L’immigrazione in Lombardia — Lombardi nel Mondo

L’immigrazione in Lombardia

Nella Sala dei Cinquecento di Palazzo Lombardia, il 15 marzo 2012 è stato presentato l’Undicesimo Rapporto dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità (ORIM) che aggiorna dettagliatamente la situazione degli immigrati in Lombardia.

Dopo il forte rallentamento registrato nel 2010 dei flussi in entrata, il fenomeno migratorio in Lombardia riprende vitalità. L’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità (Orim) calcola che al 1° luglio 2011 la popolazione straniera proveniente da Paesi a forte pressione immigratoria (Pfpm) presente in Lombardia è di 1 milione e 269mila unità (regolari e non), 81mila in più rispetto al primo luglio del 2010 (+7%) in cui si stimavano 1 milione e 188mila presenze. Gli immigrati in Lombardia rappresentano il 23,7% del totale nazionale valutato in poco meno di 5 milioni e 187mila immigrati provenienti da Pfpm. In regione si contano 13 stranieri ogni 100 residenti. I dati Orim degli ultimi anni mostrano una tendenza verso un’immigrazione sempre più di dimensione famigliare e confermano come l’istituzione famigliare sia un forte elemento di coesione sociale. In Lombardia uno straniero su tre vive in un nucleo famigliare completo, con coniuge e almeno un figlio, mentre sono oltre 67mila gli stranieri sposati o con partner italiano. Passando alle singole nazionalità: in cima alla classifica ci sono i rumeni con 172,2mila unità (+ 7,3% rispetto al 2010, in cui erano 160,5mila), seguiti dai marocchini con 131,8mila e dagli albanesi con 118,6mila unità. In aumento anche gli alunni stranieri che passano da 164.036 presenze dell’anno scolastico 2009/2010 a 173.051 dell’a.s. 2010/2011 (+5,5%) e rappresentano il 24,3% del totale degli alunni con cittadinanza non italiana presenti nel nostro Paese. I dati confermano la forte attrattività del territorio lombardo. Infatti nel 2011 hanno tenuto le stime di assunzioni di lavoratori immigrati sul territorio lombardo, a conferma di un trend di stabilità (tra i 18mila e i 20mila assunti) partito nel 2009. Da notare però che si tratta di volumi molto più bassi (meno della metà) di quanto visto in un anno come il 2007 quando gli assunti erano a quota 40mila. Rimane stabile invece la componente irregolare: i soggetti privi di un valido titolo di soggiorno sono stimati in 116mila unità, solo tremila unità in più rispetto al 2010. Nel 2011 il livello di disoccupazione tra gli immigrati con età superiore ai 14 anni presenti in Lombardia è del 12%, quasi il doppio rispetto al 2008 anno in cui era al 6,9%. Infine rispetto al livello medio di integrazione, i dati del Rapporto Orim mostrano che gli immigrati presenti sono sempre più integrati. L’indicatore che ne misura l’intensità (e che vale 0 in caso di assenza di integrazione e 1 in caso di massima) è passato da un valore medio di 0,40 nel 2001 a 0,65 nel 2011. In cima alla classifica delle province con il miglior grado di integrazione c’è Lodi.

Sono questi alcuni risultati de “L’immigrazione in Lombardia: famiglia motore di coesione sociale”. Quest’anno infatti l’Orim ha deciso di prestare una specifica attenzione al tema della famiglia, dedicandovi uno specifico approfondimento. Al convegno, promosso da Regione Lombardia, Éupolis istituto superiore per la ricerca, la statistica e la formazione e Orim e introdotto da Giulio Boscagli, assessore alla famiglia e solidarietà sociale, in sostituzione di Roberto Formigoni,Presidente Regione Lombardia, e da Mariella Enoc, Presidente Fondazione Ismu, hanno partecipato tra gli altri (in ordine di intervento): Rosella Petrali, Direttore Vicario Direzione Generale Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale, Regione Lombardia; Vincenzo Cesareo, Coordinatore Generale ORIM; Gian Carlo Blangiardo, Università degli Studi di Milano Bicocca; Dimitris Kalogeropoulos, Membero del Comitato delle regioni, Unione Europea Commissione Civex, Maria Assunta Rosa, Vice Prefetto Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, Ministero dell’Interno; Natale Forlani, Direttore Generale Immigrazione, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ha moderato Federica Ancona, coordinatrice Osservatori Area Sociale, Éupolis Lombardia in  sostituzione di Alberto Brugnoli, direttore generale Eupolis Lombardia.

