Southstream: anche il Giappone interessato al Gasdotto Ortodosso — Lombardi nel Mondo

Southstream: anche il Giappone interessato al Gasdotto Ortodosso

La compagnia nipponica Itochu pronta a investire capitali e tecnologia nella conduttura progettata da Gazprom per aumentare la propria egemonia energetica sull’Europa. L’avvicinamento tra Mosca e Tokyo complica i rapporti tra il Cremlino e la Cina

Oltre ai rubli – e agli Euro – anche yen giapponesi contribuiranno alla realizzazione in Europa del Gasdotto Ortodosso. Nella giornata di venerdì, 29 Settembre, la compagnia nipponica Itochu si è detta pronta ad investire nel Southstream.

 

Questa infrastruttura, nota anche come Gasdotto Ortodosso, è stata concepita dal monopolista russo del gas, Gazprom – posseduto per più del 50% dal Cremlino – per aumentare la dipendenza dell’Europa dall’oro blu della Russia, ed impedire alla Commissione Europea la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture energetiche per l’UE mirante allo sfruttamento diretto dei giacimenti di Adzerbaijan e Turkmenistan.

 

Come riportato dall’autorevole Platts, la compagnia giapponese avrebbe offerto la propria esperienza per la costruzione e il posizionamento delle condutture sottomarine in cambio della compartecipazione al complesso progetto.

 

Secondo i piani, il Southstream – che è compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francesi Wintershall ed EDF, e da quelle nazionali di Grecia, Serbia, Slovenia, Montenegro e Macedonia – collegherà le coste russe del Mar Nero a quelle Bulgare, per poi dividersi in una diramazione meridionale verso Grecia e Italia, e in una settentrionale verso la Slovenia, lungo tutta la Penisola Balcanica.

 

La mossa della Itochu non è una novità, dal momento in cui l’ingresso dei nipponici nel Southstream è stato materia di discussione nel corso delle trattative condotte, nell’Aprile del 2012, dal Capo di Gazprom, Alexei Miller, con Direttore Generale della corporazione energetica giapponese, Eizo Kobayashi.

 

Il sostegno di Tokyo al Gasdotto Ortodosso rientra in un piano di collaborazione energetica ben più ampio, che, negli ultimi tempi, ha permesso alla Federazione Russa di trovare nel Giappone un nuovo, importante alleato.

 

In cambio dell’impegno giapponese a partecipare anche ad altri progetti infrastrutturali ritenuti di importanza strategica nell’ambito della Comunità Degli Stati Indipendenti – di cui la Russia è il perno economico e politico – Mosca, durante il vertice della Cooperazione Asia-Pacifico di Vladivostok, ha approvato il prolungamento del Gasdotto Siberia Orientale-Oceano Pacifico fino al porto di Kozmino, aprendo un’importante opportunità di rifornimento per le industrie giapponesi.

 

Se da un lato il prolungamento dell’infrastruttura siberiano-pacifica ha soddisfatto il Giappone, dall’altro ha creato l’ennesima crepa nell’ambito delle relazioni energetiche tra Russia e Cina.

 

Il prolungamento del gasdotto Siberia Orientale-Pacifico a Kozmino rappresenta infatti un’opportunità di approvvigionamento anche per la crescente economia cinese, che per via del suo rapido sviluppo ha bisogno di importare quantità importanti di gas attraverso rotte più sicure di quelle oceaniche, da cui, oggi, la Cina soddisfa la propria richiesta interna.

 

Nella giornata di giovedì, 27 Settembre, Gazprom ha invitato Pechino coprire il 40% dei costi per i lavori sulla conduttura, provocando, come riportato dall’autorevole Reuters, uno stallo nelle trattative per il rinnovo dei contratti per l’esportazione di gas.

 

La Cina stinge i rapporti col Turkmenistan

 

L’impasse sull’asse sino-russo – che appare solido sul piano politico, ma è molto fragile sul piano energetico – nel recente passato ha registrato un’altro episodio legato al gasdotto Altai, progettato da Gazprom per rifornire di gas la Cina transitando presso la regione in cui la Federazione Russa e il territorio cinese confinano direttamente.

 

Nel 2011, le parti non sono riuscite a risolvere una controversia contrattuale: alla richiesta da parte di Pechino di uno sconto sulle tariffe, la Russia ha congelato l’operazione. In pronta riposta, la Cina si è rivolta al Turkmenistan, con cui le relazioni sono ben avviate dal 2009.

 

Il Governo turkmeno – che si trova a gestire il quarto Paese al Mondo per gas posseduto nel proprio sottosuolo, ha infatti consentito a circa 40 enti cinesi la compartecipazione a progetti energetici sul territorio nazionale, ed ha riconosciuto a Pechino il diritto di sfruttamento dello Yolotan Settentrionale: una delle riserve di oro blu più capienti al Mondo.

 

Matteo Cazzulani

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