Milano Expo 2015 (decima puntata) — Lombardi nel Mondo

Milano Expo 2015 (decima puntata)

La fatica di Marco Zamboni si focalizza sul grande evento dell’Expo 2015 di Milano. Storia, analisi, impatti culturali, ambientali, politici e mediali sono alcuni degli aspetti e capitoli dedicati all’Expo 2015

4.7 I sindacati

I sindacati sono stati favorevoli alla candidatura all’Expo, perchè l’evento rappresenta l’opportunità per creare 65.000 nuovi posti di lavoro. Però hanno evidenziato che potrebbero esserci alcuni rischi per i lavoratori come la precarietà degli impieghi, il lavoro nero e la mancanza di sicurezza. Pertanto gli obiettivi che vogliono raggiungere in vista dell’Expo sono:

          garantire una crescita stabile dei posti di lavoro;

          garantire la regolarità dei rapporti di lavoro;

          garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Il lavoro di preparazione di un grande evento richiede tipologie di lavoro diverso: da un lato ci sono posti di lavoro qualificato, ma dall’altro ci sono lavori prevalentemente manuali. Dato che uno dei settori maggiormente coinvolti è quello dell’edilizia è necessario garantire le condizioni di sicurezza nei cantieri edili ed evitare le conseguenze negative dovute alla logica degli appalti al massimo ribasso, come è accaduto durante la costruzione della Fiera di Rho-Pero (1).

Per affrontare i rischi connessi all’Expo i sindacati confederali hanno adottato la strategia della contrattazione d’anticipo, sottoscrivendo il 25 luglio 2007 un protocollo d’intesa con il Comune di Milano (2). Il documento prevede la costituzione di un Tavolo di coordinamento con le amministrazioni locali che avrà i seguenti compiti (3):

          preventivare il fabbisogno occupazionale, la formazione professionale, il funzionamento dei servizi pubblici e le modalità di utilizzo del volontariato sociale;

          contrastare il lavoro nero e irregolare;

          aumentare gli standard di sicurezza nei luoghi di lavoro;

          ricollocare i lavoratori dopo l’Expo;

          evitare la proclamazione di scioperi durante l’Expo nei settori dei servizi pubblici, dei trasporti, del commercio e dell’informazione;

          regolare la flessibilità del lavoro, adeguandola alle necessità di urgenza nella realizzazione delle opere previste per il 2015.

4.8 Le associazioni ambientaliste

Durante la candidatura all’Expo 2015 le associazioni ambientaliste hanno manifestato alcune preoccupazioni per le conseguenze negative che la manifestazione potrebbe produrre sull’ambiente. I rischi sono collegati al fatto che la realizzazione dell’evento coinvolge ampie porzioni di territorio, sia per la costruzione dei padiglioni sia per le infrastrutture di collegamento. Le premesse non sono state molto positive, poiché i Mondiali di calcio del 1990 e i Mondiali di sci del 2005 hanno causato effetti ambientali negativi (vd. nota 16, p. 30) (4). Inoltre nel caso relativo alla costruzione del polo esterno di Fiera Milano sono stati evidenziati notevoli ritardi nella realizzazione degli interventi di compensazione che erano stati inizialmente promessi (5).

L’obiettivo di tutte le associazioni ambientaliste (Legambiente, WWF, Italia Nostra e FAI) è stato quello di ridurre al minimo gli effetti ambientali dell’evento, ma le strategie utilizzate sono state diverse.

La strategia adottata da Legambiente è stata quella di diventare partner del Comitato di candidatura e partecipare alla stesura del dossier. Questa decisione è stata presa per entrare a far parte del network decisionale e provare a orientare il progetto in senso ambientale, sull’esempio di Greenpeace per le Olimpiadi del 2000 (vd. par. 3.2 p. 41) (6). La partecipazione di Legambiente ha consentito di apportare idee e progetti innovativi, finalizzati a ridurre il consumo di suolo, ridurre la produzione di rifiuti e i consumi di acqua ed energia, favorire l’accessibilità su trasporto pubblico, organizzare in modo sostenibile la logistica e gli acquisti.