Nel corso della giornata i componenti del Comitato Scientifico hanno approfondito con i loro interventi alcuni aspetti specifici relativi alle migrazioni sui seguenti temi: famiglia, devianza, casa, giovani, normativa, salute, lavoro, associazionismo, accoglienza, scuola, formazione professionale, prostituzione.

1. GLI IMMIGRATI IN LOMBARDIA

I flussi migratori nella nostra regione riprendono a crescere: al 1° luglio del 2011 la popolazione straniera proveniente da Paesi a forte pressione immigratoria (Pfpm) presente in Lombardia è stimata da Orim in 1 milione e 269mila unità (regolari e non), 81mila in più rispetto al primo luglio del 2010 (+7%) in cui si stimavano 1 milione  e 188mila unità. Gli immigrati in Lombardia rappresentano il 23,7% del totale nazionale stimato in poco meno di 5 milioni e 187mila immigrati provenienti da Pfpm. In Lombardia si contano 13 stranieri ogni 100 Famiglie. I dati Orim degli ultimi anni mostrano una tendenza verso un’immigrazione sempre più di dimensione famigliare. In Lombardia uno straniero su tre vive in un nucleo famigliare completo, con coniuge e almeno un figlio. Passando alle coppie miste, sono oltre 67mila gli stranieri sposati o con partner italiano, per tre quarti donne soprattutto est-europee (22mila) e latinoamericane (oltre 15mila). L’istituzione familiare rappresenta oggi un importante motore di coesione sociale in Lombardia: infatti l’indice d’integrazione si accresce del 70 per cento circa per chi convive con moglie e figli (chi ha riunito la famiglia infatti vanta un indice medio di 0,66 contro lo 0.399 di chi ha una famiglia lontano).

Densità. La maggiore incidenza si trova nella città di Milano, dove il rapporto è di 20 immigrati ogni 100 residenti. Seguono le province di Brescia (16 per 100), Mantova (15 per 100), Lodi e Cremona (14 per 100), Bergamo (13 per 100), Pavia (12 per 100).

Aumentano i residenti. Al 1° luglio 2011 gli iscritti in anagrafe hanno per la prima volta superato il milione di unità: sono infatti un milione e 60mila i residenti, 79mila in più rispetto allo stesso periodo del 2010. Tale incremento, che assorbe la quasi totalità della crescita dei presenti, conferma la tendenza degli immigrati verso una situazione di stabilità e un progressivo radicamento sul territorio regionale. I regolari non ancora iscritti in anagrafe sono 93mila.

Stabili gli irregolari. Sono 116mila i soggetti privi di un valido titolo di soggiorno, solamente tremila unità in più rispetto al 2010, anno in cui se ne stimavano 113mila. Gli irregolari rappresentano il 9,2% del totale dei presenti: tale percentuale corrisponde al più basso tasso di irregolarità registrato nel corso degli ultimi dieci anni. Si contano 10 irregolari ogni 100 presenti in quasi tutte le circoscrizioni, con la sola eccezione nella provincia di Milano dove se ne contano 11 (12 se consideriamo solo il capoluogo). Ai vertici della graduatoria dell’irregolarità si collocano ancora una volta i marocchini (14mila non regolari), seguiti dagli egiziani che con 11mila unità (leggermente in aumento rispetto al 2010) hanno superato gli albanesi (poco meno di 11mila). Gli irregolari si concentrano soprattutto nella provincia di Milano che ne conta 49,8mila (nel 2010 erano 47,5mila), di cui 30,3mila nel comune capoluogo. Seguono la provincia di Brescia con circa 17mila presenze irregolari (nel 2010 erano 15,5mila) e quella di Bergamo con 12,2mila (in diminuzione rispetto al 2010 in cui erano 14,1mila). Tutte le altre province si attestano al di sotto delle 10mila unità.

