L’emigrazione lombarda in Belgio — Lombardi nel Mondo

L’emigrazione lombarda in Belgio

Secondo appuntamento con la rubrica che presenta la storia e le caratteristiche essenziali dell’emigrazione lombarda nei paesi in cui questa è stata più rilevante. E’ la volta del Belgio.

L’espansione commerciale dal nord Italia verso i centri di tessitura fiamminga si realizzò già, nelle sue prime, precoci forme, a partire al XII secolo. Moltissimi mercanti e banchieri milanesi iniziarono ad operare in svariate zone dell’attuale territorio belga: le Fiandre, l’Hainaut, il Brabante fiammingo e la Vallonia. 

Come sottolineato in un incontro tenuto nel 2006 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles,  l’emigrazione italiana (e lombarda) in Belgio è dunque da considerarsi un fenomeno “di lunga durata”, che ha generato una presenza di nostri connazionali sempre più significativa, e a tratti imponente, a partire dalla metà dell’Ottocento e fino a buona parte del secolo scorso, trovando nell’immediato secondo dopoguerra il momento di massimo impulso dovuto agli “accordi del carbone”.

Siglati il 23 giugno 1946 a Roma, gli accordi prevedevano l’impegno italiano a favorire l’emigrazione di 2000 minatori a settimana e l’impegno belga a fornire all’Italia, al prezzo di mercato, un quantitativo di carbone corrispondente a due quintali al giorno per ogni minatore italiano. Questi accordi rispondevano al bisogno italiano di trovare uno sbocco alla grande quantità di manodopera di cui disponeva e di ottenere un’importante materia prima e al bisogno belga di lavoratori per poter fondare il rilancio del proprio sviluppo industriale sullo sfruttamento intensivo dei giacimenti carboniferi di cui era ricco. Così, in meno di una decina d’anni, circa 150.000 italiani emigrarono in Belgio.

Oltre alle problematiche che si schiudevano agli emigranti al momento dell’arrivo nel Paese d’adozione, come la lingua, l’alloggio, il rapporto con la popolazione locale, i diritti, ecc., è corretto sottolineare come la storia degli italiani in Belgio sia stata segnata anche dal dramma della silicosi, la malattia letale che colpiva i minatori, e dalla tragedia di Marcinelle,  nel bacino di Charleroi, dove l’8 agosto 1956 morirono 136 italiani nell’esplosione di una miniera, 3 dei quali Lombardi, provenienti dalle province di Bergamo, Brescia e Sondrio.

Tra le comunità lombarde maggiormente rappresentate in Belgio, ricordiamo proprio quella bergamasca. Ad esempio nella città di La Louviere c’è un circolo orobico molto numeroso e anche una via chiamata Rue de Bergamo. In generale, nella parte vallona dello stato belga (oltre alla capitale) la presenza dell’associazionismo lombardo gode di una maggiore rappresentazione.

Secondo i dati Aire (aggiornati al maggio 2006), i cittadini Lombardi oggi residenti in Belgio sono 8.363, e quella belga rappresenta la nona comunità lombarda più numerosa all’estero, con il 3,5 per cento del totale. Oggi in particolare la città di Bruxelles torna ad essere polo d’attrazione di una nuova emigrazione lombarda, anche in virtù del suo ruolo di “capitale europea”, ospitando la Commissione Europea, il Consiglio dell’Unione Europea, il Parlamento europeo e il Comitato delle Regioni.

 

Fabio Veneri

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