Era lombardo uno dei primi studiosi degli indiani d’America — Lombardi nel Mondo

Era lombardo uno dei primi studiosi degli indiani d’America

Giacomo Costantino Beltrami, l’esploratore solitario che scoprì le sorgenti del “Padre dei Fiumi”, era un illustre bergamasco, celebrato negli Stati Uniti ma poco conosciuto in Italia. Scopriamone la storia.

Giacomo Costantino Beltrami. Un nome importante negli Stati Uniti, ma purtroppo poco ricordato in Italia (era nato a Bergamo nel 1779). Tanto importante che nel 2005 si celebrano negli Usa i 150 anni dalla morte (avvenuta il 6 gennaio 1855 a Filottrano, Ancona).

 

Beltrami fu un patriota, un letterato e soprattutto uno straordinario viaggiatore ed esploratore. Si dice che alla sua figura si sia ispirato James Fenimore Cooper per il romanzo “L’ultimo dei Mohicani” (1826).

 

Nel Minnesota portano il suo nome la contea più estesa dello Stato (Beltrami County) e i monti con le sorgenti del Mississipi. Perché fu Beltrami a scoprirle. Il “Padre dei Fiumi” (questo significa Mississipi nella lingua degli indiani Algonchini), scorre per 3.778 chilometri, bagnando otto Stati (Minnesota, Wisconsin, Illinois, Missouri, Tennessee, Arkansans, Mississipi, Luisiana). Fu questo bergamasco, in una avventurosa “risalita”, a svelare il segreto delle origini del terzo fiume al mondo per lunghezza. Giungendo, da solo, dove i pionieri americani non avevano osato.

 

La figura di Beltrami, in Italia, non è stata ancora sufficientemente studiata. Come non sono stati ancora attentamente valutati i meriti di geografo e di antropologo di questo illustre connazionale, che conobbe e intrattenne corrispondenza con grandi del suo tempo: Jefferson, La Fayette, Chateaubriand, Constant, tanto per fare qualche nome.

 

Una figura importante ma, chissà perché, poco indagata. E tutta da riscoprire in Italia. Anche se Bergamo non lo ha mai dimenticato. La Biblioteca custodisce la “Raccolta Giacomo Costantino Beltrami”: un fondo misto distribuito in sette faldoni che contengono documenti, note e appunti di viaggio, ritagli di stampa, lettere e miscellanee varie; di notevole interesse i manoscritti per le ricche osservazioni geografiche ed etnografiche su località e popoli visitati.

 

E per i 150 anni dalla morte, Bergamo si prepara a celebrare il suo illustre concittadino: con una mostra e con un convegno di studi. E con la pubblicazione, per la prima volta in lingua italiana, dell’opus magnum di Beltrami “A pilgrimage in Europe and America, leading to the discover of the sources of Mississippi” con il resoconto del suo lungo viaggio in forma di ventidue lettere. L’opera fu stampata in inglese, a Londra, nel 1828. La riedizione (in lingua inglese e italiana) sarà pubblicata da una casa editrice di Bergamo (Leading edizioni) nella collana “Il genio vagante”, dedicata alle relazioni di viaggio.

 

Nelle vene di Costantino Beltrami scorreva un indomito spirito di avventura, unito ad una forte ansia libertaria. Magistrato in epoca napoleonica, combatté per la Repubblica Cisalpina. Partecipò ai primi moti libertari italiani; imprigionato più volte, nel 1818 venne accusato di cospirazione contro lo Stato Pontificio: riuscì a farsi assolvere, evitando il patibolo. Nel 1821 lasciò l’Italia, prima per la Francia e poi per Londra.

 

Ma l’avventura lo chiamava più lontano. Nel novembre 1822 si imbarcò a Liverpool alla volta di Filadelfia (Usa). Poi, a St. Louis si unì alla spedizione del generale Clarke, che doveva ispezionare i forti del corso superiore del Mississipi. A cavallo e in canoa, Beltrami esplorò le terre dei Sioux e dei Chippewa. Partecipò poi alla spedizione del maggiore Long verso i confini del Canada, fino all’area del Red River, proseguendo da solo verso il Red Lake, dove scoprì un piccolo lago che battezzò lago Giulia (in onore della nobildonna Giulia De Medici Spada. Il lago oggi si chiama Itasca) e che lui ritenne le sorgenti più settentrionali del Mississipi: era il 31 agosto 1823. “Il lago ha circa tre miglia di circonferenza: è fatto a forma di cuore e parla all’anima. La mia ne è rimasta commossa” scrisse Beltrami. Il quadro delle sue avventure è completato da viaggi in Messico e ad Haiti, dal coinvolgimento nelle rivoluzioni di Parigi (1830) e di Roma (1848).

 

L’Istituto Italiano di Cultura di Washington ha avuto occasione di presentare la figura di Beltrami nel corso della conferenza “The Italian Contribution to American Indian Studies: past experiences, current status, and future prospects”, svoltasi qualche tempo fa presso la sua sede, nell’ambito degli eventi che hanno accompagnato l’apertura sul Mall di Washington DC del National Museum of American Indians. In quella occasione speaker d’eccezione è stato Cesare Marino, ricercatore dello Smithsonian Institution, ed autore del libro “The Remarkable Carlo Gentile. Italian Photographer of the American Frontier”. Carlo Gentile era un fotografo napoletano che negli anni Sessanta dell’800 si spinse fino alla costa pacifica degli Stati Uniti: fu autore di ritratti indiani che, molto prima dell’iconografia ufficiale ricca spesso di offensivo folklore, restituivano considerazione ai nativi americani (Gentile allevò un bambino della tribù dei Wassaje. Quel bambino – ribattezzato Carlos Montezuma – grazie a Gentile studiò e fu il primo indiano d’America a laurearsi in medicina).

 

Un amore verso le tradizioni culturali e sociali degli indiani d’America che nutriva anche Costantino Beltrami, al quale si deve la stesura di un dizionario inglese-sioux e interessanti scritti di etnografia e geografia. Tra essi “La decouverte des sources du Mississipi e de la Rivière sanglante” basate sui diari di viaggio. Beltrami raccolse numerosi manufatti indiani. Inviati in varie riprese in Italia, essi sono esposti nel Museo Caffi di Storia Naturale di Bergamo e nel Museo Beltrami di Filottrano.

 

Da S.P.-Inform

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