Milano. La provincia di Milano accoglie a metà 2011 un totale di 460,4mila immigrati provenienti da Pfpm (+8,5% rispetto all’anno precedente in cui se ne contavano 424,4 mila). Il comune capoluogo totalizza 263,1 mila presenze, quasi 20mila in più rispetto al 2010. La città di Milano si conferma come l’area a maggiore densità: 20 stranieri ogni 100 residenti.

La classifica delle altre province. Dopo quella di Milano le province con più immigrati sono Brescia (202,6mila, + 5,8% rispetto al 2010) e Bergamo (142,9mila +3,7%). Seguono Varese (79,9mila, +7,6%), Monza-Brianza (77mila, +8,5%), Pavia (66mila, +6,1%), Mantova (64,2mila, +3,3%), Como (53,1mila,+9,3%), Cremona (49,2mila, +4,7%), Lecco (33mila, +6%), Lodi (31mila, +6,2%), Sondrio (9,9mila, +7,8%).

Provenienze. Al 1° luglio 2011 in Lombardia si conferma ancora una volta il primato degli est-europei con 444mila unità, circa 29mila in più rispetto al 2010. Al secondo posto si collocano gli asiatici con 299mila presenti (21mila unità in più del 2010). Infine i nordafricani, con 249mila presenze (9mila in più del 2010), precedono i latinoamericani, con 170mila unità (17mila in più del 2010), e gli altri africani con 107mila unità (5mila in più del 2010). In termini relativi gli est-europei detengono una quota del 35% del totale regionale, di cui più della metà è attribuibile a cittadini extra UE (19,2% contro il 15,8% dei neocomunitari). Agli asiatici va il 23,6%, ai nordafricani il 19,6%, ai latinoamericani il 13,4% e agli altri africani l’8,4%. Passando alle singole nazionalità: in cima alla classifica ci sono i rumeni con 172,2mila unità (+ 7,3% rispetto al 2010, in cui erano 160,5mila), seguiti dai marocchini con 131,8mila e dagli albanesi con 118,6mila unità.

Migliora l’integrazione: Lodi prima in classifica. Gli immigrati presenti in Lombardia sono sempre più integrati. L’indicatore che ne misura l’intensità (e che vale 0 in caso di assenza di integrazione e 1 in caso di massima) è passato da un valore medio di 0,40 nel 2001 a 0,65 nel  2011. Si può quindi affermare che attualmente immigrati abbiano raggiunto in media condizioni migliori nella misura del 60% in più rispetto al collettivo di quelli presenti nel 2001, almeno alla luce degli indicatori relativi a stabilità residenziale, condizione giuridica, abitativa e lavorativa, che sono stati presi in considerazione nel calcolo del livello di integrazione raggiunto. Rispetto al 2001 sono gli ucraini a registrare il miglioramento più intenso: se nel 2001 tre su quattro erano illegali e lavoratori irregolari, oggi il 64% ha un permesso di soggiorno; il 28% possiede la carta di soggiorno o la cittadinanza italiana e il 77% ha un lavoro regolare. Lodi spicca tra le province con il miglior grado di integrazione (0,61). A Lodi infatti il 67% degli immigrati ha una condizione di soggiorno stabile (contro il 56% dell’intero campione) e il 30% abita in casa di proprietà (contro il 22% tra tutti gli immigrati lombardi). Seguono le province di Cremona (0,60), Lecco e Bergamo (0,59), Varese e Sondrio (0,58), Milano (0,57, Milano città 0,53). Se guardiamo le provenienze, gli indici più elevati di integrazione appartengono agli est-europei comunitari (0,65): gli elevati punteggi sono dovuti principalmente al fatto che essi godono della miglior condizione possibile rispetto allo stato giuridico. Per lo stesso motivo la Romania occupa la prima posizione nella classifica d’integrazione tra le cittadinanze più numerose presenti in Lombardia. Seguono l’Albania (0,59), l’India, l’Ecuador e il Marocco (0,58); il Perù (0,57). Tra i più integrati: i laureati, persone con permesso di soggiorno per lavoro autonomo e/o famiglia, impiegati, artigiani, medici e paramedici, intellettuali e immigrati che non mandano denaro al paese di origine.

