Comites, se il rinvio del voto diventa un’occasione — Lombardi nel Mondo

Comites, se il rinvio del voto diventa un’occasione

Il Direttore del nostro Portale dei Lombardi nel Mondo interviene sul tema del rinnovo dei Comites. Istituiti nel 1985, i Comites sono organismi rappresentativi della collettività italiana, eletti direttamente dai connazionali residenti all’estero in ciascuna circoscrizione consolare ove risiedono almeno tremila connazionali

Era nell’aria e alla fine è parso ai più una decisione inevitabile. Il rinnovo dei Comites, i comitati degli italiani all’estero, slitta dal 19 dicembre al 17 aprile del prossimo anno. Il rinnovo attende dal marzo 2004, e dovrà attendere altri 5 mesi. Motivazione ufficiale: troppo pochi fra i nostri connazionali all’estero si sono iscritti per votare. Poco più di 60 mila, informano dalla Farnesina, appena il 2 per cento dei potenziali aventi diritto.

In parlamento il sottosegretario agli Esteri Mario Giro ha spiegato che la bassa partecipazione è dovuta al fatto che non ci si ricorda più che esistono i Comites, visto che è passato un decennio dall’ultimo rinnovo.

E allora la frenata dell’ultimo minuto può diventare l’occasione per un rilancio dello strumento di rappresentanza dei nostri connazionali residenti all’estero. Può, perché non è scontato. Forse non tutti sanno che i Comites, istituiti da una legge del 1985, sono oggi (fonte esteri.it) ben 124 diffusi in 38 Paesi: di questi, 67 si trovano in Europa, 23 in America latina, 4 in America centrale, 16 in Nord America, 7 in Asia e Oceania e 7 in Africa. A partire da loro si elegge il Consiglio Generale degli Italiani all’estero.

Ridare linfa vitale a questo sistema di rappresentanza è fondamentale per gli italiani nel mondo, dal momento che il tema da cruciale nel dibattito politico nazionale è scivolato ai margini, sino a scomparire praticamente del tutto. Anche a Montecitorio e Palazzo Madama gli eletti all’estero sono indistinguibili dagli altri e non incidono per nulla. Nella discussione della riforma costituzionale in Senato a inizio agosto, ad esempio, alla conservazione di una rappresentanza parlamentare dell’emigrazione sono stati dedicati solo pochi minuti. E questa rappresentanza è destinata a uscire dal Senato, se dovesse essere approvato in via definitiva il testo votato a palazzo Madama l’8 agosto. Testo che prevede – lo ricordiamo – un Senato delle regioni non elettivo, ma di secondo livello.

Adesso la data chiave è quella del 18 marzo: entro quel giorno dovranno pervenire le richieste per essere iscritti nelle liste elettorali per il rilancio dei Comites. Di fatto si tratta di una semplice riapertura dei termini per esercitare il diritto di voto. Ma non arriverà a casa un nuovo plico da parte dei consolati. La pubblicità all’iniziativa, quella almeno, ci sarà, e sarà adeguata alle nuove scadenze.

Solo se ci sarà un minimo di risposta da parte dei connazionali residenti lontano dai confini nazionale il meccanismo di rappresentanza ritroverà un minimo di linfa. In caso contrario si tratterà di un’occasione perduta, segno di un ulteriore scollamento fra emigrazione e madrepatria, di cui non si sente proprio il bisogno.

 

Luciano Ghelfi

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