La Gastronomia Italiana nelle Telenovelas Brasiliane — Lombardi nel Mondo

La Gastronomia Italiana nelle Telenovelas Brasiliane

I nostri emigrati italiani hanno saputo trasmettere i diversi sapori della loro patria come pegno d’amore e stabilire attraverso di essi un vincolo con la nuova terra, di Olga Alejandra Mordente

Non è nostra intenzione fare una retrospettiva della telenovela brasiliana ma dimostrare come la cultura italiana (ci riferiamo specificamente alla cucina) degli immigranti italiani si diffonda nelle telenovelas in un modo leggero e soave.

 

Tutte le sere, 50 miloni di brasiliani guardano affascinati le  “telenovelas” della rete Globo. È come se fossero centinaia di stadi pieni zeppi, una folla sparsa per il Brasile, dalle case delle metropoli ai confini delle foreste, dai villaggi indigeni alle piccole città difficilmente registrate sulla carta geografica.

 

Il Brasile è configurato storicamente come uno dei ricettacoli più fecondi dell’immigrazione italiana nel periodo che va, grosso modo, dal 1870 alla Prima Guerra Mondiale.

 

È naturale che le nuove generazioni di discendenti di immigranti desiderino ritrovare una parte della loro identità attraverso l’avvicinamento alle tradizioni dei genitori o dei nonni.

 

L’italiano è una lingua che ha avuto e ha una buona ricettività tra i brasiliani. In Brasile l’italiano era ed è la lingua degli immigranti. Nella regione di San Paolo, ha contribuito alla creazione di una identità fatta di abitudini culturali, alimentari e di espressioni dialettali. L’immigrazione è stato il fattore predominante dell’accettazione della lingua italiana e dell’identificazione con la sua cultura.

 

Anche gli italiani sono presenti nelle telenovelas e spesso come protagonisti: ricordiamo che gli italiani hanno contribuito allo sviluppo del Brasile.

 

L’emigrante italiano è rappresentato all’inizio del secolo,“ in ascesa  sociale che, dopo aver fatto fortuna soprattutto nell’industria brasiliana, grazie al proprio matrimonio o a quello di un figlio con una discendente della ormai decaduta aristocrazia caffearia di San Paolo, riesce ad introdursi nell’alta società .” (1)

 

Il serial Anarquista Graças a Deus ( Globo, 1984) di Walter Jorge Durst- riduzione del libro omonimo  in cui la moglie di Jorge Amado, Zélia Gattai, racconta la saga della sua famiglia, ci mostra l’italiano che fa qualche piccolo mestiere e che conduce una vita modesta come la maggior parte degli immigranti. “Un ‘esistenza magra ma alimentata da un ideale politico, per risvegliare la coscienza di classe nell’emergente proletariato di una città a vocazione industriale come San Paolo.” (2)

 

Prototipo dell’italiano “buona gente”è il semplice Nino, o Italianinho, di Geraldo Vietri e Walter Negrão. Alla storia di Nino fa da sfondo il Bixiga ( parte popolare del quartiere Bela Vista) che insieme con la Moóca, il Brás, la Barra Funda e il Cambuci costituivano e costituiscono  uno dei centri dell’emigrazione italiana nella città di San Paolo. (3)

 

Madri italiane in genere un pò dominatrici ma sempre disposte a qualunque sacrificio per il bene della famiglia saranno presenti, ad esempio, in Vereda Tropical (Globo, 1984-85) di Carlos Lombardi. Una commedia divertente allo stile italiano che ha come scenario la trattoria di “Dona” Bina.

 

In Pão Pão, Beijo, Beijo (Globo, 1983) di Walter Negrão, i personaggi sono tipicamente “paulistas” anche se la trama si svolge a Rio de Janeiro. C’è una matriarca, Mamma Vittoria, che dirige una catena di trattorie. Molte volte l’ambiente in cui si muovono questi madri di origine italiana è quello dei ristoranti, giacchè la culinaria è uno dei contributi italiani alla cultura brasiliana più apprezzati.

