Dal Zotto. Quel Prosecco fatto in Australia — Lombardi nel Mondo

Dal Zotto. Quel Prosecco fatto in Australia

In Australia sono arrivati dei Dal Zotto. E si sono messi a far vino. Family, tradition, innovation è il motto di Dal Zotto Wines: potrebbe essere il call out della pubblicità di una qualunque azienda agricola venetica

Dal Zotto è cognome tipicamente veneto. Vicentino, soprattutto, da quanto leggo sul web. Ma anche trevigiano e bellunese, da quanto ne so. I veneti, si sa, han patito la fame prima che prendesse forma e avesse successo il loro modello economico basato sulla piccola e media impresa e sui distretti produttivi. Prima che arrivasse l’era degli schèi, che non è arrivata mica tanto tempo fa. E dunque prima – almeno fino a tutti gli anni Sessanta – i veneti emigravano, in cerca di sopravvivenza: Svizzera, Germania, Belgio, America, Argentina, Brasile, Australia.

In Australia sono arrivati dei Dal Zotto. E si sono messi a far vino. Family, tradition, innovation è il motto di Dal Zotto Wines: potrebbe essere il call out della pubblicità di una qualunque azienda agricola venetica. E infatti fanno vino veneto. Fanno Prosecco. Anzi, ne fanno due. Uno col metodo charmat, l’altro col metodo champenoise. Già, in Australia. A Whitfield, in King Valley, nel distretto di Victoria.

Del resto, le radici sono le radici, e Ottorino Dal Zotto in Australia c’è arrivato nel 1967 dal suo paese natale: Valdobbiadene. La tradizione prosecchista ce l’aveva nelle vene, evidentemente. E magari c’è anche un po’ di nostalgia: la foto di Valdobbiadene campeggia sulla pagina web che parla della storia familiare.

Che poi, se mi mettessero davanti una loro bottiglia – che, a scanso d’equivoci, ho per ora visto solo in fotografia, e dunque non ho tastato il vino – farei fatica a non prenderla per una boccia di Prosecco trevigiano. Il nome, dicevo, c’è tutto: Dal Zotto mi suona familiarissimo, a me che son veneto. Prosecco è Prosecco, ci mancherebbe! Lo charmat, poi, si chiama Pucino, e una sorta di leggenda enoica vorrebbe vedere appunto nel vino Pucinum dei tempi di Roma imperiale l’antenato dell’attuale Prosecco. Eppoi c’è il colpo da maestro: una fascetta incollata a cavallo del tappo, che somiglia terribilmente alla fascetta della docg prosecchista.

Sul sito internet aziendale scrivono così: “A particular source of pride is the release of Dal Zotto Prosecco – this light dry Italian sparkling wine is the first ever in Australian winemaking history”, e vale dire che “una particolare fonte d’orgoglio è la realizzazione del Prosecco dal Zotto – questo leggero spumante dry italiano è il primo ad essere mai stato prodotto nella storia vinicola australiana”. Insomma: si fa Prosecco “italiano”.

O meglio, dicevo, se ne fanno due. Il Prosecco Pucino (18,50 dollari australiani) “è fatto col 100% di uva di prosecco coltivata direttamente” ed “è prodotto usando il metodo convenzionale italiano charmat”. Si formula anche il consiglio di consumo, e la frase potrebbe esser fatta propria dal Consorzio di Valdobbiadene: “To be enjoyed in the Italian manner – at anytime”, e cioè “da godere alla maniera italiana – in qualunque momento”. Anche il Prosecco L’Immigrante (36 dollari australiani) è fatto con uve dell’azienda, ma “è in qualche modo non tradizionale perché è prodotto con il metodo champenoise e non con quello convenzionale italiano dello charmat”. Dunque, c’è del Prosecco Valdobbiadene style in Australia. Xé ‘à globalisasión, òstrega!

Angelo Peretti

http://www.internetgourmet.it/2010/09/quel-prosecco-fatto-in-australia.html

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