Cartoline 49 – Il museo di Rimella — Lombardi nel Mondo

Cartoline 49 – Il museo di Rimella

Il piccolo museo di Rimella, centro di lingua e cultura Walser in Val Mastallone, è stato fondato nel 1836 con lo “scopo di far conoscere il mondo e la vita al di fuori della diletta patria”
Cartoline 49 - Il museo di Rimella

Rimella

Quando per la prima volta giunsi a Rimella e alla frazione di San Gottardo, inseguendo testimonianze sull’emigrazione dei peltrai valsesiani e cusiani attivi nell’area di lingua e cultura tedesca, mi confrontai con i diversi aspetti di una realtà per me nuova. Oltre alla cultura e storia dei popoli delle Alpi, delle loro vicende sociali, culturali ed economiche, le lingue e le epoche delle loro migrazioni, mi imbattei in alcune sorprendenti espressioni germogliate in questa comunità alpina. Prima fra tutte: la realtà di un piccolo Museo di storia locale che raccoglieva informazioni sul «mondo esterno» e riferiva sulle radici, mobilità sociale e culturale di un mondo alpino apparentemente “statico”. Mi trovavo sicuramente in uno dei primi musei di storia locale (se non il primo) dove l’emigrazione rivestiva una particolare importanza.

Il piccolo museo di Rimella sorse per iniziativa di G. B. Filippa (1778-1837), il quale, «precorrendo notevolmente i tempi, ebbe “l’idea di raccogliere varie cose (..) allo scopo di far conoscere ai suoi compaesani come era il mondo e la vita al di fuori della diletta patria walser”. Buona parte di questo materiale erano doni di rimellesi emigrati per motivi di lavoro in vari paesi d’Europa e dell’America del Nord. Nel 1836, con l’atto privato redatto per la Comunità dall’allora parroco don Gaudenzio Cusa, “G. B. Filippa donò al Comune di Rimella tutta la raccolta che attualmente è sistemata nei locali di un’antica casa del 1415 attigua alla casa Prepositurale e vicina sia al Municipio che alla Chiesa» (in M. F. Vasina, http://www.rimellawalser.it/storia.htm).

Paolo Sibilla, nel 1985, scrisse: «Oggi non è agevole ricostruire e delineare i tratti fondamentali della vita e della personalità di un contadino, vissuto in una piccola comunità alpina come Rimella tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento. Tale infatti era Giovanni Battista Filippa: un semplice montanaro il cui destino e le cui esperienze personali maturano, si esprimono e si intrecciano con quelle di altri uomini che come lui appartengono al medesimo ambiente e alla stessa categoria sociale» (http://www.rimellawalser.it/museo.htm).

Ancora Paolo Sibilla (http://www.rimellawalser.it/museo.htm) : «Intorno al 1834, con grande libertà e con spirito positivo e moderno, dona alla comunità  […] la collezione personale di monete, libri ed altri oggetti che si era procurati non senza difficoltà, oggetti che nel piccolo mondo chiuso di Rimella rappresentavano delle rarità. Contestualmente, egli diede corso al progetto che prevedeva l’allestimento, in un locale della propria abitazione nella frazione della Sella – come egli brevemente ricorda nelle sue “cronache” – di un primo nucleo espositivo che il Filippa denominò “Gabinetto di curiosità e cose rare” che successivamente verrà elevato al rango di “Museo” dotato di una propria sede. Nei progetti di Giovanni Battista Filippa, il museo avrebbe svolto una funzione molto importante: quella di stimolare la curiosità e gli interessi delle persone, specie di quelle che avevano scarse possibilità di uscire dalla comunità e di affacciarsi sul mondo esterno. Facendosi promotore di questa iniziativa, certamente molto singolare per quei tempi e per il luogo in cui si realizza, il Filippa denota di possedere una notevole sensibilità per le correnti culturali più avanzate e uno spirito enciclopedico che oggi non possono fare a meno di stupirci. Allo scopo di realizzare rapidamente quanto si era proposto, il saggio montanaro rimellese non esitò a bussare a molte porte. In capo a qualche anno, aiutato da altre persone da lui stesso sollecitate, riuscì ad arricchire la sua collezione personale di nuovi esemplari di minerali, reperti fossili, conchiglie, animali imbalsamati stanziali ed esotici, esemplari numismatici anche di un certo valore che, classificati e opportunamente ordinati, riuscivano nel loro insieme a fornire un’idea della complessità e della insospettata varietà del mondo e della natura».

 

Cartoline, rubrica a cura di Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

 

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