 

Non per niente parole come “pizza”, “nhoque”(gnocchi), espaguete (spaghetti), “lasanha” (lasagna), “risoto”, (risotto), “polenta”, “mussarela”( mozzarella) e “brocolis” fanno parte della parlata brasiliana.

 

Sono proprietarie di ristoranti o di trattorie oltre a Mamma Vittoria di Pão Pão, Beijo Beijo, a Bina di Vereda Tropical, la burbera Filomena e la sensuale Anna di A Próxima Vítima. Quest’ultima, anche se brasiliana di nascita e ascendenza, per aver convissuto con un italiano ha assorbito l’accento, il comportamento e l’amore materno esasperato, “tipici”della popolazione della penisola  italica.(4)

 

Questa breve introduzione riguardante l’immigrazione italiana e la sua influenza sulle telenovelas brasiliane si deve anzitutto a una evidente necessità di chiarire alcuni fatti del secolo scorso e di dimostrare come poco a poco gli elementi culturali e quelli culinari degli immigranti italiani sono stati introdotti da allora fino oggi, in un modo quasi inavvertito.

 

Per analizzare questi elementi che hanno non soltanto influitto ma che sono penetrati nella quotidianità di ogni brasiliano, abbiamo scelto tre “telenovelas” 1. Il serial  ANARQUISTAS GRAÇAS A DEUS ( GLOBO, 1984) di Walter G. Durst; 2.  A PRÓXIMA VÍTIMA (GLOBO, 1995) scritta da Silvio de Abreu; 3. O REI DO GADO (GLOBO, 1996) di Benedito Ruy Barbosa.

 

Le “telenovelas”di cui abbiamo parlato in precedenza presentano piatti italiani, tavole apparecchiate e prodotti tipici italiani ma il criterio di selezione è stato dettato da motivi di limitatezza che non ci permettono di allungarci troppo nella stesura di questo lavoro.

 

Abbiamo dovuto scegliere telenovelas di cui fossero disponibili copie in videocassette in buone condizioni, oltre, ovviamente, al motivo principale: i  diversi momenti storici in cui sono inserite le telenovelas.

 

In  ANARQUISTAS GRAÇAS A DEUS, la bambina Zélia, racconta attraverso le sue impressioni e i suoi ricordi, la vita della famiglia Gattai. enti storici in cui  sono state inserite le tre telenovelas .

 

L’azione si sposta in tempi passati e ci porta alla mobilizzazione politica, al movimento anarchico e all’ organizzazione sindacale.

 

Per illustrare alcuni piatti della cucina italiana degli immigranti in questa telenovela abbiamo preso come esempio le puntate  1, 6, 7,  e 9 della  sceneggiatura 8 (5) le cui scene si svolgono sempre in cucina.

 

Nella  PUNTATA 1, SCENA 8- IN CUCINA

Dina sta mescolando in una grande pentola, il minestrone con un cucchiaio di legno…

 

Questo piatto popolare di riso o pasta con legumi e ortaggi è una sostanziosa minestra povera ma ricca di sapore, ideale per i mesi freddi. Un proverbio italiano dice che ” tutto fa  brodo,” e la donna italiana è insuperabile in questo campo.

 

Nella  PUNTATA 6, LA SCENA 14 si svolge nella cantina in cui Zélia, la protagonista, si rifugia a piangere vicino a una botte di vino italiano. Tito entra con un bicchiere per prenderne un pò prima di andare al cinema…e scopre Zélia.

 

Nel libro “Conversazione in Sicilia” ( Vittorini, 1966), il simbolo dell’acqua si contrappone a quello del vino, che, da secoli è il rifugio di uomini che vivono nella disperazione, per dimenticare le loro sofferenze. Il vino è stato sollievo di molti personaggi di romanzi letterari, come nei Promessi Sposi  (Manzoni,  1949:31).

