L’emigrazione lombarda in Svizzera — Lombardi nel Mondo

L’emigrazione lombarda in Svizzera

Quinto appuntamento con la rubrica che presenta la storia e le caratteristiche essenziali dell’emigrazione lombarda nei paesi in cui questa è stata più rilevante. E’ la volta della Svizzera.

Storicamente, sono profondissimi i legami che uniscono le genti lombarde e il territorio svizzero; si ricordi, ad esempio, che durante la prima guerra d’indipendenza italiana (1848-1849), molti patrioti lombardi, ricercati dall’esercito austriaco, trovarono rifugio in Svizzera o che ancora oggi spesso ci si riferisca al Canton Ticino come “Lombardia svizzera” (anche se ovviamente è prevalente la definizione di “Svizzera italiana”).

L’emigrazione lombarda in Svizzera diventa un fenomeno di massa negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento; nei primi decenni del XX secolo è diretta principalmente verso le imprese che costruiscono strade e ferrovie. Molti nostri corregionali lasciano la loro terra d’origine già a partire dal 1870 per i lavori alla ferrovia del Gottardo; impiegati principalmente come operai edili danno un contributo fondamentale alla costruzione dei trafori alpini. Dopo la fine della seconda guerra mondiale una nuova ondata migratoria raggiunse la Svizzera trovando impiego principalmente nei settori dell’edilizia, dell’industria metalmeccanica e nel settore alberghiero. Almeno fino alla metà degli anni ’50 del secolo scorso il flusso dei lombardi che emigrarono verso i Grigioni fu significativo.

Tra le zone della nostra Regione da cui l’emigrazione è stata più consistente, vale la pena citare sicuramente le Valli bergamasche, la Valtellina, la Valchiavenna e la Val Camonica. Quella bergamasca, secondo quanto riferito dal direttore dall’Ente Bergamaschi nel Mondo, Fabretti , “è stata un’emigrazione di necessità, alla ricerca di quel lavoro che a casa non c’era; è stata tuttavia un fenomeno di grande forza e dignità. Le realtà dei Cantoni sono differenti tra loro. Di certo si può dire che a Berna, in quanto capitale, le condizioni di integrazione sono superiori a quelle di altre realtà. Gli italiani si caratterizzano per una loro gran dote, una particolare fantasia e capacità imprenditoriale. C’è chi ha iniziato da muratore ed ora è imprenditore. Forse è per questo che l’italiano suscita un po’ di gelosia, perché è riuscito a crescere da un punto di vista imprenditoriale”.

La realtà dei bergamaschi in territorio elvetico è conosciuta e valorizzata anche grazie alle tante associazioni presenti sul territorio. Ugualmente si può dire dei camuni, dei valtellinesi e dei valchiavennaschi: infatti l’Associazione “Gente Camuna” ha costituito, fin dagli inizi degli anni ’70, in Svizzera quattro Circoli (Ginevra, Losanna, Basilea, Zurigo) regolarmente funzionanti da oltre 30 anni mentre esistono varie “Famiglie” valtellinesi e valchiavennasche che si propongono di mantenere vive le tradizione di queste valli.

Secondo i dati Aire (aggiornati al maggio 2006), i cittadini lombardi residenti in Svizzera sono 67.796, e quella elvetica rappresenta di gran lunga la comunità lombarda più numerosa all’estero, con il 28,4 per cento del totale.

Per concludere questa breve rassegna, si può sottolineare come oggi si stia rivitalizzando anche il fenomeno dei frontalieri lombardi . E’ infatti in aumento il numero di persone che pur risiedendo in Lombardia, ogni giorno fa la spola tra l’Italia e la Svizzera per lavoro. Secondo i dati dell’UST (l’Ufficio di Statistica elvetico) risalenti al 2004, sono stati 174.700 i frontalieri stranieri che nel 2004 hanno lavorato in Svizzera. Di questi il 38%, cioè quasi in 68 mila, arriva dall’Italia, e di questi la maggioranza proviene dalla Lombardia. Questo boom, che prosegue oramai da 7-8 anni, ha investito soprattutto i rami dei servizi alle imprese, della sanità e dei servizi sociali.

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