Enzo Baldoni candidato al Premio Sakharov — Lombardi nel Mondo

Enzo Baldoni candidato al Premio Sakharov

Un omaggio al giornalista freelance milanese ucciso in Iraq, e alla sua volontà di preservare la dignità umana, anche a costo della sua stessa vita

Un tributo al suo coraggio e al suo spirito di sacrificio. Queste le motivazioni che hanno condotto il gruppo politico della Sinistra Unita Europea-Verdi Nordici (GUE-NGL) al Parlamento europeo, a candidare l’italiano Enzo Baldoni al Premio Sakharov , assegnato ogni anno dall’Assemblea di Strasburgo a personaggi che si sono distinti nella difesa della libertà di pensiero e dei diritti umani fondamentali.

Come ha tenuto a precisare il Presidente del GUE-NGL, Francis Wurtz, questo riconoscimento intende premiare il coraggio di Baldoni di recarsi nel cuore di un conflitto cruento come quello irakeno, per svolgere un mestiere, socialmente prezioso, di raccontare una guerra, il suo popolo, e le sofferenze che essa comporta; ma anche guidato dalla volontà di lottare per conservare l’inviolabilità e la dignità della vita umana . E, per fare ciò fino in fondo, ha pagato il prezzo più alto, ossia la sua stessa vita.

Giornalista freelance e pubblicitario, Enzo Baldoni era nato 56 anni fa a Milano. Da sempre appassionato di vacanze ad alto rischio, aveva cominciato la sua attività di inviato nel 1996 in Chiapas, Messico, dove aveva incontrato il subcomandante Marcos, ma era stato anche in Birmania, a Timor Est, in Colombia, e da qui aveva raccontato la guerra per Linus, per lo Specchio della Stampa, per il Venerdì di Repubblica, per Diario . Sequestrato il 20 agosto nei pressi di Najaf, in Iraq, Baldoni è stato barbaramente ucciso una settimana dopo; non è però ancora stato possibile ritrovarne il corpo.

Oltre ad Enzo Baldoni, sono candidati al Premio Sakharov anche Rachel Corrie (anche in questo caso, si tratterebbe di un premio alla memoria), giovane attivista americana, uccisa dai soldati israeliani nella striscia di Gaza il 16 marzo 2003, e Leonid Roshal, uno dei negoziatori nel corso della crisi di Beslan, nell’Ossezia del nord, a cui si devono tante vite in tutto il mondo.

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