La dea della danza (prima puntata) — Lombardi nel Mondo

La dea della danza (prima puntata)

Federico II di Hohenzollern, o Federico il Grande, nacque a Berlino il 24 gennaio 1712. Nel trecentesimo della nascita di questo regnante proponiamo ai lettori di Lombardi nel Mondo il ritratto di Barbara Campanini che si esibì a lungo alla corte prussiana, lasciando rilevanti testimonianze della sua arte e personalità.
La dea della danza (prima puntata)

Barbara Camparini

La danza, armonia tra movimenti ritmici del corpo e accompagnamento musicale. Danza sacra, popolare e di corte, dove la popolare è grande espressione d‘antica cultura in ogni civiltà. Ma solo la danza di corte, a partire dal 1400, riceve attenzioni particolari. Molti degli autori dei più antichi trattati sul ballo sono italiani. Dal “De arte saltandi et choreas ducendi” (1416) di Domenico da Piacenza, al “Trattato dell‘arte del ballo” (XV secolo) di Guglielmo Ebreo. Dal “Liber Ballorum” (XV secolo) di Domenico da Ferrara, al “Libro sull‘arte del danzare” (1465) di Antonio Cornazzano. Da Rinaldo Rigoni, autore de “Il Ballarino perfetto” (1468, Milano), a Marco Fabrizio Caroso con “Il Ballarino” (1581, Venezia) e Cesare Negri con “Le Gratie d‘Amore” (1602, Milano). La danza: arte vissuta con lo stesso impegno con il quale s‘affrontava il tirar di scherma e la guerra.

L‘Olimpo delle regine della danza è ricco di stelle. Dalla tragica Isadora Duncan a Fanny Elssler, nelle cui scarpette bevevano i suoi estimatori. Margot Fonteyn e Bronislawa Nijinska. Anna Pawlowa e Pina Bausch, dall‘instancabile creatività. Una schiera di straordinarie ballerine italiane risalta negli ultimi tre secoli: da Teresa Vestris (1726 – 1808), alle stelle del periodo romantico Carlotta Grisi (1819 – 1899) e Maria Taglioni (1804-1884). Da Amina Boschetti (1836 – 1881), a Virginia Zucchi (1849 – 1930) e Giuseppina Bozzacchi (1853 – 1870). Da Carlotta Brianza (1867 – 1930), Pierine Legnani (1863 – 1923), Carolina Rosati (1826 – 1905), Rita Sangalli (1850 – 1909), fino ad Amalia Brugnoli (1810 – …), Fanny Cerrito (1817 – 1909), Antonietta dell‘Era (1861 – …) e Carlotta Zambelli (1875 – 1968). Una compagnia completata dalle contemporanee Liliana Cosi e Alessandra Ferri, Carla Fracci e Luciana Savignano.

Barbara Campanini è, invece, il mito della danza. C‘è chi la chiama, semplicemente, Barberina o Barbarina. Un mito che ricorda la favola di Cenerentola. Un mito che sopravvive in romanzi e film che ne tramandano carattere e qualità. Il romanzo di Adolf Paul “Die Taenzerin Barberina” apparve nel 1915. 439 pagine e, fino al 1942, se ne tirarono circa 155.000 copie. Mentre “Die Ballerina” di Susanne Fengler appare a Monaco di Baviera nel 1997, anche questo un volume di quasi 500 pagine. In Italia se ne è occupato Giuseppe Dall‘Ongaro, con una biografia romanzata del 1987. Il cinema non poteva lasciarsi fuggire un personaggio simile. Nel 1919/1920 apparve “Die Taenzerin Barberina”, per la regia di Carl Boese e la sceneggiatura di Adolf Paul. Interprete ne era Lyda Salmonova. Nel 1932 esce “Die Taenzerin von Sans Souci”, dove Barbara Campanini è impersonata da Lil Dagover, leggenda del cinema tedesco, già apparsa ne “Il gabinetto del dr. Caligari” (1920) e “Phantom” di F. W. Murnau. Nel 1935 fu creato un balletto, “Barberina”, su musica di L. Maudick. La commedia “La ballerina del re” di Rudolf Presher e Leo Walter Stein venne presentata a Parma nel 1934. Nel 1983 le poste di Berlino emisero un francobollo con la sua effige.

Ma chi era Barbara Campanini, artista che, unendo l‘arte della danza all‘intelligenza, sembra abbia fatto «girare la testa» a mezza Europa tra il 1739 e il 1748?

Barbara Campanini nasce a Parma nel 1721, nella vicinìa di San Giuseppe nell‘Oltretorrente. Sembra avesse due sorelle, Domitilla e Marianna, e la madre fosse una ballerina vedova. Con le sorelle studia danza in una scuola parmense, finché – come spesso succede o doveva succedere – un coreografo, certo Rinaldi Fossano, non la scopre nel 1739.

Da Parma a Torino e, protetta del Principe di Carignano, a Parigi, dove Barbarina trionfa il 14 luglio 1739 all‘Accademia Reale. Due mesi di repliche e maître Rameau crea arie di danza per la nuova stella. Il successo si ripete a Fontainebleu, dove danza con il Fossano. Chi fu presente scrisse che la Campanini era «alta, slanciata, formosa», con il portamento d‘una dea. Dea «volante» e dalla marcata mimica.

Dopo aver danzato con Valentin Riccobini a Versailles, si trasferì in Inghilterra, dove si esibì al Covent Garden. Ritornò a Parigi e, nel 1742, di nuovo a Londra e Dublino. Ritornata in Francia, dopo aver preso accordi per recarsi a Berlino, decide di partire per Venezia, con la madre, una sorella e il nobile inglese Mackenzie. Ne nasce un caso diplomatico. Federico II, offeso, si rivolge al Senato della Serenissima e sequestra, per ritorsione, il bagaglio di un ambasciatore veneziano. Il Senato è costretto a consegnare la Campanini a un ufficiale prussiano alla frontiera di Palmanova.

Questi furono i burrascosi inizi della sua magnifica avventura prussiana, nel Regno sorto il 18 gennaio 1701, quando Federico I, a Königsberg, si calcò una corona d‘oro con 237 perle e pietre preziose sul capo. Uno dei regni che marcarono la storia europea sino al primo conflitto mondiale. Qualcuno definì la Prussia uno Stato di «sangue e ferro», che, nel 1713, raddoppiò gli effettivi e il cui reclutamento era tra i più brutali.

Nel 1740 Federico II, il Grande, era succeduto a Federico Guglielmo I. Voltaire lo salutò come «il Salomone del Nord». Alla sua corte prese forma una delle maggiori Accademie del tempo. Piccolo di statura e dai grandi occhi, suonatore di flauto traverso, amico d‘artisti e filosofi, pur allentando la censura sulla stampa, non ammetteva nessuna critica. In Slesia e nella Prussia dell‘Est i nobili continuavano a vendere e comprare contadini e a riservargli brutali punizioni. Per le guerre contro l‘Austria, nel giro di 20 anni, caddero ben 500.000 prussiani.

 

Fine prima puntata

 

Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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