Italia: il primo amore non si scorda mai. Di ritorno da Philadelphia — Lombardi nel Mondo

Italia: il primo amore non si scorda mai. Di ritorno da Philadelphia

Testimonianza di un viaggio negli States, a Philadelphia, tra gli amici della comunità italiana, e la voglia di capire un Paese per noi così vicino e lontano nello stesso tempo

L’aria e’ frizzante.
In un mese e mezzo a Philadelphia ho trapassato le quattro stagioni. Dai ventotto gradi di fine settembre ai quattordici di oggi, quattro del pomeriggio di una giornata ancora una volta luminosa. Ho trovato solamente due giorni di pioggia e con l’uso assiduo della bicicletta, se fosse  piovuto di piu’, avrei dovuto emulare la locomotiva umana Learco Guerra nelle sue epiche imprese del ventennio.

Le valigie quasi pronte per il rientro. Momento per trarre le prime conclusioni valutazioni considerazioni.

Cosa portero’ con me e cosa lascero’ negli Usa.

Cinque UP (S) e  cinque Down (S).

Down (S).

1)    Le relazioni di lavoro. Troppo imperniate sulla figura intoccabile del boss. Sindacati assenti. Troppa facilita’ di licenziamento.

2)    La difesa ossessiva della privacy. No photo, please, anche nei locali pubblici. E poi constatare che la Cia, FBI o servizi segreti spiano la Merkel e l’ambasciata italiana a Washington. Anche la moglie di Cesare e’ al di sotto di ogni sospetto.

3)      Il business sempre ovunque dappertutto. Tutto ruota attorno al denaro, che non deve essere demonizzato, anzi, ma non puo’ essere una ossessione sociale. Il valore delle persone USA e’ misurato in base al loro guadagno annuo. Il sistema sanitario entra in questa logica affaristica e Obama sta cercando di cambiarlo cercando di dare assistenza anche a quelle fasce di persone che non si possono permettere un’assicurazione privata ( minimo 500 dollari mensili). Quindi Barack sta facendo il contrario di cio’ che il repubblicano Reagan sosteneva, ovvero che “ il problema per il Paese e’ sempre il governo”, dando vita a una scellerata deregulation di cui stiamo pagando ancora le conseguenze.

Caro Pietro Nenni e le tue sacrosante parole: “ Lo Stato non deve essere debole con i forti e forte con i deboli”

4)    Lo zucchero nella salsa di pomodoro per pizza spaghetti lasagna. Per togliere l’acidita’, dicono. Disgustosa.

5)    Il consumismo. Un sistema non solidale deve avere la consapevolezza che una economia  imperniata su una scalata infinita verso un benessere, sempre piu’ insostenibile “dream”,  e’ destinato ad essere messo in discussione. I beni della Terra Madre sono di tutti. Sintomi vistosi di questo disequilibrio si sono trasformati in crisi nel 2007/8. Con lo shutdown e l’enormita’ del debito pubblico USA  le difficolta’ permangono. Troppo semplicistico dire che “tutto intanto si risolve”. Nazionalismi patriottismi egoismi che riempiono la bocca con dichiarazioni fideistiche non mi piacciono, negli USA, cosi’ come in altri Paesi.

 

Up (S).

1)    La tecnologia e la ricerca scientifica. L’informatica. Internet nasce in questo Paese e per il mondo e’ stato un cambio di costume impensabile, soprattutto per la mia generazione del mangiadischi. Siamo andati con gli Usa sulla Luna e solo con gli USA l’uomo potra’ calpestare Marte.

2)    Si cerca di far rispettare le regole. Chi non paga le tasse va in galera. Nella convivenza civile anche la severita’ ha un suo senso. La polizia interviene prontamente per difendere i cittadini.

3)    Puntualita’, code rispettate, educazione, efficienza generalizzata.

4)    Impegno dedizione professionalita’ nel proprio lavoro.

5)    La bellezza delle strutture e dell’organizzazione di Musei Teatri Parchi Stadi Scuole Ospedali Casino’ Metropolitane Amtrak (treni) Greyhound (bus).

 

Mi portero’ sicuramente in Italia, come sempre mi succede, quello che le persone come esseri umani, non per la loro posizione sociale, mi hanno trasmesso. I loro valori. I loro pensieri. Le loro diversita’. I racconti della loro emigrazione e dei loro parenti. ” Abbiamo attraversato l’oceano, non abbiamo paura di un po’ d’acqua o di Katrina”. La bella Italia ricordata come il primo amore che mai si dimentica.

Portero’ con me la felicita’ di Ralph e la generosita’ non solo culinaria della sua Concetta che mi hanno invitato ad un sabato tra amici dove la cena ( o pranzo?) e’ iniziato alle tre del pomeriggio  e si e’ concluso con la luna splendente. La bella casa frutto del lavoro di una vita, il tagliaerba trattore cavalcato assieme alle nipotine, i fichi, l’erba verde che piu’ verde non si puo’ nemmeno col pennello, i cannelloni al sugo, il cantare, la fontana, un ortaggio bislungo come al solito gigante.

