Santa Francesca Saverio Cabrini: un francobollo commemorativo per i 70 anni della canonizzazione — Lombardi nel Mondo

Santa Francesca Saverio Cabrini: un francobollo commemorativo per i 70 anni della canonizzazione

Il 7 luglio di settant’anni fa Pio XII proclamava santa Francesca Saverio Cabrini, poi dichiarata (17 settembre 1950) patrona degli emigranti. Per celebrare l’anniversario della canonizzazione, il ministero italiano dello Sviluppo economico ha emesso, il 7 luglio, un francobollo commemorativo

Ne dà notizia L’Osservatore Romano. Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato in rotocalcografia, su carta bianca e autoadesiva: vi è raffigurato un ritratto della santa sullo sfondo del chiostro della prima sede dell’Istituto del Sacro Cuore di Gesù a Codogno, nei pressi di Lodi. Il francobollo, prodotto in seicentomila esemplari, e i prodotti filatelici correlati possono essere acquistati presso gli uffici postali abilitati, gli Spazio Filatelia di Roma, Milano, Venezia, Napoli, Trieste, Torino, Genova e sul sito (poste.it).

Come ricorda in un testo illustrativo madre Barbara Staley, superiora generale delle missionarie del Sacro Cuore, l’opera di evangelizzazione realizzata da madre Cabrini fu soprattutto “un’opera di educazione del cuore che per mezzo della persuasione potesse formare buoni cristiani e buoni cittadini”. La religiosa lombarda non si preoccupò soltanto dell’educazione nelle sue scuole, educandati, orfanotrofi e negli ospedali. Cercò anche — sottolinea madre Staley — di raggiungere le strutture di potere e le istituzioni, “cosciente di dover lottare evangelicamente per liberare dai pregiudizi e dall’emarginazione gli italiani e soprattutto i poveri emigranti spesso respinti e disprezzati dalle società di accoglienza”.

Madre Cabrini lottò da sola e senza appoggi, guidata dall’amore del cuore di Gesù, alla luce di uno stile missionario diretto a “curare” le tante situazioni di ingiustizia, di corruzione, di offesa alla dignità dei poveri e degli indifesi, fondando — ricorda ancora la superiora generale delle cabriniane — opere sociali dove “la pratica del bene potesse sanare le ferite prodotte dal male”.

Fonte: agensir.it

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