Invece il WWF, Italia Nostra e il FAI hanno scelto una strategia opposta rispetto alla precedente. Anzitutto hanno deciso di non diventare partner della candidatura poiché hanno interpretato questa possibilità solo come un’operazione di “immagine” per dare legittimità al dossier, senza che ci fosse un’effettiva capacità di incidere sulle scelte. Un’altra motivazione del rifiuto è dovuta alla loro ostilità verso un progetto basato prevalentemente su un’ottica di sviluppo, piuttosto che di conservazione. Come alternativa le tre associazioni hanno dato vita ad un osservatorio che ha elaborato alcune proposte come ad esempio limitare l’uso del suolo alle aree industriali dimesse, valorizzare i canali già esistenti (al posto dell’idea di costruire una nuova via d’acqua), riqualificare il patrimonio artistico e architettonico nel Nord Milano e tutelare le aree agricole intorno alla città (7).

4.9 Il Comitato No Expo

Nei processi di grande trasformazione urbana e ambientale è abbastanza frequente la presenza di qualche forma di rifiuto verso gli interventi previsti. In genere i motivi della protesta hanno a che fare con la distribuzione asimmetrica dei costi e dei benefici delle decisioni (es. costi concentrati e benefici diffusi), anche se non mancano ragioni più generali e talvolta di natura ideologica.

In particolare la candidatura di Milano all’Expo 2015 ha suscitato la reazione negativa di alcuni soggetti (gruppi politici della sinistra radicale, centri sociali e comuni cittadini), che hanno formato il Comitato No Expo, il cui scopo è stato ostacolare la realizzazione dell’evento.

La contrarietà alla candidatura si è basata principalmente su tre aspetti che potremmo riassumere nel modo seguente:

1.         Disaccordo sul modo di intendere i grandi eventi e sul perché si fanno. La critica maggiore rivolta all’Expo è stata quella di essere un evento costoso, che dura poco e che porta più costi che benefici. L’Expo è stato percepito come un progetto inutile, fine a se stesso, che non serve né per risolvere i problemi mondiali dell’alimentazione, né i problemi degli abitanti del territorio; gli unici a ottenere un vantaggio diretto sarebbero i grandi interessi privati, cioè i proprietari delle aree, i costruttori e le grandi imprese. L’aspetto che emerge abbastanza chiaramente da questo insieme di considerazioni riguarda il disaccordo sulla definizione del problema, che può essere riassunto in questo modo: “i problemi da affrontare sono altri, perciò le risorse pubbliche devono essere destinate per altri scopi più urgenti” (8).

2.         Disaccordo sui progetti previsti nel dossier. In questo caso le critiche hanno riguardato il fatto che la progettazione degli interventi è stata fatta a discapito degli interessi della collettività. I timori legati alla realizzazione dell’Expo sono stati: la massiccia urbanizzazione a scapito delle aree verdi, l’ulteriore aumento del traffico privato e dell’inquinamento e l’aumento del lavoro nero, della precarietà e della mancanza di sicurezza a causa sistema del degli appalti (9).

3.         Disaccordo sul metodo seguito. Per quanto riguarda questo aspetto le critiche hanno riguardato la mancata realizzazione di un referendum popolare (prima di presentare la candidatura) e il mancato confronto con i cittadini (durante la fase di preparazione del dossier). Questi due aspetti hanno contribuito a far percepire l’Expo come un evento calato dall’alto.

 

La strategia del Comitato No Expo si è distinta da quella di altri attori, come ad esempio le associazioni ambientaliste, per l’adozione di posizioni prevalentemente di chiusura e di opposizione radicale al progetto. È stata seguita la strada del muro contro muro, mentre non è mai stata sfruttata seriamente la possibilità di incontro e dialogo con il Comitato di candidatura.

Il Comitato No Expo ha utilizzato una notevole varietà di strumenti di protesta come ad esempio le manifestazioni in piazza, l’organizzazione di assemblee territoriali, la raccolta di firme e petizioni in opposizione al progetto, la produzione e distribuzione di volantini. Un aspetto interessante di tutte queste forme di mobilitazione politica è stato l’uso di internet, che è stato utilizzato per fare passaparola, scambiarsi informazioni e organizzare la protesta (10). Tuttavia è stata molto scarsa, o è mancata quasi del tutto, l’elaborazione di ipotesi progettuali alternative; l’unica controproposta avanzata – quella di utilizzare le strutture già esistenti della Fiera di Rho-Pero, sospendendo le normali manifestazioni fieristiche – si è rivelata irrealizzabile sia dal punto di vista tecnico che economico (11).

