Fukushima Un Anno Dopo: Cosa È Cambiato? — Lombardi nel Mondo

Fukushima Un Anno Dopo: Cosa È Cambiato?

Un anno fa il Giappone fu investito da una immane catastrofe che sgomentò tutto il mondo, un apocalisse che rimarrà alla storia come la tragedia di Fukushima. Era l’11 marzo 2011, un devastante terremoto di magnitudo 9 e il conseguente tsunami devastarono il nordest del Paese provocando la morte di 15.800 persone nelle prefetture di Iwate, Miyagi e Fukushima. Ma ai morti vanno aggiunti i 3.300 dispersi, inghiottiti dal mare e mai ritrovati. Ai due disastri naturali se ne aggiunse un terzo: la catastrofe nucleare.

La centrale Daiichi di Fukushima fu sommersa dall’acqua causando un blackout e il guasto al sistema di raffreddamento della centrale, che a sua volta provocò una fusione in tre reattori: fu il preludio di quella che rimarrà nella mente di tutti noi come il più terribile dei disastri nucleari (insieme a quello di Cernobyl). I superstiti, annientati dal dolore per le gravi perdite umane, per la loro vita andata in pezzi, dovettero abbandonare le loro case. In 325mila furono evacuati da una zona ormai ad alto rischio. Tutto il mondo, in occasione di questa tremenda tragedia, ha potuto scorgere la grande forza d’animo di un popolo forte e paziente; ne ha ammirato la capacità di saper ricominciare e di raccogliere tutte le proprie forze.

Il ricordo- Oggi, la popolazione colpita dal disastro si è già rialzata. A rappresentarne la tenacia è stato oggi il premier Yoshihiko Noda, che con parole di ottimismo ha espresso i suoi propositi più urgenti: “Tanta gente vive in condizione difficile e faremo il massimo per una vita sicura, aumentando gli sforzi contro la contaminazione nucleare e gli sforzi per recuperare Fukushima, facendone un posto più bello”, ha detto Noda che in questo giorno di triste ricorrenza – insieme all’imperatore Akihito e all’imperatrice MichiKo – ha dedicato un minuto di silenzio in onore delle vittime. Tutto il Giappone ha pregato commosso, mentre l’Imperatore ha ringraziato la “solidarietà del mondo” a nome del suo popolo sottolineando che “Non dobbiamo dimenticare la tragedia ma trasmetterla alle nuove generazioni per un futuro più sicuro”.

Cosa è cambiato oggi- Attualmente la centrale nucleare di Fukushima è stata messa in sicurezza, ma quanto accaduto, esattamente un anno fa, ha cambiato indelebilmente il volto del Giappone. Tornare alla normalità richiederà tempi lunghissimi, si pensi che la zona evacuata nel giro di 20 chilometri, si è come “desertificata” perdendo 80mila abitanti. Senza contare la decontaminazione ancora in corso in tutta la zona colpita dal drammatico evento. In alcuni casi, i cittadini non potranno tornare nelle zone prima abitate se non fra circa cinque anni. Sebbene l’impianto nucleare sia ora in sicurezza (dallo scorso dicembre), adesso bisognerà gradualmente disattivarlo, operazione che richiederà almeno dieci anni. Nel frattempo terra, aria, mare e popolazione rimangono ostaggio di pericolose particelle radioattive e la decontaminazione non sarà semplice. A Fukushima il lavoro di instancabili operai tenta di eliminare la parte superficiale del terreno, la più colpita dalla contaminazione. Quindi la terra viene trasportata in un luogo segreto, ma al più presto bisognerà trovare una soluzione più sicura. Intanto uno studio condotto dall’Aiea (Agenzia Internazionale per l’energia Atomica) l’1% dei numerosi esami effettuati costantemente sui cibi giapponesi rileva tracce di sostanze radioattive superiori alla norma.

La riflessione mondiale- La sciagura di Fukushima non solo ha lasciato una grande ferita che lacera ancora i cuori: profonde riflessioni hanno portato il mondo a ripensare il nucleare. Non solo in Giappone, dove è stato congelato il progetto di costruzione di altre 14 centrali e la chiusura della centrale di Hamaoka (a sud di Tokyo), ma anche nel resto del mondo. Ad esempio Germania e Svizzera hanno deciso di smantellare in modo graduale i loro impianti, mentre in Italia, come è noto ha messo in discussione la “prospettiva nucleare” e ha condotto ad un referendum popolare che ha messo in luce la riluttanza degli italiani nei confronti di un tale sistema. Ma la riflessione dovrebbe puntare alla ricerca di valide alternative ecosostenibili all’energia atomica: le fonti rinnovabili, ad esempio, che oggi sono presenti in modo irrisorio, andrebbero ripensate in modo da individuare nuove soluzione per il loro sfruttamento.

Enza C. Guagenti

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martedì 28 Gennaio, 2020