 

Un brano del  libro “Il Nome della Rosa”( Eco,1983:102), ci mostra come il vino fa parte della mensa dei monaci dell’ Abbazia, che lo bevono con moderazione altrimenti sarebbero portati all’ abiura. Queste due citazioni ci dimostrano come il vino influenza il comportamento delle persone, come se fosse una bevanda afrodisiaca.

 

In Brasile, la coltivazione sistematica della vite è sorta a fine del secolo XIX, per iniziativa dei primi immigranti italiani, i quali provenienti da Vicenza, si sono sistemati nel Sud  e specialmente in Santa Caterina. Dobbiamo ricordare che oggi le regioni di Caxias, Flores da Cunha e Bento Gonçalves, nel rio Grande do Sul, sono i  principali centri della produzione del vino. ( Mirador, 1992: 11450)

 

L’origine del vino è circondata da leggende e miti che dall’episodio biblico dell’ebbrezza di Noè, arriva ai tempi eroici della Grecia, quando Dionisio  (Bacco, per i romani) dio del vino, avrebbe insegnato ai greci, attaverso Deucalione, le tecniche della viticoltura.

 

Nella PUNTATA 7, SCENA 16 la scena focalizza una enorme cesta di vimini  in cui la protagonista Angelina aiutata da Vera e da Zélia, mette le ultime cose e ricorda:

 “ Due litri di vino, salsiccia fresca, salsiccia calabrese, salame e formaggio, una bottiglia d’ aceto, un pò d’olio d’oliva e mozzarella”

 

Il formaggio non puó mancare in nessun pasto italiano. L‘olio d’oliva di qualità è molto importante per ottenere il sapore tipico di un piatto e questo è valido anche per l’aceto di vino.

 

Nella puntata  9, SCENA 19, avendo  sempre come sfondo la cucina, Angelina offre un piatto di pasta a Remo a cui ordina di mangiare e di masticare bene. Piatto semplice ma genuino, cibo rustico ma appetitoso che è rimasto legato alla tradizione italiana. Quando si parla della cucina italiana si pensa immediatamente alla pizza e alla pasta.

 

La cucina italiana è certamente assai ricca, anzi la più ricca di saporite e nutrienti minestre asciutte. Le varietà sono innumerevoli, tanto che si va dalle semplici e pur classiche tagliatelle ai maccheroni, rigatoni, ecc.

 

Nella SCENA 32 della stessa PUNTATA, Wanda è occupata a preparare un saporito piatto di melanzane, mentre spiega il modo di prepararle: “  cotte e schiacciate poi servite con cipolla e olive nere”

 

L’informazione sull’antipasto è chiara. Non si può immaginare un pasto italiano senza l’antipasto.Si fa notare come certi ingredienti hanno un posto importante nella cucina italiana. Dice Salvatore Quasimodo: “Per una oliva pallida si può delirare “

 

L’autore vuole trasmettere la culturale alimentare italiana  attraverso l’immagine saporita dei piatti. Per mezzo del messaggio si cerca di influenzare i gusti del telespettatore.

 

Lasciamo da parte questa telenovela e addentriamoci nella “PRÓXIMA VÍTIMA” di Silvio de Abreu. L’autore mette in scena una famiglia italiana “di stampo un pò mafioso”( 6), cui appartiene  Marcello un italiano dal sangue caldo” (7) che, sebbene sposato, ha avuto un rapporto extraconiugale con Anna, proprietaria di una trattoria, di nome “Da Mamma”.

 

La maggior parte delle scene di Anna e dei suoi tre figli si svolgono nella pizzeria tra i pettegolezzi, le riunioni con gli amici, il suo amore, i brindisi, le cene e il fidanzamento di sua figlia. È là, dove non mancano tavole apparecchiate, il vino di qualità, sempre in primo piano, e la pizza, uno dei simboli più vistosi.