Le forme di protesta sono state pacifiche, ma spesso sono stati utilizzati metodi forti (es. contestazioni, interruzioni…) e toni aspri (ad es. nei documenti vengono utilizzati termini come sciagure, cementificazioni selvagge, speculazioni immobiliari, devastazioni ambientali…).

4.10 Le università

Durante il processo di candidatura sono intervenute anche le università, che hanno avuto diverse funzioni: consulenza, supporto e studio.

Anzitutto tre università hanno partecipato al gruppo di lavoro che ha redatto il dossier di candidatura; ognuna si è occupata di argomenti specifici (12):

          la Bocconi ha valutato la ricaduta economica sul territorio e ha stimato il flusso dei visitatori dell’evento;

          lo IULM ha realizzato alcuni sondaggi di opinione sul livello di conoscenza e di consenso dei cittadini (in qualità di residenti a Milano, nell’area metropolitana o in Italia) nei confronti dell’Expo;

          il Politecnico di Milano si è occupato degli aspetti relativi alla mobilità e alle infrastrutture necessarie per ospitare l’evento.

 

In questo caso le università sono intervenute nel policy making come esperti, cioè detentori di particolari qualificazioni e specifici know-how.

In secondo luogo tutti i rettori degli atenei milanesi sono entrati a far parte del Comitato Città di Milano, che ha affiancato il Comitato Expo 2015 nell’elaborazione di proposte per rafforzare la candidatura della città. La loro presenza, oltre al contributo diretto di idee, ha portato un contributo indiretto in termini di legittimità e credibilità.

Infine le università sono intervenute come attori interessati a partecipare al dibattito innescato dalla candidatura dell’Expo. Infatti l’assegnazione dell’evento rappresenterebbe per loro l’opportunità di dare un contributo  scientifico sul tema della qualità dell’alimentazione e dello sviluppo sostenibile (13).

4.11 I mass media e l’opinione pubblica

I mass media rappresentano una fonte di informazione e svolgono un ruolo fondamentale nella selezione dei temi da mettere in evidenza. Stampa e televisioni hanno dedicato un ampio spazio alle vicende legate alla candidatura di Milano all’Expo 2015. In particolare i giornali hanno avuto un ruolo importante nella diffusione delle informazioni, seguendo nei mesi il progressivo strutturarsi della proposta di candidatura. La figura III di pagina 16 mostra l’aumento del numero di articoli relativi all’Expo nel corso del tempo; la massima concentrazione si è verificata in occasione della visita ispettiva dei commissari internazionali a Milano (ottobre 2007) e della decisione finale del BIE (marzo 2008).

L’Università IULM ha ricevuto l’incarico dal Comune di Milano di svolgere una serie di sondaggi per conoscere gli orientamenti dell’opinione pubblica sulla candidatura di Milano all’Expo 2015 (14). È possibile fare un’analisi longitudinale dei risultati dei tre sondaggi realizzati – settembre 2006, maggio e dicembre 2007 – per conoscere l’andamento nel corso del tempo delle opinioni dei cittadini.

La figura mostra il trend della notorietà della candidatura di Milano: tra la prima e la terza rilevazione è aumentata molto la conoscenza tra i residenti a Milano e tra i residenti nei comuni limitrofi, attestandosi rispettivamente al 71,8% e al 58,9%. L’incremento è stato possibile grazie alla diffusione delle informazioni attraverso i giornali e al piano di comunicazione avviato in occasione della visita del BIE a Milano. La notorietà è trasversale alle classi d’età, si concentra maggiormente tra i livelli professionali e di istruzione più elevati, ma diminuisce nel resto di Italia, raggiungendo un valore medio del 29,2%.

 

immagine – Figura a (in fondo alla pagina)

 

La tabella presenta i dati relativi al consenso della candidatura. Dai risultati emerge un consenso diffuso che, seppur in lieve flessione, coinvolge complessivamente più del 80%. Le dichiarazioni negative sono leggermente aumentate, ma rimangono comunque marginali (7,2%); esse si concentrano prevalentemente nella modalità “abbastanza contrario” (5,5%), rispetto a quella più ostile “molto contrario” (1,7%).

