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Terminata la Mostra “Quattro Storie” di Adriano Castelli, durata dal 25 Marzo fino al 28 Agosto — Lombardi nel Mondo

Terminata la Mostra “Quattro Storie” di Adriano Castelli, durata dal 25 Marzo fino al 28 Agosto

Il Museo Italo Americano di San Francisco, che ha sede presso il sempre più vivace e poliedrico Fort Mason Center, ha ospitato una mostra dedicata a quattro artisti di origini italiane: tre pittori e uno scultore, intitolata per l’appunto Quattro Storie. La selezione e l’allestimento, curati da Mary Serventi Steiner, includono opere di Adriano Castelli, Stefano Spagnoli, Paulette Perone Long e Michael Rizza.


Fra i quattro artisti, Rizza, nativo di Manhattan e ora di stanza nella Bay Area, non fa mistero di prendere ispirazione dalla natura per esprimere le sue visioni interiori in opere che spingono verso l’astrazione, volendo mantenere un grande rispetto per “la verità della materia impiegata.” Le opere di Rizza, realizzate principalmente con materiali come la pietra e il bronzo, ispirano una precipua voglia di essere toccate, percepite in un’esperienza totale con lo spazio che le contiene.

Le opere di Paulette Perone Long esplorano, invece, il tema principe della sua arte, vale a dire: l’elemento madre della vita, quale l’acqua e la sua trasformazione in natura. Un trittico giganteggia all’entrata della mostra, Veiling/Reveiling: l’artista si è ispirata alla magia del drappeggio in Tiziano. Velluti e sete sono trattati come emozioni di fluidi. Le pieghe del tessuto ritmano le cascate dell’acqua nel fluire liberatorio delle sensazioni. L’artista è forte anche di esperienza diretta con una grande varietà di bellezza offerta dalla natura e dalla cultura: a parte le meraviglie dei dintorni della Bay Area, l’Alaska da una parte e Otranto in Puglia dall’altra le hanno offerto la possibilità della contemplazione della potenza del creato in rapporto alla storia e alla cultura umana.

Un altro nativo italiano, Stefano Spagnoli di Parma, invece ispira le sue brillanti e magistralmente eseguite opere alle vibrazioni cromatiche e alla forme geometriche di Paul Klee, immaginandolo, anche con una certa irriverenza ludica, nei suoi spazi e incubi, in famiglia o mentre guida auto e motociclette. La sua serie in esposizione incorpora anche i concetti di bidimensionalità del mondo secondo il romanzo satirico e matematico di fine Ottocento scritto da Edwin Abbott: Flatland. La squisita componente umoristica di Spagnoli fa riverberare tutta la forza del bambino in noi che l’arte permette di ricollegare da dentro, e poter ancora meglio asserire con Klee che: l’arte non rende il visibile, rende visibile.

Completa la mostra una serie pittorica di raffinata bellezza classica, secondo l’accezione di T. S. Eliot, realizzata da Adriano Castelli, residente in Italia ad Asola (Mantova). Matita e pigmenti su carta, acquerelli, pastelli e olio su tela si alternano nelle opere in mostra di Castelli per meglio esplorare lo spirituale attraverso l’arte, con una magica padronanza della luce che fa del simbolismo una percezione del reale. La composizione immerge le forme della natura e le architetture geometriche in un’atmosfera di rarefazione perfetta: il tempo si fa cristallo, qualcosa sta sempre per accadere. Ne emana infine una rara e incantevole armonia che ricorda il rigore estatico di Piero della Francesca; o, per andare al Novecento, che sorride con un’intesa felina al mistero di una pittura di altri tempi, quella di Balthus, che come il mito sembra mai essere accaduta e per questo essere per sempre.

Adesso proponiamo qualche immagine dell’evento:

Eleonora Castelli (figlia di Adriano Castelli),Bianca Friundi(Assistent Curator)e Paolo Zaltieri

Mary Serventi Steiner (Direttrice del museo italo-americano) con Eleonora Castelli

Articolo a cura di Mauro Aprile Zanetti

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