Emigrazione 1888 — Lombardi nel Mondo

Emigrazione 1888

Il tema dell’emigrazione, affrontato già a livello enciclopedico alla fine del XIX Secolo, dimostra che il tema era attuale tanto quanto lo è oggi. Con la Lombardia ai primi posti di una classifica che denunciava l’incapacità di fermare un movimento di espulsione territoriale enorme in relazione alla popolazione totale e a quella produttiva.

Emigrazione

Fenomeno sociale di grande interesse e che deve essere quindi dai governi molto studiato e preso in considerazione. Non solo gli animali bruti, e specialmente i volatili e i pesci, ci offrono molti esempi di emigrazione, specialmente periodica, da una regione all’altra, ma eziandio. Fu con le emigrazioni che gli uomini e le razze si diffusero su tutto il globo terracqueo , si sovrapposero  e si confusero l’uno coll’altro, e se esse portarono le tenebre del medioevo colle invasioni barbariche nel mondo latino, furono in generale benefiche, salutari e causa della moderna civiltà. Come fenomeno naturale, può essere guidato, protetto, regolato, ma non soppresso. I tentativi per farlo non mancarono in tempi i cui la libertà dell’uomo era sacrificata a false teorie economiche, ma  a nulla approdarono: crearono invece l’emigrazione clandestina, assai più grave e perniciosa, né suoi effetti, di quella manifesta. Il fenomeno dell’emigrazione può essere prodotto da molteplici cause, che non si possono tutte enumerare. La principale è  certamente quella dell’eccedenza della popolazione sui mezzi di sussistenza. In questo caso l’impedire l’emigrazione varrebbe come impedire a un fiume di scorrere.  Si cagionerebbe facilmente una rivoluzione sociale. Cause transitorie sarebbero quelle di momentanee crisi e carestie; lo sfuggire a tirannie e persecuzioni politico-religiose, come avvenne già in Spagna, in Inghilterra e in Francia. In Italia, dove l’aumento della popolazione è molto grande, e certo non in proporzione con i mezzi di sussistenza, dove la previdenza è molto scarsa, l’emigrazione deve essere, ed è, tra le più numerose d’Europa. Essa si distingue in periodica e permanente. La prima si riscontra specialmente nella regione della montagna, dove il lavoro dei campi è insufficiente ad impiegare molte braccia degli abitanti e a mantenerli. I lavoratori emigrano in massa, in determinati periodi in cerca di lavoro. Dalle Alpi piemontesi vanno specialmente in Francia; dalla Lombardia, in Svizzera; dal Veneto in Austria e in Ungheria. Rimangono a casa unicamente le donne, i vecchi e i fanciulli. Certi lavori di campagna, p.e. di segatura  delle risaie, ecc., richiedono una straordinaria mano d’opera  e richiamano quindi lavoranti dalle finitime provincie nella bassa vallata del Po, in Toscana, in Sicilia e in certe regioni delle provincie meridionali. L’emigrazione permanente prese larghe proporzioni solo da pochi anni a questa parte, specialmente per l’America meridionale. Circa un ventennio fa era limitata al Genovesato , alla regione dei laghi lombardi, ove il terreno era più scarso. Allettata però da promesse , di frequente fallaci, presto si allargò nelle altre provincie lombarde, poi alle venete, poi a diverse provincie meridionali, e si ebbe il triste spettacolo di partenze  in massa di interi villaggi e borgate. Anche questa emigrazione vuol essere divisa in due categorie. Vi è l’emigrazione che segue le traccie di persone conosciute ( parenti, amici), le quali già si procurarono una posizione assicurata all’estero e sono in grado di procurarla agli amici e parenti, che richiamano dalla patria.