 

immagine – Figura b (in fondo alla pagina)

 

Probabilmente l’atteggiamento dell’opinione pubblica è stato influenzato dalla posizione fortemente ostile assunta dal Comitato No Expo e da alcuni articoli critici apparsi sui giornali tra i mesi di luglio e settembre 2007. Il consenso sulla candidatura è diffuso in tutte le categorie di cittadini per sesso, età e schieramento politico, ed è più convinto nei livelli professionali e di istruzione più alti.

La figura mostra che tutto il Paese è favorevole alla candidatura e presenta valori abbastanza allineati a quelli di Milano; l’unica vistosa differenza è relativa alla quota di indecisi (17,5%), probabilmente dovuta alla bassa conoscenza presso il pubblico nazionale.

 

immagine – Figura c (in fondo alla pagina)

 

5.  Le interazioni tra gli attori

Secondo la ricostruzione fin qui svolta, la metafora più idonea per descrivere il ruolo degli attori durante il processo di candidatura all’Expo è quella della rete (15). Le ragioni di questa scelta sono le seguenti:

          la presenza di attori differenti per tipo (es. individuali o collettivi, istituzionali o privati);

          l’interdipendenza per la realizzazione dei risultati;

          la varietà delle risorse disponibili (es. autorità, denaro, conoscenze, consenso…);

          la dispersione delle risorse cruciali tra una molteplicità di attori;

          lo scambio di informazioni, consenso e risorse tra gli attori;

          l’informalità delle interazioni, che ha permesso anche agli attori privi di ruoli istituzionali o risorse economiche di partecipare al processo.

 

All’interno della rete si sono create due coalizioni, formate dagli attori che condividevano interessi omogenei tra loro, in particolare:

          la coalizione Pro-Expo, composta dagli attori che sostenevano la candidatura all’evento;

          la coalizione No-Expo, composta dagli attori che si opponevano.

 

In ognuno di questi sotto-gruppi c’è stato un attore centrale a cui tutti gli altri hanno fatto riferimento, che è stato da una parte il Comitato di Candidatura Expo 2015 e dall’altra il Comitato No Expo. La figura mostra gli attori che hanno partecipato alla rete e come si sono suddivisi tra le due coalizioni. Dall’immagine emerge abbastanza chiaramente che la coalizione pro-expo è stata quella più ampia e compatta: questo ha permesso di condividere maggiori risorse e, come vedremo più in là, di dare uno sbocco favorevole al processo decisionale.

Durante il processo di candidatura le interazioni tra le due coalizioni sono state abbastanza conflittuali poiché gli obiettivi che perseguivano non erano compatibili. Da un punto di vista analitico il gioco tra le due coalizioni è stato a somma zero, cioè le vincite degli uni sono state uguali alle perdite degli altri (si poteva vincere o perdere).

 

immagine – Figura d (in fondo alla pagina)

 

Oltre all’analisi delle interazioni che ci sono state tra le due coalizioni, è interessante ricostruire anche i rapporti che si sono instaurati tra gli attori della coalizione pro-expo e come quest’ultima è riuscita a mobilitare attori appartenenti a tipologie e livelli diversi.

Una possibile spiegazione del successo finale della candidatura sembra essere stato l’utilizzo di strategie, cioè tentativi di coordinamento tra gli attori, per raggiungere i seguenti scopi:

          aumentare la disponibilità di risorse della coalizione pro-expo;

          promuovere la collaborazione tra gli attori;

          costruire giochi a somma positiva.

 

Il modo principale per aumentare le risorse a disposizione è stato quello di cercare alleati interessati a sostenere e collaborare alla candidatura. La priorità è stata quella di mettere insieme competenze, metodi e linguaggi appartenenti a diversi settori e livelli di riferimento – che spesso non riescono a comunicare tra di loro – sotto la regia del Comitato di candidatura (16). Attori tra loro eterogenei hanno cooperato poiché è stato possibile integrare gli obiettivi di contenuto e di processo che ciascuno cercava di ottenere. La partecipazione di diversi soggetti ha permesso di mobilitare le seguenti risorse:

          Consenso. Tutte le principali istituzioni nazionali e locali hanno sostenuto la candidatura, garantendo la loro disponibilità a organizzare l’evento. Le principali forze politiche hanno dato il loro appoggio, assicurando che eventuali cambi di maggioranze politiche non avranno conseguenze significative sulla preparazione della manifestazione. A livello sociale, le principali associazioni degli imprenditori e dei lavoratori hanno dato il loro consenso al progetto.