2. LAVORO

Nel 2011 il livello di disoccupazione tra gli immigrati con età superiore ai 14 anni presenti in Lombardia è del 12%, quasi il doppio rispetto al 2008 anno in cui era al 6,9%. E’ sul medio-lungo periodo che i dati raccolti dall’Orim mostrano gli effetti della crisi sull’occupazione. Dal 2008 al 2011 il calo della quota di occupati ha fatto segnare un balzo in avanti del 5,1%. Il 2011 si è chiuso con una disoccupazione maschile al 13,0% (era del 13,2% nel 2009 e del 16,6% nel 2010), toccando anche tra le donne il picco del 10,9% (era del 9,2% nel 2009 e del 9,5% nel 2010). L’occupazione invece interessa ora il 79,1% dei maschi (-11%) e il 61,2% delle femmine (-5,5%).

Operai generici ed edili i più colpiti. I lavoratori maschi immigrati nell’arco dell’ultimo quadriennio hanno mostrato segni di sofferenza più marcati in settori come il manifatturiero (la quota di operai generici nell’industria è diminuita del -2,5%, quelli specializzati dello -0,8%) e le costruzioni (la quota di operai edili è inferiore di 2,5 punti rispetto al 2010). Resistono gli operai agricoli (+1,4%) e gli operai generici del terziario (+1,1%). Sul fronte femminile da notare soprattutto la crisi della professione domestica (fissa -1,8%, a ore -2,5%).

Calano i redditi tra i single e tra le famiglie numerose. Anche la dinamica dei redditi nel quadriennio 2008-2011 è critica: sebbene i guadagni delle donne straniere risultino cresciuti leggermente (+1,3%), gli uomini stranieri hanno visto calare le proprie entrate del 2,4% (senza dimenticare la perdita di potere d’acquisto dei salari generalizzata che nel frattempo è venuta a maturare). Altro segno negativo è quello sul fronte dei redditi per i nuclei familiari, dove il calo medio è stato dello 0,4%. Il tipo di famiglia più frequente – quella a tre componenti – è stata tuttavia l’unica ad aver fatto registrare un incremento (+1,8%), laddove si registrano minori entrate, attorno al – 2%, per tutte le altre tipologie familiari, a esclusione di quelle considerate più vulnerabili ovvero i single (-10,5%) e le famiglie numerose (sei o più componenti) che hanno perso il 3,9%.

Si dimezzano le assunzioni dal 2007. Nel 2011 le stime di assunzioni di lavoratori immigrati sul territorio lombardo si sono mantenute sugli stessi livelli dell’anno precedente, a conferma di un trend di stabilità (tra i 18mila e i 20mila assunti)  partito nel 2009. Da notare però che si tratta di volumi molto più bassi (meno della metà) di quanto visto in un anno come il 2007 quando le previsioni di assunzione raggiunsero quota 40mila. La domanda di assunzione di stranieri continua ad avere i suoi spazi di elezione nel comparto della costruzione (dove rappresentano il 27% del totale della domanda), de turismo (23%) e dei servizi alle persone (21%).

