Gli scambi interculturali Australia-Italia sono strategici — Lombardi nel Mondo

Gli scambi interculturali Australia-Italia sono strategici

Un ponte per la storia. Immersione piena nella vita e nella cultura italiana: l’esperienza di un professore come paradigma per una nuova dinamica di rapporti tra i due continenti.

Nel dicembre del 1976, grazie alla generosità dei miei genitori, ho avuto la grandissima fortuna d’essere mandato in Italia per conoscere e capire le mie origini. Per un 17enne era una vera avventura. Fino a quel punto della mia vita, non avevo una grande voglia di parlare italiano – sono nato in Australia e mi sentivo pienamente un Aussie, nonostante il mio nome, Bruno! -.

Certo, capivo il dialetto veneto ed ero abituato (e direi anche costretto) a sentire mio padre e i suoi paesani verso mezzanotte,

con le bottiglie di birra già vuote, cantare delle cose stranissime come: Me Compare Giacometto, Quel Mazzolin di Fiori, Una Domenica andando alla messa. Ma quando sono arrivato in Italia e ho visto il bellissimo paesino nativo di mio padre, Cesuna (nella foto, ndr)– sullo splendido Altopiano di Asiago, coperto da un mantello di neve – e tutti i miei parenti, vecchi compagni di scuola di papà, allora ho capito cosa voleva dire figlio di italiani. Mi ricordo ancora il rientro in Australia e la prima cosa che ho detto ai miei: «Mamma, papà, vorrei imparare bene l’italiano!».

 

Ormai sono passati quasi trent’anni, ed ora mi trovo pienamente coinvolto in molte attività professionali e sociali che richiedono l’uso e la promozione della lingua e della cultura italiana. Ritenendo importantissimo che i nostri figli possano avere esperienze vive e autentiche, come quella vissuta nella mia giovinezza, il mio desiderio è di creare scambi interculturali in virtù dei quali, i giovani australiani (dai 15 ai 21 anni), possano partecipare a simili esperienze. Si sa che la Regione del Veneto offre già la possibilità di uno scambio del genere ad alcuni italo-australiani, laureati in Commercio e Ingegneria, ma mi sembra che sia troppo limitato. Facendo parte di vari comitati, ho appreso che ci sono molte famiglie italo-australiane, i cui figli non sono laureati ma che vorrebbero essere partecipi di queste iniziative.

 

Quale contributo possono dare alle loro comunità i giovani che prendono parte a questi scambi interculturali? Questo, sicuramente, è il perno del discorso. Spesso si è detto che questi giovani approfittano della generosità della Regione e poi non si fanno più sentire. È ovvio che ci dobbiamo aspettare da questi giovani una certa voglia di promuovere la lingua e la cultura italiana in Australia dopo il loro rientro. Per cui suggerirei le seguenti idee come prova del loro coinvolgimento «rinascimentale» nella nostra cultura:

· una relazione sull’esperienza italiana, scritta da ogni partecipante nella sua lingua madre. La relazione sarà inviata alla Regione e stampata sui vari bollettini – giornalini che vengono distribuiti alle comunità venete in Australia;

· l’aspettativa che ogni partecipante contribuisca in modo più intenso al suo Circolo locale – per esempio candidandosi come membro di un comitato; promozioni locali della lingua-cultura italiana tra altri giovani italo-australiani.

 

Va detto che esistono già gruppi di giovani: quelli della Dante, i vari club italiani di alcune università, Camera di commercio giovanile. Però, ad un livello inferiore, i nostri Circoli hanno bisogno di una presenza maggiore di giovani nei loro Comitati. Altrimenti, questi Circoli, prima o poi scompariranno.

Per quanto riguarda l’argomento sugli scambi culturali tra scuole australiane e italiane, c’ da dire che ci sono molte opportunità per coinvolgere i giovani. Avendo avuto già l’esperienza di accompagnare due gruppi di studenti in Italia, ho visto effetti enormi su di loro:

· un apprezzamento più profondo della storia e della cultura;

· una comprensione di un’Italia moderna che offre una vita ben diversa;

· una crescita nella capacità di comunicare in italiano;

· la vita familiare;

· nuove amicizie tra i giovani.

 

Un altro modo molto efficace per attuare gli scambi interculturali è quello tra famiglie individuali. Questo tipo di scambio ha già avuto qualche successo tra il Trentino e l’Australia. Coinvolgendo i vari Circoli australiani, i trentini hanno creato una lista di famiglie australiane e italiane disposte ad ospitare giovani d’origine trentina. Questo modello offre anche la possibilità di vivere la cultura di ogni Paese in modo autentico. Usando internet, la Regione del Veneto, con l’aiuto dei vari Circoli nel mondo potrebbe stabilire un database di famiglie interessate ad ospitare un giovane d’origine veneta.

 

Naturalmente, per creare questo tipo di scambi, è richiesta una forte collaborazione tra Australia e Italia. È importante che i giovani italiani abbiano l’opportunità di vivere la nostra cultura australiana.

 

Come promuovere, allora, la cultura italiana in Australia e come organizzare le visite dei vari gruppi culturali? Grazie all’appoggio della Regione, abbiamo già avuto, in Australia, varie esperienze di gruppi provenienti dal Veneto che hanno portato un po’ d’Italia ai loro paesani così lontani. Il Coro Asiago, Il gruppo di Marostica, Gli Interpreti Veneziani… tutti hanno avuto un successo e ci hanno fatto sentire più vicini all’Italia. Nonostante il grande costo di tali visite, ritengo che questo tipo d’esperienze sia validissimo e si debba continuare a realizzare.

 

Infine, occorre sottolineare due cose. La prima, riguarda il rafforzamento del sistema di scambi interculturali. Se accettiamo che questo è il modo migliore per sviluppare nei giovani una vera comprensione delle loro origini, della storia dell’emigrazione, avremo bisogno di persone competenti e adatte a sviluppare una propria rete di contatti e desiderose di partecipare ad uno scambio interculturale, sia a livello scolastico che familiare, in Australia e in Italia.

 

In secondo luogo, è bene tenere presente che la partecipazione ad uno scambio richiederà ad ogni giovane un certo livello di coinvolgimento nella sua comunità locale, una sorta di «post-scambio»: cioè un desiderio pratico di promuovere la cultura italiana.

 

(Bruno Spiller*- da Messaggero di sant’Antonio edizione italiana per l’estero/Inform)

 

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