          Prestigio. L’adesione alla Campagna del Millennio dell’ONU contro la povertà ha dato prestigio internazionale alla candidatura all’Expo, così come il coinvolgimento degli esperti internazionali nel comitato scientifico. Inoltre l’appoggio del premio nobel Al Gore ha dato legittimazione al progetto dal punto di vista ambientale.

          Denaro. Le attività relative alla candidatura sono state finanziate attraverso i contributi dei membri del Comitato Expo e le sponsorizzazioni da parte di imprese e aziende municipalizzate. Alcune associazioni di categoria sono intervenute per promuovere accordi commerciali e progetti di cooperazione con i Paesi del BIE.

          Conoscenze. Il coinvolgimento delle università ha apportato conoscenze specifiche e know-how durante la redazione del dossier di candidatura, oltre che legittimità e credibilità. Lo stesso è avvenuto con il Ministero dell’Ambiente e Legambiente che hanno fornito suggerimenti per rendere sostenibile il progetto.

          Strutture organizzative. Questo tipo di risorsa è servita soprattutto per promuovere la candidatura di Milano a livello internazionale nel corso delle missioni nei Paesi membri del BIE. Gli attori che hanno dato il loro contributo, organizzando viaggi e incontri con i rappresentanti istituzionali ed economici, sono stati il comune, la provincia, la regione, il ministero degli esteri, le ambasciate e i consolati, l’ICE, la camera di commercio e Assolombarda. Inoltre il coinvolgimento dell’ENIT ha consentito di stipulare oltre 100 accordi con i principali tour operator mondiali per incrementare il flusso di visitatori verso l’Expo 2015.

          Strategiche. La disponibilità di esperti che hanno organizzato le Olimpiadi di Torino 2006 ha offerto una conoscenza strategica, che ha facilitato la progettazione delle attività di candidatura e ha anticipato i comportamenti degli oppositori (sono stati isolati!).

 

La strategia utilizzata per promuovere la collaborazione e la fiducia tra gli attori è stata quella di creare alcuni organi collegiali di mediazione, le cui caratteristiche principali sono state (si noti la somiglianza con le reti) (17):

          la partecipazione volontaria, basata su una missione comune (sono stati invitati a partecipare gli stakeholder che potevano dare un contributo per rafforzare la candidatura);

          la visione di lungo periodo;

          la struttura snella e il coinvolgimento diretto dei soggetti (ci sono state riunioni periodiche a cui hanno partecipato i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni coinvolte);

          le relazioni prevalentemente informali;

          la circolazione e la condivisione delle informazioni tra tutti i membri;

          il coordinamento mediante accordi e negoziazioni, invece che su forme gerarchiche.

 

L’attività di questi organismi ha permesso di elaborare velocemente idee e proposte a supporto della candidatura, in grado di rispondere ai mutamenti che si sono verificati nel corso del tempo (18).

Infine la strategia utilizzata per costruire giochi a somma positiva è stata quella di ridefinire il problema, oppure concludere accordi per manipolare la posta in gioco (19):

          Nel primo caso la ridefinizione del problema ha riguardato gli aspetti ambientali relativi all’organizzazione dell’Expo 2015. In realtà si è cercato di definire fin da subito il problema dell’impatto ambientale, per evitare che questo possa causare dei conflitti durante la fase attuativa. Abbiamo visto nel par. 3.4 (p. 88) che il dossier di candidatura dedica particolare attenzione al tema della sostenibilità e contiene una serie di indicazioni per ridurre le conseguenze sull’ambiente. Per il momento si tratta di “promesse”: non possiamo sapere come andranno davvero le cose. Tuttavia è interessante cogliere l’intenzione degli amministratori pubblici di farsi carico del problema e costruire interazioni a somma positiva.