 

La pizza napoletana è ciò che rappresenta l’Italia dentro e principalmente fuori dalle sue frontiere.

 

Bisogna riconoscere che la semplice cucina italiana è riuscita  ad educare abbastanza il palato brasiliano, ma con alcuni adattamenti. Per esempio alcuni ingredienti della ricetta della pizza Margherita, non sono facilmente reperibili in Brasile come la mozzarella di latte di bufala che viene sostituita da quella  di mucca. Certamente non esiste in Brasile quella tradizione che l’Italia ha della grande varietà di formaggi.

 

Oggi la maggior parte dei formaggi  sono importati dalla Francia, dall’Olanda, dalla Danimarca e dall’Argentina. Alcuni non si importano e ciò è  dovuto alla loro difficile conservazione.

 

Uno dei proprietari della pizzeria “Speranza”a San Paolo ci dice che la loro Napoletana non ha la mozzarella, ma parmigiano grattugiato, con sugo di pomodoro, basilico, origano, aglio e olio d’oliva. (8).

 

Invece i proprietari della pizzeria “Primo Basilico”dicono che se loro potessero usare il sale marino e stendere la pasta con la mano e non con il matterello, la loro pizza sarebbe proprio come quella originale italiana (9)

 

In  America del Sud, il Brasile è il destino principale dei prodotti alimentari italiani. E non è per caso che la “Câmara Municipal de São Paulo”, ha concesso alla città di Roma, il titolo di “Capitale Gastronomica”.

 

Il diploma è stato consegnato durante una solenne cerimonia, il 28 settembre 1997 al Console Generale d’Italia. (11)

 

Oltre al valore che quell’ atto ha rappresentato, il diploma è il riconoscimento della massiccia presenza delle trattorie tipiche e dei ristoranti di lusso nella città; citiamo ad esempio  “Massimo”, “Fasano” e “Cá D’Oro”, che si distinguono per l’ottima accoglienza e per la qualità della loro gastronomia.

 

Un altro piatto tipico italiano che viene illustrato nella telenovela “ A PRÓXIMA VÍTIMA” nella pizzeria del personaggio “Anna” è il risotto. Crediamo che non ci sia un piatto nella secolare cucina italiana che esprima il carattere e i momenti salienti della storia come il risotto. Vi si collegano infatti avvenimenti reali, leggende, guerre e storie d’amore, sin dal momento dell’arrivo del riso in Italia, portato dagli Aragonesi nelle regioni del Sud.Furono gli eserciti napoleonici in Italia a introdurre la novità della spruzzata di vino nel risotto, forse per darsi coraggio ed energia. La novità era piacevole e finì per esser adottata.

 

 Tra gli alimenti che hanno una storia c’è anche il pane. Forse fu la fame a spingere gli uomini ad assaggiare il grano, o forse la curiosità, oppure il caso.  È certo che furono gli egizi i primi panettieri. Anche i greci imparano dagli egizi a panificare, progredendo fino a livelli eccezionali.

 

Conoscevano ben 72 specie di pane , 50 tipi di impasto semplice, 22 più complessi. Portato dai greci a Roma, il pane entra con prepotenza nell’uso quotidiano verso la fine della repubblica. A Roma il pane si consumava soprattutto durante la prima colazione, mentre ad Atene era in uso sbriciolarlo nel vino puro.

 

La telenovela O REI DO GADO porta sullo schermo il problema della fame, dei sem-terra. L’autore ha presentato una telenovela così prossima alla realtà che, se un telespettatore non prevenuto l’avesse vista  subito dopo un telegiornale sull’invasione di un latifondo da parte di un gruppo di sem-terra, non avrebbe saputo dire in quale momento  cominciasse  e finisse la realtà.

La prima parte di questa telenovela inizia negli anni 40 e racconta la lotta degli immigranti italiani, che cominciavano a diventare proprietari di terre e la loro convivenza con i brasiliani nativi.

