Expo 2015, si progetta il futuro di Milano — Lombardi nel Mondo

Expo 2015, si progetta il futuro di Milano

L’augurio del cardinale Tettamanzi, Arcivescovo della Diocesdi Milano: «La città diventi “bella” nella sua dimensione più vera, più interiore, più profonda».

Expo 2015, a Milano: un’assegnazione che è motivo di orgoglio per tutti noi, per la Città, la Regione e tutta la Nazione. Con l’intera Chiesa ambrosiana partecipo alla gioia del Sindaco e degli Amministratori, felice per questa straordinaria opportunità che ci è data.

Nell’ultimo “discorso alla Città”, la vigilia di S. Ambrogio 2007, nell’attesa dell’ambito riconoscimento dell’Expo, parlavo del processo di rinnovamento della nostra Città e richiamavo la responsabilità di «interrogarci seriamente se la nuova città favorirà la nascita di un’umanità nuova, se i cittadini in essa si sentiranno a casa, se insieme la città ritroverà un’identità accogliente e aperta al nuovo e, nel contempo, rassicurante, perché conserva ciò che c’è di meglio nel suo passato». E dicevo inoltre: «Progettiamo una città che sia bella e facciamo di tutto perché il suo cuore ritorni a pulsare secondo il ritmo della sapienza dell’uomo interiore, così che ogni cittadino senta che la città è “sua” e possa dire con fierezza: “la mia città”».

Faccio mia allora la preoccupazione degli organizzatori: dobbiamo giungere debitamente preparati all’appuntamento, con le strutture e gli spazi espositivi necessari. Certo! Ma occorre che la nostra Città diventi “bella” nella sua dimensione più vera, più interiore, più profonda. Le realizzazioni materiali sono conseguenze ed espressioni di processi più profondi, spirituali.

Sto pensando al nostro Duomo. È una meraviglia architettonica. Non solo. Esso dice anzitutto il desiderio di Dio dei milanesi che nei secoli l’hanno realizzato: un desiderio reso evidente da ogni guglia, ogni statua, ogni colonna. Il grande desiderio spirituale ha potuto sognare, costruire e dare anima al grande edificio materiale. E così mi viene spontaneo cercare di individuare alcuni desideri spirituali che possono dare anima all’ Expo 2015 e alle opere materiali che verranno realizzate.

Già il modo che ha reso possibile il raggiungimento del traguardo Expo mi pare significativo: non un modo improvvisato, perché da mesi il Sindaco e i Presidenti della Provincia e della Regione, con la fattiva collaborazione del Governo Italiano, hanno alacremente lavorato per offrire alla città di Milano questa opportunità. Se davvero encomiabile è l’impresa di immaginare la città del futuro come convivialità dei popoli, in cui ci sia alimento e vita per tutti, sostenibilità per l’ambiente e reciproca edificazione delle civiltà, il metodo che si è rivelato vincente e capace di osare – finalmente! – una progettazione a lungo termine è quello della collaborazione fra tutte le istituzioni. Proprio qui sta un valore spirituale, che sfocia in questo augurio: sia sempre la collaborazione, pur nella diversità dei compiti e delle responsabilità, il metodo scelto per affrontare le grandi questioni riguardanti la Città e le persone che la costituiscono: lavorare, insieme, per perseguire il bene di tutti.

Un altro desiderio spirituale si accende in me, sfogliando l’immaginario calendario con i giorni che ci separano dal 2015. Incontro, infatti, una data importante, l’anno 2013. È la data del 1700° anniversario dell’Editto di Milano: una ricorrenza che vedo come solenne portale di ingresso all’Expo che prenderà avvio due anni dopo. L’Editto, con la sua affermazione della libertà religiosa e del diritto universale di ogni essere umano a professare liberamente il proprio “credo”, diventa un forte richiamo alla radice di tutte le libertà, a un diritto tuttora bisognoso di essere riconosciuto e realizzato.