3. CRIMINALITA’

In Lombardia nel 2010 (ultimi dati disponibili) rispetto al 2004 il rapporto tra il numero di persone straniere e italiane denunciate e arrestate/fermate si è avvicinato alla parità: ogni 90 stranieri denunciati arrestati/fermati, 100 italiani subiscono lo stesso trattamento. Sempre rispetto al 2004 però il numero degli stranieri denunciati è aumentato del 29% (contro il 22% per gli italiani). Nel 2010 gli stranieri denunciati e fermati/arrestati per lesioni dolose sono il 42% del totale al livello regionale, dato in aumento del 9,7% rispetto al 2004 e del 1,8% rispetto al 2009 (nella sola provincia di Milano la percentuale sale al 66,3%, contro il 46,6% del 2009). Nel 2010 il 60% delle persone denunciate e arrestate/fermate per furto è di origine straniera, dato stabile rispetto al 2009 ma in aumento del 2,1% rispetto al 2004 (nella sola provincia di Milano la percentuale nel 2010 è del 75,5% contro il 64,7% del 2009). Per le rapine, la percentuale degli stranieri sul totale delle segnalazioni è del 47,1%, in aumento rispetto  al 2009 del 5,2% e rispetto al 2004 del 7,1% (nella sola provincia di Milano la percentuale nel 2010 è del 63,5% contro il 43,9% del 2009). Per i reati connessi agli stupefacenti, gli stranieri sono il 54,2% del totale delle persone segnalate, in diminuzione dell’1,2% rispetto al 2009 e in aumento del 5,3% rispetto al 2004 (nella sola provincia di Milano la percentuale nel 2010 è del 68,8% contro il 53,9% del 2009).

La criminalità minorile aumenta più tra gli italiani che tra gli stranieri. In controtendenza invece i dati del 2010 sulla criminalità minorile: rispetto al 2004 i minori tra i 14 e i 18 anni italiani segnalati sono aumentati del 78,2%, contro il 37,8% di aumento tra i minori stranieri della stessa fascia d’età. Rispetto al 2004 gli italiani minorenni segnalati hanno superato gli stranieri per le rapine e per i reati legati allo spaccio di stupefacenti. Una tendenza preoccupante e di difficile spiegazione.

4. SALUTE

Nel 2010 (ultimi dati disponibili) la quota delle degenze attivate da stranieri si attesta al 7,9% del totale regionale (7,7% nel 2009). Nel 2010 ci sono state 113.075 degenze di pazienti stranieri,  918 in meno rispetto al 2009 in cui erano 113.993 (-0,8%). I ricoveri in day hospital di pazienti stranieri costituiscono invece il 4,3% del totale prodotto dal sistema lombardo (4,4% nel 2009). Anche per il day hospital si è verificata una contrazione: i pazienti stranieri hanno registrato 849 giornate in meno rispetto al 2009 (-1,7%).

Tubercolosi e Hiv. L’80-90% delle patologie infettive contratte dagli immigrati sono acquisite nel paese ospitante anche a causa delle precarie condizioni di vita. Sia la tbc che l’Hiv sono spesso collegate al livello di povertà e degrado esistenziale di chi le contrae. Infatti le malattie infettive che le persone straniere portano dal luogo d’origine, come la tbc e l’Hiv, rappresentano meno del 10%. I dati del 2010 sono in linea con quelli dell’anno precedente: 768 stranieri regolari e 182 irregolari sono stati ricoverati per tbc, contro 821 italiani. I numeri non sono alti, ma se guardiamo il tasso grezzo di ospedalizzazione (x100.000) per tbc notiamo che negli italiani è 9,3, mentre negli stranieri è il 71,4, e negli irregolari addirittura il 161,1. Ciò dimostra che la popolazione irregolare è molto più a rischio a causa della propria condizione di irregolarità. Passando ai ricoveri per Hiv, nel 2010 si sono avuti 577 casi tra gli stranieri regolari e 154 tra gli irregolari, contro 3.116 tra gli italiani. La differenza di numeri tra italiani e stranieri è dovuta al fatto che l’Hiv è più diffuso della tbc tra la popolazione italiana. Prendendo in esame i tassi grezzi di ospedalizzazione per diagnosi di Hiv la differenza tra italiani e stranieri è comunque significativa. Il tasso per gli italiani risulta di 35,2, per gli stranieri 53,7 e per i soli stranieri irregolari 136,5.