 

Questo è il punto di partenza della trama, la decadenza del ciclo del caffè nell’ entroterra paulista. È il periodo in cui il Brasile entra in guerra contro gli alleati, è il dramma delle famiglie che hanno perso i figli in guerra. “O REI DO GADO” è la storia di due famiglie d’immigranti italiani. Da una parte la famiglia Mezzenga e dall’altra i Berdinazzi, i cui capi sono in eterna lite. I testardi immigranti sono il simbolo dell’ostinazione propria dell’uomo di campagna. Nessuno dei due desidera che i figli si sposino, portando l’unione tra le due famiglie. Comincia così una lotta, che finisce solo con la morte del capo famiglia Berdinazzi ma in realtà, la lotta, continuata dai loro discendenti , sarà  una lotta senza fine..

In una delle prime puntate, la madre Berdinazzi, per consolare la figlia Giovanna, tenuta prigioniera dal padre in stanza, le porta un piatto di spaghetti al sugo . Il piatto nazionale è una costante nella vita quotidiana di questi personaggi. In un’altra scena  gli spaghetti al sugo vengono accompagnati con del pane.

 

Molto bella è la scena in cui la madre porta un piatto di minestra alla figlia perchè prenda forza e possa poi fuggire da quella casa con il  futuro marito, figlio di Mezzenga.

 

Molto triste invece è la scena  del pranzo d’addio  offerto a Bruno, uno dei figli di Bertinazzi, che è stato richiamato dall’esercito brasiliano per lottare contro l’Italia .

 

Era scoppiata la Seconda Guerra Mondiale e i brasiliani dovevano servire il loro paese. Sulla grande tavola, in mezzo al salone, con tanta gente importante,  attorno, troneggiano i piatti  fumanti di pasta al sugo. I colori sono allegri: il rosso degli spaghetti con salsa di pomodoro, il verde dei peperoni, sembra la tavolozza di un pittore pronto a ritrattare un tramonto estivo. Si percepiscono però sensazioni spiacevoli che provengono dalla memoria e come un’ironia del destino. Bertinazzi, italiano deve mandare suo figlio a lottare contro la  propria patria.Il cibo rammenta tempi perduti  e allo stesso tempo assume nuovissimi significati

 

Quando la storia di questa telenovela arriva ai  giorni nostri i discendenti delle due famiglie sono diventati ricchi. Buno Mezzenga ha tanto bestiame che viene chiamato   “O REI DO GADO” invece Geremias Berdinazzi è diventato il RE DEL CAFFÈ E DEL LATTE, ricco e gagliardo, ma assolutamente solitario. Vive con la domestica, una signora leale, rispettosa , confidente e che sa cucinare molto bene. La cucina della casa di campagna è sempre ben fornita di frutta, legumi, verdura e provoloni appesi, tutta roba genuina.

 

Non mancano  liquori, caffè, vino, salami. La domestica conosce il suo mestiere e non solo sa servire nel momento adatto ma per ogni portata fa un giusto abbinamento, che consentirà di esaltare al massimo il sapore di ogni piatto e di ogni vino. Il  pane casereccio si vede sempre fresco in cucina e sulla tavola apparecchiata .

 

Ciò che ci vuole trasmetttere l’ autore è l’importanza della genuinità dei prodotti alimentari.   Gli immigranti italiani oltre ad aver portato in Brasile la pasta, i diversi usi del pomodoro, i loro sughi, i loro formaggi, i vini e l’olio d’oliva; hanno portato il mangiare della famiglia, che è stato il più affascinante contributo degli italiani alla cucina brasiliana.

 

In una delle puntate del  REI DO GADO, Geremias si confida con la domestica Judite e le racconta la storia di suo padre davanti a un bicchiere di vino. Il vino continua ad  essere un elemento molto significativo nella vita dei personaggi. 

