“Gigia” Murano, l’avvelenatrice di Monserrat — Lombardi nel Mondo

“Gigia” Murano, l’avvelenatrice di Monserrat

La storia dal sapore di Triller che vede come protagonista “Gigia” Murano: colpevole o innocente?

María de las Mercedes Bernardina Bolla Aponte in Murano, più nota come “Yiya” (Gigia) Murano, nacque il 20 maggio 1930 a Corrientes (Argentina).

Proveniente di una famiglia italo – argentina di militari, faceva parte della classe alta argentina.

Gigia era molto convincente nel parlare anche se un po’ mitomane. Capace di creare le storie più incredibile…e la gente ci credeva.

Benché sembrasse una donna colta e ricca, era precisamente tutto il contrario, l’assenza di educazione e i continui problemi economici aumentavano. In più sprecava molto in abbigliamento di stile ed un sacco di gioielli.

Ovviamente così non riuscì mai ad arrivare a porto sicuro. Suo marito, l’italo-argentino Antonio Murano, la lasciò e i suoi problemi aumentarono ancor di più.

Abituata al lusso, Gigia cominciò a indebitarsi per cui decise di convincere le sue amiche ad investire i loro risparmi ad un alto tasso che lei offriva. Così, ingenti somme di denaro finirono nelle sue mani.

Anche una sua cugina, Carmen Zulema del Giorgio in Venturini -vedova da qualche tempo di un imprenditore italo – argentino- rimase intrappolata nella ragnatela di Gigia.

Si dice che Carmen e la Murano scambiavano presenti tra di loro. Siccome la vedova le regalava piante, Gigia ricambiava con biscotti e dolci che lei stessa preparava.

Andavano insieme dappertutto finchè, nel gennaio 1979, Gigia convinse Carmen ad affidarle $ 20,000,000, una grossa somma, presto raddoppiata vantaggiosamente da un avvocato amico suo della città di Mar del Plata. Il capitale sarebbe stato consegnato alla vedova il 27 marzo di quell’anno.

Il 9 febbraio, una delle amiche di Gigia, che le aveva anch’essa affidato i propri soldi, Nilda Gamba, fu a cena dai Murano, fino a notte inoltrata. L’indomani cominciò a sentirsi molto male. Il chirurgo diagnosticò intossicazione. La Murano si offrì a curarla mentre Nilda man mano peggiorava, in seguito entrò in stato di coma e, la domenica 11 febbraio, morì.

Gigia cercò un medico che potesse certificare che il decesso fu a causa di un “paro cardiaco no traumático”, così diceva l’autopsia.

Quando Gigia deve riportare i soldi ad un altra amica sua, Lelia Formisano in Ayala, la Murano andò da lei a prendere il te e a chiederle di rimandare la data di cancellazione del debito.

Entrambe decisero di andare a Mar del Plata insieme. Il 19 febbraio 1979, Murano passò a prendere la Formisano a casa sua. Carlos Alberto Zamora, il portinaio del palazzo, vide uscire le due donne.

Un’ora dopo Gigia ritornò sola, cercando l’amica disperatamente. Al posto del portinaio c’era invece la moglie, Matilde Elena Fuentes in Zamora, che solo si ricordava Leila mentre usciva con la Murano.

Dopo essersi negata a disturbare l’amica che sicuramente riposava, la Murano se ne andò per tornare di sera da Leila e andare al cinema, come avevano stabilito. Sembrava che all’appartamento non ci fosse nessuno.

Il 22 febbraio i vicini dell’edificio avvertirono che l’appartamento di Leila puzzava e nessuno rispondeva al campanello. Il portinaio ed un vicino tentarono di aprire la porta, chiusa dall’interno. Più tardi, la polizia entrò dal balcone contiguo, trovando il cadavere della donna seduto davanti il televisore. Accanto a lei, un piatto con dei resti di pesce e una tazzina di te. Nel frigo c’era pure un piatto con biscotti alla crema.

Lo stesso chirurgo della funeraria marplatense rilasciò il certificato di defunzione dichiarandola deceduta per un “infarto di miocardio no traumático”. Ciò evitava l’autopsia ancora una volta.

Il 24 marzo 1979 toccò il turno alla terza creditrice di Gigia: Carmen Zulema del Giorgio in Venturini. Quel giorno sentì nausea ed un profondo disagio. Prese il corridoio per uscire fuori ma non ce la fece, perse l’equilibrio e cadde giù dall’alto della scala.

Proprio in quel momento arrivava Yiya chiedendo se prima di svenire la cugina aveva detto qualcosa.

Mentre aspettava l’arrivo dell’ambulanza, la Murano chiese al portinaio José una copia della chiave dell’appartamento per cercare una agendina per poter avvisare i parenti.

L’avvelenatrice di Monserrat si lamentava a voce alta: “mio Dio, e’ la terza amica che muore in poco tempo!” e uscì dall’appartamento con un pezzo di carta e un barattolo.

Carmen Zulema morì nell’ambulanza. Yiya l’accompagnava e chiedeva al dottore se ci voleva un’autopsia. I medici certificarono la causa di morte: infarto. Sembrava che tutto andasse bene.

Nel frattempo, le figlie di Carmen Zulema si accorsero che il documento di $ 20,000,000 firmato dalla Murano, non c’era più.

Ecco perchè la polizia cambiò la copertina da “morte naturale” a “morte dubitosa”. L’autopsia permise poi di scoprire le tracce di cianuro nel cadavere della sfortunata Carmen.

Biscotti in frigo, barattoli sospettosi e grossi debiti, portarono l’inchiesta fino alla Murano. Il 27 aprile 1979, la polizia l’arrestò nel suo appartamento di Via Messico 1100 e venne reclusa in Ezeiza. Lei si dichiarò innocente. Riconobbe di aver preso qualche somma di denaro ma mai aver ammazzato le amiche.

La procura chiedeva catena perpetua per Yiya ma il 15 giugno 1982 il giudice di Sentenza, Angel Mercardo, la dichiarò innocente e in seguito ottenne la libertà.

La pressione imposta dalle famiglie delle vittime faceva sì che la risoluzione della Sala Terza della Camera del Crime -del 28 giugno 1985- fosse molto breve: perpetua per triplice omicidio all’Avvelenatrice di Monserrat.

Lei insisteva sulla sua innocenza: “mai invitai nessuno a mangiare”, furono sempre le sue parole.

A Yiya Murano nel 1993 venne commutata la pena per 25 anni di prigionia per omicidio qualificato per avvelenamento e truffa.

Il 20 novembre 1995, dopo sedici anni di prigionia, veniva liberata e, Gigia, per ringraziare tutti, inviava ai giudici una scatola di dolci. Non si sa di certo se qualcuno di loro li abbia mai assaggiati.

Curiosamente, Yiya Murano divide ancora oggi l’opinione pubblica tra chi pensa che è una assassina simpatica e chi la credono assolutamente innocente.

Negli ultimi anni risiede nel Quartiere di La Boca. Dalla casa per anziani in cui risiede accetta interviste della televisione interessata alla storia dell’“Avvelenatrice di Monserrat”.

 

Jorge Garrappa Albani–Redazione Portale Lombardi nel Mondo

www.lombardinelmondo.org – jgarrappa@hotmail.com

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