Parti e interruzioni di gravidanza.

Il 2010 segna una diminuzione del numero totale dei parti (96.169 contro i 98.261 del 2009). La contrazione si riscontra non solo nella componente italiana, ma anche in quella straniera: i parti delle donne straniere nel 2010 sono stati 24.635, contro i 25.083 del 2009. Nel 27% dei casi le immigrate ricorrono al parto strumentale avvicinandosi sempre di più agli standard di medicalizzazione delle italiane (29,8%). La frequenza delle complicanze è maggiore tra le straniere (6,5% dei casi) che tra le italiane (5,2%): il dato si potrebbe spiegare con l’inadeguato accesso ai servizi sanitari da parte delle immigrate. Il numero degli aborti aumenta di pochissimo, passando da 12.080 casi del 2009 ai 12.094 del 2010, su un totale di 36.729 (totale aborti di donne italiane e straniere). Mentre la percentuale di aborto delle donne italiane è stata nel 2010 del 23,7%, lievemente superiore a quella del 2009 (23,1%), nelle donne immigrate questa percentuale (32,9%), che risulta come sempre più elevata di quella delle donne italiane, è anch’essa solo lievemente più elevata di quella del 2009 (32,5%). Tra le donne straniere irregolari diminuisce non solo il numero degli aborti, che passa da 1.986 del 2009 a 1.336 del 2010, ma anche la percentuale di aborto, da 89,9% nel 2009 a 67,4% nel 2010. Si tratta comunque di un dato seppure diminuito ancora preoccupante. Il valore più alto di numero delle interruzioni di gravidanza tra le straniere (regolari e non) si riscontra nelle peruviane che abortiscono nel 50,7% dei casi, seguite da nigeriane (47%), e moldave (41,9%).

5. GLI ALUNNI STRANIERI

L’Orim calcola che gli alunni stranieri in Lombardia sono in aumento e passano da 164.036 unità dell’anno scolastico 2009/2010 a 173.051 dell’a.s. 2010/2011 (+5,5%). Gli studenti stranieri in Lombardia rappresentano il 24,3% del totale degli alunni con cittadinanza non italiana presenti nel nostro Paese. L’incidenza percentuale di tali alunni, ovvero il peso che la componente straniera ha sulla popolazione scolastica complessiva presente in Lombardia, ha registrato una crescita costante passando dal 10,3% del 2007/08 al 12,5% del 2010/11 (l’incidenza a livello nazionale è del 7,9%). Passando ai diversi ordini di scuola, l’incidenza più alta si registra ancora una volta nella scuola primaria col 14% (contro il 9% a livello nazionale), ma la crescita più marcata è nella scuola dell’infanzia, dove in Lombardia il valore è passato in tre anni dal 10,9% al 13,7% per effetto dell’alta natalità delle coppie straniere. In aumento anche il numero degli alunni stranieri nati in Italia: nell’anno scolastico 2010/2011 in Lombardia sono 83.240 e rappresentano il 48% degli immigrati che frequentano le scuole in Lombardia.

A Mantova gli alunni stranieri sono il 17,8%. Nell’anno scolastico 2010/11 sono Milano (53.398), Brescia (23.461) e Bergamo (16.121) le città con più di alunni stranieri della regione. Ma l’incidenza maggiore si registra a Mantova, dove gli alunni stranieri rappresentano il 17,8% del totale della popolazione scolastica, seguita da Brescia (16,5%) e Cremona (15,6%).

Tetto del 30%. In Lombardia il 7,7% delle scuole supera la soglia massima di incidenza del 30% di alunni stranieri, un dato al di sopra della media nazionale (3,9%), mentre il 10% di scuole registra una percentuale di alunni con cittadinanza non italiana uguale a 0 (contro il 24,3% della media nazionale). Il maggior numero di concentrazione si registra nelle scuole dell’infanzia dove il 9,8% hanno oltre il 30% di iscritti stranieri.