 

Nella telenovela “TERRA NOSTRA” di Benedito Ruy Barbosa, trasmessa dalla TV Globo, l’autore racconta il ruolo degli immigranti  che hanno contribuito alla costruzione della nazione brasiliana.

 

Lo stesso autore, nipote d’italiani si definisce un miscuglio di italiani, francesi, spagnoli e portoghesi che popolavano la sua regione durante la sua infanzia, e che influenzarono la sua cultura e che come buon paulista conosce bene l’universo degli immigranti.

 

Ma sembra che la telenovela TERRA NOSTRA non è servita solo per poter riscattare la storia degli italiani  in Brasile. Vedere quasi tutte le sere immagini della pasta dell’italiana Paola come anche della sua produzione nella sua fabbrica, lascia a qualunque l’acquolina in bocca. I fabbricanti del settore già sentono un riflesso nelle vendite dei loro prodotti e considerano la telenovela una propaganda gratuita delle abitudini degli italiani.

 

È nota l’influenza della telenovela nella vita di ogni brasiliano per il ricupero della cultura italiana. La colonia italiana in Brasile è molto grande e la telenovela finisce per influenziare l’aumento del consumo di pasta e vino, le due abitudini che la novela fa notare di più.

 

Le telenovelas fanno parte della cultura brasiliana, professori del “Centro de Estudos de Telenovelas” dell’Università di San Paolo, affermano che i teledrammi fanno parte dell’immaginario dei brasiliani.

 

I  buongustai brasiliani  conoscono le abitudini alimentari degli italiani e apprezzano i loro piatti, grazie anche all’ avvicinamento che esiste attualmente con la cucina italiana. Il merito va  alle trattorie e ristoranti italiani  che sorgono ogni giorno a San Paolo, i quali si vantano della loro qualità e genuinità.

 

Ma bisogna riconoscere che il maggior contributo è stato dato da quegli italiani che hanno lasciato l’Italia, sono  venuti in un paese lontano e sconosciuto,  hanno lottato,  hanno lavorato vigorosamente, e che, orgogliosi delle loro origini, hanno saputo trasmettere  i diversi sapori della loro patria come  pegno d’amore e stabilire attraverso di essi un vincolo con la nuova terra.

 

 “Una volta c’era una nonna, una mamma, una campagna, un orto. Ricreiamoli. Dipende da noi.” (Ugo Tognazzi da L’Abbuffata)

 

Olga Alejandra Mordente (USP)

 

Olga Alejandra Mordente,  nata a Buenos Aires nel 1951, è  docente e ricercatrice di Lingua Italiana presso il Dipartimento di Lettere Moderne della Facoltà di Filosofia, Lettere e Scienze Umane dell’Università di San Paolo. Nel 1984 ha pubblicato in coautoria, il libro  Sì, all’italiano – Grammatica Italiana oltre ad altri testi illustri.

 

Note al testo:

 

1. FABRIS, M.  La Telenovela  Brasiliana. Dalla A alla Z.  1996. p.105, inedito

2. Ib., pp 105

3. Ib., pp. 106

4. Ib., pp.  107

5. Sceneggiatura messa a disposizione dal “Centro de Estudos  de Telenovela” dell’ Università di São Paulo (USP)

6.  FABRIS, M. La Telenovela Brasiliana. Op.cit.

7.  Ib., pp.107

8. MELO, J. Itália exige registro para pizza napolitana, Ilustrada. Folha de São Paulo, São Paulo, 27 fevereiro.1998, p.5

9. Ib.

10. DEL POZZO, O., Itália é, entre os estrangeiros, país com maior representação na Fispal, Il Giornale Ítalo- Brasileiro, São Paulo, Ano I- Nº 32, junho. 1998. p.6

11. PICCHETTO, M.Di, Roma eleita “ capital gastronômica”  Il Giornale Ítalo-Brasileiro, Culinária.São Paulo, Ano I-Nº 0, setembro, 1997.p.29

 

Fonte: http://www.unb.br/il/let/abpi2000/mordente.htm

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