Sandy, responsabile del Chapter Filitalia a Williamstown, due ore e mezza di pullman per raggiungerla due volte, col suo italiano dialetto che solo si intuisce, ma con la sua generosita’ impegno dedizione che non hanno confini. L’orto della scuola, le bocce, l’attivita’ nel sociale. La voglia di fare.

Antony: trovato un amico. Quell’amico che ognuno di noi vorrebbe sempre avere a suo fianco e che l’oceano mi neghera’. Disponibile. Con idee politiche che condivido. Con il suo “Fratelli d’Italia” in una cena ufficiale iniziato cantando con affanno e concluso con l’apoteosi e un perentorio SI’. Le lunghe telefonate, la coccarda Guest nella parata del Columbus day. Il cercare di sdrammatizzare una spiacevole situazione. La cordialita’, la voglia di vivere. La sua Cadillac, lo studio da medico. Il nostro Yes, we can. Il ballare, il meatloaf. La casa in mezzo al verde.

Marcello e la formazione a memoria della Fiorentina degli anni sessanta. Anna e la sua simpatia, oltre al saper guidare bene  l’auto e la conoscenza di tutte le viuzze di Philadelphia. Sua sorella Elia, con una cultura vastissima su musica cinema libri teatro. Paola, la sua italiana eleganza, il Pyramid e gli Impressionisti al Barnes Museum. Patricia e il suo sorriso. Maureen e l’essere stata volontaria per due anni in una riserva indiana come insegnante alle elementari. L’efficienza e amabilita’ di Carlos, cameriere di Washington che dovrebbe essere insignito di un  Nobel per l’attenzione al cliente. La voce da tenore di Mancuso,  incontrato per caso al Ristorante Francoluigi, che mi ha fatto diventare Lazzaro con un panino col prosciutto crudo preparato con arte nel suo negozio di specialita’ italiane accanto all’edificio di Filitalia.  Il barista dello Starbucks che scrive il mio nome sul bicchiere di cartone del caffe’ e il giorno dopo mi saluta con un bel Hi, Maurisio, come Mimmo al Colmon o Massimo e Gio’ al bar Milano.

Porto con me il dott. Nestico, Presidente onorario di Filitalia, che mi ha messo a disposizione un bilocale per questi giorni americani. Saggio, pacato, serio. Negli anni ha consolidato questa Associazione che divulga la lingua e la cultura italiana. I suoi inviti a meeting cene commissioni; la disponibilita’. La meticolosita’ nella sua professione di  cardiologo. Ma soprattutto le porte sempre aperte del suo studio e della sede in Passyunk Strret, da dove sto scrivendo, nella zona di South Philadelphia, che mi suscitera’ sempre bei ricordi.

Benny e la sua bicicletta prestatami; Buonasera e il museo dell’immigrazione; Giancarlo, l’essere lecchese  e il suo invito per una serata al Word Cafe’ Live  dove un gruppo italiano ha cantato Modugno e la taranta salentina.

Persone che vivono lottano amano lavorano. Come noi. In una terra dove si vive il presente e si guarda al futuro con ottimismo e con meno piagnistei. Nella comunita’ italiana, che ho conosciuto profondamente, la famiglia ha sempre un alto valore e protegge come in Italia, meno in altre etnie dove uno dei genitori e’ spesso missing, scomparso, separato, divorziato.

La musica e’ sintomo di globalizzazione. Rihanna, Madonna, Prince, U2, Coldplay, Beatles. La stessa delle radio italiane. Con un inaspettato Downtown, Ciao Ciao, di Petula Clark all’ingresso del mastodontico Casino’ Revel di Atlantic City.

Non tutti con le scarpe da ginnastica, scuolabus obbligatoriamente gialli, tacchino a volonta’, plastica per le stoviglie. I gabbiani rovistano nei rifiuti, diventati la loro mensa preferita, come i corvi a Cabiate. Gli indios avevano paura dei neri e dei cavalli.

Porto con me il raggio di luce bianca che squarciava le poche nuvole e si rifletteva sulla spiaggia deserta di Atlantic City. Il colore rossastro delle foglie nei boschi della Pennsylvania. L’eleganza di Washington e il sudore di Philly. La larghezza del fiume Delaware. La periferia di Camden, sempre migliore del El Laurel, anche se devastata abbandonata imputridita. Ho osservato anche gli invisibili ai bordi delle strade chiedere la carita’, dormire in un sotterraneo della Metro, rovistare nei cestini della spazzatura.

Porto con me il tentativo di capire un Paese che ha determinato la storia che ho vissuto live, non sui libri di scuola. Con le sue guerre sbagliate ma anche con le battaglie per i diritti civili, Martin Luther King, Bob Dylan, Kennedy, il Boss Bruce, Kubrick.

Il mio English e’ stato fondamentale per parlare e comprendere. Gli altrove vengono denudati solo con la parola.

Penso che a Philadelphia ho realizzato il mio desiderio: vivere il quotidiano americano per cercare di capire il senso del mio tempo. Quello storico, ovviamente.

Il tempo della felicita’ sentimenti amori dolori desideri futuro non e’ qui, e’ in Via Magenta 14, Cabiate.

Maurizio Cazzaniga

 

Fonte: www.welfarenetwork.it

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