          Nel secondo caso sono stati conclusi due accordi per modificare le convenienze di alcuni attori. I fattori indispensabili per avviare la negoziazione sono stati la disponibilità a cooperare e la capacità di adattamento del progetto iniziale. Il primo accordo ha permesso di allargare la posta in gioco, offrendo garanzie ai sindacati per la tutela dei lavoratori (20). Invece il secondo accordo ha permesso di segmentare la posta in gioco nello spazio, allargando i benefici dei flussi turistici dell’’Expo 2015 ad alcune città del Nord Italia (21).

 

 

Questo testo è protetto dal diritto d’autore. Le informazioni e i dati in esso contenuti possono essere duplicati, riprodotti e/o diffusi senza il preventivo consenso dell’autore a condizione che avvengano per finalità di uso personale, studio, ricerca o comunque non commerciali e che sia citato il nome dell’autore, il titolo della tesi e l’università attraverso la seguente dicitura, impressa in caratteri ben visibili:

Tesi di laurea di Marco Zamboni, “Milano Expo 2015. Analisi di un grande evento come politica pubblica”, anno accademico 2007/08, Università degli studi di Milano.

 

 

Note:

(1)  Infatti spesso si verifica che la compressione dei costi venga scaricata sui lavoratori, in termini di standard di sicurezza e salari inferiori.

(2)  Anche durante le Olimpiadi di Torino 2006 fu firmato un accordo simile tra sindacati e amministrazioni locali.

(3)  Andrea Mascaretti (assessore comunale al Lavoro e formazione): “Chi investirà sull’evento ingenti risorse vuole garanzie di costi idonei, cantiei sicuri, competenze adeguate da parte dei lavoratori. Tutti elementi garantiti dal memorandum, prodotto insieme ai sindacati. Se il 31 marzo Milano si aggiudicherà l’Esposizione del 2015, diventerà un protocollo di intesa vero e proprio […]. L’intesa prevede controlli sulla sicurezza dei cantieri e stiamo cercando gli strumenti idonei per garantire la formazione e la ricollocazione dei lavoratori anche dopo l’evento” (Il Giornale, 27/10/07).

(4)  Enzo Venini (presidente nazionale del WWF): “è ancora aperta la ferita dei Mondiali di sci del 2005 in Valtellina: era stato garantito il massimo rispetto della natura. Ci hanno lasciato devastazioni ambientali e cattedrali nel deserto” (L’Espresso, 17/04/08).

(5)  Inizialmente i progetti relativi alla Fiera di Rho-Pero prevedevano la realizzazione di un’area a verde pubblico, di un parcheggio di interscambio auto-metropolitana e il potenziamento del trasporto pubblico da/per la fiera.

(6)  Andrea Poggio (vicedirettore nazionale di Legambiente): “L’Expo può essere un rischio, ma è anche e soprattutto una grande opportunità: la scommessa che abbiamo deciso di accettare e di far sì che questo evento possa migliorare la qualità della vita di Milano e di noi tutti” (Repubblica, 09/10/07).

(7)  Enzo Venini: “L’invito sembrava più un’operazione di immagine che non un coinvolgimento vero e proprio […] Noi avevamo l’intenzione di discutere questi punti perché pensiamo che il piano Expo deve rifiutare aspetti non consoni alla valorizzazione e tutela dell’ambiente e dei beni culturali. Il sindaco ci ha risposto che era importante adoperarsi per ottenere l’assegnazione, il problema lo avremmo affrontato dopo. Il nostro osservatorio nasce con spirito di collaborazione, ma vorremmo che la sostenibilità ambientale diventasse concretezza anche sul nostro territorio. La preoccupazione vera è che con l’Expo si vada, invece, a distruggere il patrimonio verde attorno a Milano” (Repubblica, 11/02/08).

(8)  “Non abbiamo bisogno di grandi eventi e grandi opere, ma di tante risposte e soluzioni a piccoli e grandi bisogni e problemi quotidiani. Non ci interessa una città esclusiva vogliamo una città per tutti”, http://www.noexpo.it/article.php3?id_article=28.

