Libro: La Colonia Italiana in New York 1908

La Colonia Italiana in New York 1908, i testi riscoperti di Ausonio Franzoni. Egli giunge a New York quando la colonia italiana è all’apice della sua espansione, e ne descrive le forti contraddizioni con gli occhi del diplomatico di lungo corso. È un testimone attento di quei fenomeni che nel giro di pochi decenni porteranno all’affermarsi della forte comunità italoamericana nella società statunitense.

Descrive come più di cinquecentomila immigrati italiani vivano quasi tutti «accatastati» in tre quartieri metropolitani. La nuova patria li accoglie, offre loro opportunità, ma anche miseria e pregiudizio, in parte giustificato dal malaffare che domina nella colonia. C’è già, comunque, chi riesce ad affermarsi: industria, commercio, cultura; una minoranza, certo, ma indice di una capacità imprenditoriale che porterà i suoi frutti con le generazioni future.

Foto di una festa alla Little Italy di New York

Gli italiani, come gli altri europei, arrivano e subito sono carpiti dal vortice di quella che l’autore descrive come «l’immensa caldaia di una metropoli, intorno a cui gli appetiti si acuiscono, la lotta per l’esistenza inacerbisce e il dollaro regna sovrano». Non manca uno sguardo oltre New York, verso le altre città e i centri rurali con una cospicua presenza di italiani. A corredo del testo, una scelta di immagini d’epoca dei quartieri a maggioranza italiana.

Di seguito un brano tratto dall’opera.

Copertina di 1908 La Colonia Italiana in New YorkDei cinquecento sessantamila cittadini italiani residenti a New York, otto decime parti vivono accatastati in tre grandi quartieri, due dei quali sono forse i più immondi della metropoli. Non costituiscono una colonia, ma la più disorganizzata agglomerazione di gente piovuta dai nostri monti o dalle pianure in una città che li subisce, ma non può apprezzarli.

Se li sopporta, ciò è merito di quel decimo di essi che s’impone per valore e capacità, e forse anche di quell’altro decimo, il quale, vivendo a spalle del resto, trova nell’utilità di sfruttarlo, anche la convenienza di farlo sopportare e ne diventa interessato protettore. Io credevo sfatata ormai la leggenda dei suonatori ambulanti, dei lustra scarpe, dei mendicanti e di qualcosa di peggio quale base delle nostre colonie in America; ma un mese di residenza a New York (voglio pensare che ne sia causa precipua la terribile crisi economica attuale) doveva convincermi del contrario.

Ho trovato uomini in ottima posizione sociale ed economica, commercianti, industriali, professionisti, e perfino letterati! Ma che cos’è il numero di costoro in confronto della massa enorme di gente che lavora alla giornata – quando lavora – e che suda e soffre, come non ha sofferto mai in Italia, neppure in quelle stesse regioni che noi ci compiacciamo quasi a proclamare tanto disgraziate? Non mi si accusi di facile impressionismo, perché di miserie coloniali in vent’anni di residenza in America ne ho viste anche troppe!

 

Foto della Baxter Street a New York

Ausonio Franzoni, nato a Tavernola (BG) il 5 giugno del 1859, laureato in scienze sociali ed economiche, intraprende la carriera diplomatica, soggiornando a Costantinopoli e a Odessa, per poi spostarsi in America Latina. Qui, dopo altri incarichi in varie capitali, si stabilisce a Buenos Aires, dove rimane per un decennio e si distingue come rappresentate della Camera di Commercio ed Arti. Rientrato in Italia, si occupa di studi sull’emigrazione e sulla questione coloniale, oltre ad affrontare viaggi di studio e missioni su incarico d’Istituzioni nazionali, come quello negli Stati Uniti del 1908. Nel 1902, in qualità di Regio Commissario dell’Emigrazione, è incaricato dal presidente del Consiglio Zanardelli di eseguire un’inchiesta sul fenomeno dell’emigrazione dalla Lucania e sul conseguente spopolamento del territorio rurale. Muore a Roma nel 1934.

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