Permessi di soggiorno. La manovra Monti conferma: “Col cedolino si può lavorare” — Lombardi nel Mondo

Permessi di soggiorno. La manovra Monti conferma: “Col cedolino si può lavorare”

Il decreto-legge del governo modifica il Testo Unico sull’immigrazione, spiegando che chi ha chiesto il rilascio o il rinnovo del permesso è un immigrato regolare fino a prova contraria. Se la Polizia boccia la domanda, dovrà avvisare il datore di lavoro

Il decreto “salva Italia” appena varato dal governo Monti sancisce una volta per tutte che chi attende il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno è a tutti gli effetti un immigrato regolare. Quindi può essere assunto come tutti gli altri cittadini stranieri che hanno un permesso valido.

 

Dal 2006, grazie a una direttiva dell’allora ministro dell’interno Giuliano Amato, si prova a dare valore al cosiddetto cedolino, la ricevuta che rimane per mesi nelle tasche di chiede un permesso di soggiorno o prova a rinnovarlo. Se gli uffici della pubblica amministrazione hanno imparato faticosamente a riconoscerla, non si può dire lo stesso per aziende e famiglie, che spesso dubitano di poter assumere chi ha un permesso scaduto.

 

A toglierle dall’imbarazzo arriva una modifica al testo Unico sull’Immigrazione. È inserita nell’articolo 40 della nuova manovra economica, tra le misure dedicate alla “Riduzione degli adempimenti amministrativi per le imprese”.

 

Nel testo definitivo firmato oggi da Napolitano si legge che “in attesa del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno il lavoratore straniero può legittimamente soggiornare nel territorio dello Stato e svolgere temporaneamente l’attività lavorativa”. Questo vale “fino ad eventuale comunicazione dell’Autorità di pubblica sicurezza, da notificare anche al datore di lavoro, con l’indicazione dell’esistenza dei motivi ostativi al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno”.

 

Per usufruire di questa possibilità, il lavoratore deve aver chiesto il primo rilascio del permesso quando ha firmato il contratto di soggiorno oppure deve aver presentato domanda di rinnovo entro sessanta giorni dalla scadenza del documento. Naturalmente, per dimostrarlo, potrà esibire la ricevuta della richiesta, sulla quale è stampata la data.

 

La novità non è un’idea di Monti o degli altri Professori, ma era già entrata un paio di mesi fa nella bozza del famoso e travagliato decreto sviluppo che il governo Berlusconi non riuscì a varare. Ora però diventa finalmente legge, dando una sicurezza in più a centinaia di migliaia di immigrati che hanno in tasca il cedolino.

 

Elvio Pasca

www.stranieriinitalia.it

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