Aumentano gli iscritti all’università. Il numero di iscritti all’università nell’anno accademico 2010/11 in Lombardia è aumentato del 12,9% rispetto al 2007/08. In Lombardia gli immatricolati stranieri sono 2.745, di cui 518 all’Università degli studi di Milano, 445 al Politecnico di Milano e 306 alla Bocconi. In Lombardia l’incidenza degli universitari stranieri sul totale è del 5,6% (contro il 5,2% del 2007/08).

Preferiscono gli istituti professionali e tecnici. Gli alunni stranieri hanno una marcata tendenza a indirizzarsi in percorsi professionali e tecnici, rispetto agli alunni italiani. In totale gli alunni stranieri iscritti alle scuole secondarie di II grado sono 32.918 (+5,7% al 2009/10, in cui erano 31.129), di questi il 42,8% è iscritto agli istituti professionali (dove l’incidenza è del 19%), il 41,5% in quelli tecnici (dove l’incidenza è del 10%) e il 13,3% nei licei (incidenza del 3,1%).

 

6. LA CASA

Il miglioramento delle condizioni abitative degli immigrati, registrato nel biennio 2009-2010, ha subito una battuta d’arresto nel corso del 2011. L’acquisto di una casa e i contratti d’affitto sono diminuiti in Lombardia rispettivamente dell’1,3% e dell’1%. Se due anni fa si era registrato un aumento sia dei nuclei familiari proprietari, che avevano toccato quota 36mila, sia delle famiglie affittuarie in regola (più di 65mila), nel 2011 questa dinamica si è invertita. Il numero delle famiglie proprietarie e affittuarie si è infatti contratto rispettivamente di 16mila e 12mila unità. Nel confronto con il 2010 vi è stata anche una flessione sensibile dei proprietari all’interno delle famiglie residenti da oltre 10 anni (-6%) e/o con un minimo di anzianità di 5 anni (-2,6%). Sempre rispetto al 2010, la quota di proprietari provenienti da paesi latinoamericani, paesi asiatici e da paesi del Centro-Sud Africa sono scesi rispettivamente del 4%, del 2,2% e del 3,1%, mentre le restanti macro-aree (Est Europa e Nord Africa) hanno registrato, in controtendenza, un +0,4%. A tutti questi cali si accompagna una crescita delle situazioni d’affitto irregolare (senza contratto quindi) e una ripresa del fenomeno dell’ospitalità gratuita offerta dalla rete di parenti e amici. Tra il 2009 e il 2010 quest’ultima modalità abitativa (diffusa soprattutto nelle famiglie provenienti dall’Asia e dall’Africa) si era ridotta di circa 9mila unità per poi tornare a crescere del doppio (18mila unità) negli ultimi 12 mesi. Stabile invece il numero degli stranieri in coabitazione (con contratto o senza contratto) e la componente di lavoratori, soprattutto lavoratrici, che risiedono sul luogo di lavoro. Per quanto riguarda le situazioni di estrema precarietà abitativa, risultano cresciuti di 4mila unità gli stranieri che hanno dichiarato di vivere in baracche/luoghi di fortuna, così come è cresciuto di 3mila unità il numero di occupanti abusivi.

7. LE STRUTTURE D’ACCOGLIENZA

Considerando il quadriennio 2008-2011 il numero delle strutture di accoglienza attive in Lombardia è rimasto intorno alle 300 unità (ha fatto eccezione il 2009 quando ne sono state rilevate 294). Anche nel 2011 oltre il 30% delle realtà mappate si trova in provincia di Milano (più precisamente a Milano città). Seguono le province di Brescia (con 38 strutture), Cremona (31) e Pavia (26). Il numero complessivo di posti letto a fine 2011 è salito a 6.678 (con un aumento di 458 unità rispetto al 2010). Le provincie con più posti letto sono Milano – 2.600 letti pari a circa il 39% dell’offerta – e Brescia (977 posti, 14,6% dell’offerta).

