Meeting degli Egiziani in Italia: G2 e “nuovi arrivati” a confronto — Lombardi nel Mondo

Meeting degli Egiziani in Italia: G2 e “nuovi arrivati” a confronto

Yalla Italia, il “blog delle seconde generazioni” racconta il primo meeting degli egiziani di prima e seconda generazione a Milano.

East is East, “Il mio grosso grasso matrimonio greco” e “Sognando Beckham” sono solo alcuni dei film che parlano del conflitto generazionale tra gli immigrati e i loro figli. Oltre a libri, saggi, ed articoli scritti sul tema. E allora perché un altro articolo che ne parla? Me lo sono chiesta anch’io nel momento stesso in cui ho pensato di scriverlo. Poi la risposta è arrivata da sé. Dicono che nell’istante prima di morire scorra tutta la vita davanti agli occhi. Per fortuna non ho dovuto aspettare di lasciare questo mondo perché mi accadesse. E’ successo domenica scorsa, guardando negli occhi di una ragazza che come me partecipava al meeting degli Egiziani in Italia a Milano. “Vorrei che si facesse qualcosa per noi giovani” mi ha detto “ci sentiamo soli”. E’ proprio in quel momento che mi sono rivista, quindici anni fa, quando anch’io ero una ragazzina che viveva nel pieno della sua ricerca di un’identità culturale. Quegli occhi mi hanno seguita per tutta la serata, anche dopo che ci eravamo salutate.

Durante il meeting si è dibattuto sulle problematiche dei giovani Egiziani in Italia. I nuovi immigrati, che parlano poco bene l’italiano, hanno esposto una vera difficoltà a rapportarsi con le istituzioni e hanno quasi lanciato un grido di aiuto alle seconde generazioni. “Voi siete quelli che hanno studiato qui, voi sapete comunicare con gli Italiani, e dovete aiutarci”. Sicuramente soffrono per la lontananza da casa, per le barriere di una nuova lingua, e per le incomprensioni con la cultura del paese ospitante, profondamente diversa da quella di origine. La seconda generazione deve affrontare invece il problema reale della ricerca di un’identità culturale, ricerca che porta a ipotesi identitarie soggettive e diverse fra loro. Una seconda generazione che cerca disperatamente quella stabilità di chi sa cosa vorrebbe dal suo futuro. Oltre alla sensazione di vivere una fase transitoria con genitori che “lavorano e basta” e che pensano, un giorno, di tornare a vivere in Egitto. Unico denominatore in comune dunque: la solitudine nel pensiero di un futuro incerto. A questo punto bisogna chiedersi cosa si può fare. Certo per entrambi la consapevolezza di sé arriverà con il tempo. Per le G2 si trasforma in una doppia etnicità, formata dall’armonizzazione e integrazione dei valori delle due differenti culture.

Per i nuovi immigrati è adattarsi al nuovo ambiente abbandonando le speranze di un ritorno a casa imminente. Per quanto mi riguarda, il meeting mi ha dato la spinta giusta per portare avanti un progetto. Creare, insieme ad altri giovani egiziani, e perché no, anche agli stessi che ho conosciuto al meeting, un’associazione che si occupi di tutto questo. Dare voce ai loro problemi e affrontarli insieme. Dare spazio a una nuova generazione di Egiziani che abbiano talento e ambizione. Un nome c’è già: Negma. Tenetelo a mente!

Heba Madkour

Fonte: www.yallaitalia.it

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