Mi è naturale l’augurio che i milioni di visitatori che raggiungeranno Milano possano ricevere la testimonianza del valore della libertà religiosa e così riportarla nelle Nazioni di origine. E l’augurio, ancora, che gli anni che ci separano dal 2013 e dal 2015, possano veder consolidato a Milano il già ben avviato dialogo tra le diverse confessioni cristiane e tra le differenti religioni.

Leggendo i commenti sull’importante obiettivo conseguito, notavo come spesso, al posto del nome proprio della nostra metropoli, venisse utilizzata l’espressione “città ambrosiana”. Sì, la storia civile di Milano è inscindibile da quella religiosa. Ambrogio, ma anche Carlo e tanti altri santi vescovi, imitando Cristo con la loro azione pastorale e insieme civile, hanno impresso un segno indelebile nel volto e nell’anima della nostra Città. È impossibile rendere conto del bene seminato nel nome del Signore da tante madri e padri di famiglia, dai sacerdoti e religiosi, dalle suore… Da quasi duemila anni la fede vivifica la nostra città. Da qui un altro desiderio: Milano non dimentichi Cristo! Altrimenti perderà quella dimensione spirituale e morale che l’ha resa grande.

Chi non ricorda l’annuncio “Milano!”, che ha sancito il successo della candidatura all’Expo 2015? È proprio bello il nome della nostra Città: musicale, accogliente, evocativo. E questo nome, in futuro, sarà ancor più diffuso e conosciuto nel mondo. Nella più comune delle sue etimologie, Milano rimanda a Mediolanum, a una terra che “sta nel mezzo”. Un luogo, dunque, dove si converge, ci si incontra, si dialoga.

Ecco un nuovo desiderio: l’Expo, già nella sua fase di preparazione, possa essere un’occasione per riscoprire e attualizzare il prezioso significato del nome della nostra Città, perché Milano sia anche oggi città dell’incontro. Tra religioni e culture differenti, tra collocazioni sociali diverse, tra chi è cittadino a tutti gli effetti e chi lo vorrebbe diventare, tra età della vita distanti, tra chi ha un lavoro e chi l’ha perso o non l’ha mai avuto, tra chi è sano e chi è malato…

Se davvero Milano coltiva l’ambizione di fare incontrare tra loro le decine di milioni di persone che giungeranno da tutto il mondo, deve favorire sempre più l’incontro tra chi già ora la popola. Dovessimo coniarlo oggi, che nome daremmo alla nostra città? Milano sta ancora “nel mezzo”, è ancora “città dell’incontro”? Ridiciamo il suo nome autentico. Prendiamo coscienza della realtà della nostra città e lavoriamo per ridonarle il nome migliore, originario.

Mi hanno incuriosito i filmati che presentano alcuni progetti da realizzare per il 2015. La bellezza di quanto si vuole costruire mi ha affascinato: l’arditezza delle edificazioni, le grandi vie di comunicazioni, i nuovi ed eleganti quartieri… Abbiamo bisogno di questo e di molto altro splendore: una città “bella” nella sua architettura, rende migliori, più “belli”, anche i suoi abitanti. Ma avverrà così solo se la nuova città sarà progettata a misura e a servizio delle persone e del loro incontro. Da qui un altro desiderio: porre da subito l’uomo al centro della Milano che sarà, con i suoi bisogni e le sue risorse, per non lasciare prevalere le vuote provocazioni estetiche, le logiche puramente speculative, la progettazione freddamente funzionalista.

Rinnovo le mie felicitazioni al Sindaco, ai presidenti di Provincia e Regione e a tutte le Istituzioni che si sono alleate per offrire a Milano l’Expo 2015 e assicuro che la Chiesa ambrosiana sarà presente, per quanto le compete, nel comune lavoro necessario per arrivare preparati a questo importante appuntamento e così costruire tutti insieme la Milano del futuro.

Il Signore benedica l’avvincente avventura intrapresa e i desideri che l’accompagnano.

 

Da www.chiesadimilano.it

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