In aumento gli ospiti. Nell’ultimo anno c’è stato un aumento di ospiti: al 1° aprile 2011 nei centri di accoglienza lombardi risultavano ospitate 5.437 persone, con 609 ospiti in più rispetto alla stessa data del 2010. Le cause ipotizzabili sono da un lato l’emergenza profughi dal Nord Africa (legata in particolare alla crisi tunisina), dall’altro alla crescita delle situazioni di disagio dei cittadini italiani (il mix di circa 60% stranieri e 40% italiani  presenti nelle strutture è da anni costante).

A Bergamo e a Lodi si rischia la saturazione. In crescita anche l’indice di saturazione (la percentuale di posti occupati sul totale disponibile). Se nel 2010 raggiungeva il 77,6%, nel 2011 è salito all’81,4%. Particolarmente critiche le situazioni  nella provincia di Bergamo (passata rispetto al 2010 da un indice saturazione dell’83% a uno del 92%), di Lodi (96%) e di Como (dal 59 all’80%). Trend opposto invece nelle province di Cremona e Varese che vedono scendere il proprio indice di saturazione rispettivamente al 69,8% e al 54,9%.

Il 36% paga di tasca propria. A livello regionale emerge anche che il 36% delle persone ospitate paga in modo autonomo, cioè di tasca propria, la retta di soggiorno della struttura. Uguale la percentuale delle persone che beneficia di una completa presa in carico da parte dei servizi sociali o socio-sanitari, mentre oltre il 21% degli ospiti è accolto a titolo gratuito. Infine il 6,6% paga solo parzialmente la retta (in seguito, è presumibile, ad accordi presi caso per caso). Dopo il netto calo nel corso del 2008, le prese in carico sono tornate a crescere, superando nell’arco del 2010 le 18mila unità. Milano conferma il suo primato, con il 38% delle prese in carico totali.  Seguono Brescia, Bergamo e Monza e Brianza, tutti territori al di sopra delle mille prese in carico.

8. ASSOCIAZIONISMO

A fine novembre 2011 Orim ha mappato sul territorio lombardo 368 associazioni di immigrati attive, a fronte delle 304 realtà censite nel 2010 e delle 240 nel 2009. Un fenomeno dove i numeri più significativi appartengono alla province di Milano (44% delle associazioni). Seguono, ma a distanza, le province di Brescia (13,6%) e Bergamo (8,7%). Il 59,9% delle realtà associative è attiva da oltre cinque anni, mentre un terzo ha ormai un’esperienza addirittura decennale. Una grossa fetta (41 associazioni) è promossa da cittadini del Perù, seguite da Marocco (35 associazioni), Senegal (28), Costa d’Avorio (14) e Filippine (13). Tutt’altro che omogenea la diffusione sul territorio: le associazioni di peruviani e quelle di filippini sono concentrate quasi esclusivamente in provincia di Milano, quelle di marocchini soprattutto a Bergamo, quelle di Senegalesi a Brescia. Scambio, mediazione e convivenza pacifica fra culture differenti gli obiettivi dichiarati da quasi un terzo (30,4%) delle realtà.  Il 35,1% promuove cultura e identità del paese di origine, l’11,6% si concentra su attività aggregative e sportive; sulla tutela dei diritti e l’assistenza legale (10,8%) e sulla cooperazione internazionale (27,1%). Gli obiettivi più diffusi restano comunque la promozione dell’integrazione – da non leggere però come assimilazione – nella società italiana (44,5%) e l’erogazione di servizi e aiuti ai cittadini immigrati (35.6%).

Ufficio stampa Orim (Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità) ; Francesca Serva, Via Copernico, 1 – 20125 Milano –  02.6787791 – 335.5395695 – ufficio stampaorim@gmail.com

Ernesto R Milani

ernesto.milani@gmail.com

15 marzo 2012

 

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