(9)  “La candidatura di Milano ad ospitare l’Expo universale del 2015 è per noi un grosso errore ed un grave problema democratico, ambientale ed economico. Se Milano avrà l’Expo 2015 la qualità della vita dei suoi abitanti peggiorerà e peggiorerà la condizione ambientale di un vasto territorio. Non sarà l’Expo a risolvere i problemi della città di Milano. Non saranno i milanesi ad avere benefici dall’Expo”, http://www.noexpo.it/article.php3?id_article=28.

(10)  Il sito principale dell’opposizione è stato http://www.noexpo.it, le cui informazioni sono state di volta in volta pubblicate sui siti di altre associazioni e gruppi che condividevano lo spirito della protesta.

(11)  Nel primo caso il regolamento del BIE prevede che le Esposizioni universali vengono realizzate in siti costruiti appositamente per l’evento per consentire a tutti i paesi partecipanti di costruire il proprio padiglione espositivo. Invece nel secondo caso Fiera Milano non intendeva sospendere le regolari manifestazioni per evidenti motivi di business.

(12)  I rapporti tra queste università e le amministrazioni pubbliche locali sono facilitate da esperienze precedenti di collaborazione che hanno creato una serie di rapporti formali e informali che si attivano periodicamente.

(13)  Letizia Moratti: “Se Milano ospiterà l’Expo 2015 potremmo disporre di sette anni per lavorare su progetti scientifici ancora più ambiziosi con una ricaduta diretta sul mondo dell’Università e della Ricerca. Il Comune si impegnerà con determinazione in questo ambito. È già previsto, per la fine dell’anno, la pubblicazione di un bando dedicato a progetti scientifici da realizzare in collaborazione con le nostre Università” http://www.milanoexpo-2015.com/home.php?idp=79&lin=1 (12/11/07).

(14)  In ogni sondaggio il campione su cui si è svolta l’indagine era costituito da 1000 cittadini maggiorenni, estratti casualmente attraverso un campionamento stratificato per quote in base al sesso, classi d’età e comune di residenza, controllato in base al titolo di studio e all’attività lavorativa. L’indagine è stata condotta tramite interviste telefoniche con metodologia CATI. La rilevazione condotta nel settembre 2006 ha riguardato solo i cittadini residenti nella città di Milano, mentre le rilevazioni nel maggio 2007 e dicembre 2007 hanno riguardato i residenti nel capoluogo e nei comuni vicini. Inoltre la rilevazione nel dicembre 2007 è stata condotta anche sui residenti in Italia. Le ricerche sono consultabili  su http://www.fondazioneiulm.it/progetto/La+candidatura+di+Milano+per+Expo+2015.

(15)  “Le politiche pubbliche sono formulate in misura crescente in infrastrutture politiche informali, al di fuori di canali convenzionali quali le organizzazioni legislative, esecutive e amministrative. Gli attuali processi di policy emergono da complesse costellazioni di attori e da interdipendenze delle risorse, e le decisioni sono spesso prese in modo molto decentralizzato e informale” [Kenis e Schneider, cit. Regonini, 2001, p. 250]. “Un policy network comprende tutti gli attori coinvolti nella formulazione e realizzazione di una politica in uno specifico settore di intervento. È caratterizzato da interazioni preminentemente informali tra attori pubblici e privati con interessi distinti, ma interdipendenti, che cercano di risolvere problemi di azione collettiva ad un livello centrale non gerarchico” [Borzel 1998, cit. Regonini, 2001, p. 358].

(16)  La partecipazione degli attori non è stata libera, ma regolata dal Comitato di candidatura che ha coinvolto solo i soggetti in grado di rafforzare il progetto (ci sono state barriere all’ingresso!).

(17)  Oltre al già citato Comitato di Candidatura Expo 2015, è stato istituito il Comitato Scientifico, il Comitato Istituzionale e il Comitato Città di Milano (vd. p. 95).

(18)  Si consideri ad esempio l’aumento improvviso del numero dei Paesi membri del BIE durante il processo di candidatura, che ha richiesto di modificare la strategia di promozione internazionale (vd. pp.49-51 e nota 64 p. 79).

(19)  I giochi a somma positiva sono quelli in cui tutti i partecipanti guadagnano qualcosa, anche se in misura diversa.

(20)  vd. p. 79-80 e 104-105.

(21)  vd. nota 94 p. 101.

 

immagini:

Figura a; figura b;

figura c; figura d.

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