musicale e lo sviluppo di un sistema di governance per le politiche giovanili .

 

– D: Diversa abilità nello sport. Se è vero che lo sport è in grado di unire e integrare; qual è la strada che istituzioni, federazioni, associazionismo e volontariato devono percorrere insieme?

– R: Lo slogan scelto per la campagna del mio assessorato non lascia dubbi: “Regione Lombardia, lo sport per tutti!” Il messaggio è chiaro: occorre innanzitutto che si parli dello sport diversamente abile, dei suoi grandi campioni e delle immense emozioni che sanno regalarci. Questo perchè tutti i ragazzi con diversa abilità e le loro famiglie siano messi a conoscenza della grande alternativa che lo sport può offrire loro. Oggi infatti, secondo le più  recenti stime, solo l’1 per cento delle persone diversamente abili pratica sport. Un dato che Regione Lombardia punta almeno a raddoppiare nel corso di questa legislatura. Per farlo occorre creare un sistema di sinergie tra istituzioni, federazioni, associazionismo e volontariato. Con grande impegno il mio assessorato sta lavorando in questa direzione: ne sono esempio la convenzione con il CIP, la particolare attenzione riservata alle manifestazioni sportive che coinvolgono atleti con diversa abilità, il sostegno concreto a tutti quegli interventi strutturali volti a rendere gli impianti pienamente fruibili, la promozione di iniziative di sensibilizzazione come il Superabili Day e tanto altro ancora.

 

–  D: Nel ringraziarla per la disponibilità, a chiusura dell’intervista una domanda un po’ particolare. In assoluto, quale ingiustizia mai vorrebbe vedere fatta al mondo dei giovani e dello sport dilettantistico?

R: Purtroppo, come ogni tanto emerge anche dalle cronache dei giornali, la più grande ingiustizia che mai vorrei vedere fatta al mondo dei giovani e dello sport dilettantistico già incombe su di essi: si tratta di quella  concezione snaturata dello sport per la quale praticare sport non significa crescere, divertirsi, confrontarsi, impegnarsi, imparare i valori del rispetto, della sana competizione e dell’inclusione. Fare sport in questa concezione distorta significa invece solo ed esclusivamente vincere. Con ogni mezzo, anche assumendo o facendo assumere sostanze dopanti per migliorare le prestazioni, e ad ogni costo, anche a quello della vita.  Per questo dobbiamo tutti insegnare alle nuove generazioni a vivere lo sport come momento di aggregazione, divertimento e salute. Dobbiamo insegnare che non si può sempre vincere. Fare sport significa soprattutto fare del bene a se stessi, conoscere il proprio corpo, i suoi limiti e rispettarli. Doparsi va contro tutte queste regole. Per questo occorre studiare azioni concrete per intervenire in modo efficace contro il doping. A questo proposito posso già anticipare che, nelle prossime settimane, verrà presentato il Codice etico dello sport, del quale sono promotrice, che prevede un’autoregolamentazione da parte delle società sportive anche sul tema della lotta al doping.

 

Maurizio Pavani  25/10/2011

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