Questa emigrazione è certamente utile, in quanto che l’emigrante trova già un appoggio ed è sicuro di avere pane e guadagno; vi è invece l’emigrazione fatta a capriccio, o, peggio ancora, provocata artificialmente da ingordi speculatori, che fanno grandi promesse, per indurre della gente illusa ad emigrare; disgraziati che, giunti poi a  destinazione ( quando non sono abbandonati per via), si trovano in balìa di sfruttatori, che li trattano peggio di schiavi. Su questa specie di emigrazione deve severamente invigilare il governo. Non basta procuri di illuminare le popolazioni sul vero stato delle regioni ove si vogliono far emigrare; non basta che renda difficile, con passaporti e altre formalità, l’emigrare, ma è opportuno che colpisca penalmente e gravemente gli infidi agenti d’emigrazione che con false promesse eccitano ad emigrare e poi abbandonano i miseri che si fidarono della loro lusinghiera parola. L’Italia ha provveduto a reprimere energicamente gli speculatori di emigrazione colla legge 30 dicembre 1888 n. 5866 (serie 3.a). Questa legge dichiarava, all’art. 1., libera l’emigrazione, salvo però gli obblighi imposti ai cittadini dalle leggi di interesse pubblico. I militari in servizio non possono quindi emigrare  e neppure quelli di prima e seconda categoria in congedo illimitato, senza licenza del ministro della guerra. E’ una disposizione che mira ad impedire che, in certi determinati momenti di possibile guerra, quelli che sono chiamati a dare il loro braccio alla patria possano fuggire all’estero in tempo utile. I successivi articoli stabiliscono :

 a) che nessuno possa essere agente di emigrazione senza avere la patente dal Ministero (e se trattasi di sub-agente  dalla prefettura);

 b) che per esser agente o sub-agente

Si debba avere speciali requisiti indicati all’articolo 3 e dare una cauzione da Lire 3000  a Lire 5000 di rendita in titoli dello stato;

c) che l’emigrante non debba, da parte sua, all’agente o sub-agente alcun compenso, salvo il rimborso delle spese da lui anticipate, sotto pena, per l’agente o il sub-agente, di un’ammenda eguale al decuplo della somma riscossa.;

d) che l’agente  e il sub-agente non possano mai percorrere il paese eccitando pubblicamente i contadini ad emigrare.

L’art. 18 poi della legge commina l’arresto da uno a sei mesi, e la multa da L.500 a L. 5000 contro chiunque viola le suesposte disposizioni: Finalmente l’art .413 cod. penale punisce colla reclusione da uno a cinque anni , e colla multa non inferiore a L. 500, chiunque, a fine di lucro, induce un cittadino ad emigrare ingannandolo coll’addurre fatti insussistenti o col dare false notizie.

Ecco ora le cifre che riguardano l’emigrazione dalle diverse regioni d’Itali, nel 1888 :

Veneto, 131834; Piemonte, 30,603; Liguria, 5996; Lombardia, 25,602;Emilia, 13,211; Toscana, 11,739; Marche, 2717; Umbria, 109; Lazio, 25; Abruzzi e Molise, 13,185; Campania, 22,134; Puglie, 2144; Basilicata, 9354; Calabrie, 15,024; Sicilia, 7042; Sardegna, 82.

Nell’emigrazione propria che fu di 195,211 persone, vi fu un aumento di 67,463 emigranti; e in quella temporanea , che fu di 95,640, ebbesi l’aumento di 7623 individui: taluni vollero considerare l’aumento nell’emigrazione nel 1888 quasi come un fenomeno eccezionale straordinario. Ora, è bene ricordare che nella emigrazione propria si avverte da più anni una sensibile progressione. Non furono più di 18,535 gli emigranti permanenti nel 1878; e da quell’anno in poi, si è sempre moltiplicata la cifra. Per il 1888 si ha poi da tenere conto del fatto che, avvicinandosi l’attuazione della nuova legge sull’emigrazione , il movimento degli agenti, naturalmente divenne più attivo, il loro interesse spingendoli a prevenire le sanzioni della legge stessa.

 

Tratto dall’Enciclopedia Universale Illustrata, Volume IV, pp. 178-79, Francesco Vallardi Editore, Milano, 1892.

 

Ernesto R Milani

 

Ernesto.milani@gmail.com

 

25 luglio 2008

 

 

 

 

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