Guerra alla droga: un impatto ambientale tutt’altro che trascurabile — Lombardi nel Mondo

Guerra alla droga: un impatto ambientale tutt’altro che trascurabile

Secondo uno studio pubblicato da Open Society Foundation, una ONG che fa capo alla galassia di George Soros e si occupa di “sostenere la società civile” (sanità, diritti, giustizia, corruzione, etc) nelle aree più critiche del mondo, le conseguenze ambientali della guerra alla droga internazionale sarebbero persino più devastanti di quelle economiche e sociali.
Guerra alla droga: un impatto ambientale tutt'altro che trascurabile

Polizia anti-narcotici della Colombia spruzzano dei diserbanti sulle piantagioni di cocaina

Dal 18 giugno del 1971, quando i media enfatizzarono per la prima volta l’espressione “war on drugs”pronunciata dall’allora presidente americano Richard Nixon dopo un messaggio al Congresso nel quale definiva l’abuso di droghe “il nemico pubblico numero uno”, la guerra alla droga è stata proiettata su scala internazionale: in 40 anni solo gli Stati Uniti hanno speso oltre mille miliardi di dollari nella guerra alla droga su larga scala, una guerra impari e costosissima visto che secondo l’Organizzazione degli Stati Americani il commercio di stupefacenti fuorilegge genererebbe ogni anno circa 320 miliardi di dollari solo nel Nuovo Continente.

È oramai acclarato infatti che i costi economici della guerra alla droga non abbiano prodotto alcun effetto deterrente nel contrastare un mercato tanto remunerativo e fiorente da non scoraggiare continui investimenti e perdite in virtù di guadagni mai intaccati dalla guerra alla droga: lo dicono le Nazioni Unite ed oggi anche il governo degli Stati Uniti, paese nel quale sono sempre più gli Stati che hanno optato per la liberalizzazione della vendita e del consumo di cannabis (mettendo a bilancio come introiti quelli che un tempo erano dei costi). Allo stesso modo anche a livello sociale la guerra alla droga ha costi altissimi: basti pensare che nelle carceri italiane circa il 40 per cento dei detenuti (la metà in attesa di giudizio) sono reclusi per reati connessi al mercato della droga o al suo consumo, una percentuale invariata nel tempo nonostante leggi sempre più repressive approvate in materia dai vari parlamenti che si sono susseguiti negli anni.

Secondo la ricercatrice Kendra McSweeney, che ha redatto lo studio pubblicato da Open Society, le politiche internazionali di contrasto alla droga andrebbero riviste completamente: coltivatori, produttori, trafficanti sono sempre più abili e reattivi nelle risposte alla guerra alla droga e causano la deforestazione di vaste aree dell’America Latina e dell’Asia, spesso abbandonando territori oramai avvelenati da diserbanti chimici utilizzati dalle autorità per distruggere le coltivazioni.

La Sessione Speciale dell’Assemblea Generale dell’ONU del prossimo mese di aprile verterà proprio sul tema della lotta alla droga e si spera che vengano analizzati anche gli aspetti ambientali della lotta alla droga: tra il 2001 e il 2013 oltre 700.000 acri di foresta in America Latina (Colombia, Bolivia e Perù in particolare) sono stati distrutti per fare posto a piantagioni di cocaina. Erbicidi e fertilizzanti per meglio deforestare e far crescere le piantagioni, distruzione di intere aree naturali, cacciata delle popolazioni indigene, le campagne di repressione del Plan Colombia (voluto, scritto e imposto dagli Stati Uniti) che utilizzano la fumigazione per arginare la coltivazione selvaggia di piante di coca.

In Colombia è stato calcolato che oltre 1800 chilometri quadrati di foresta siano stati distrutti per fare spazio alle coltivazioni di coca tra il 2001 e il 2014, anno in cui sono state scoperte coltivazioni anche in 16 dei 59 parchi nazionali del Paese: per 15 anni aerei del governo di Bogotà hanno sorvolato le piantagioni spruzzando glifosato con un impatto notevole sulla fauna, le coltivazioni agricole, il bestiame e la salute dei residenti locali.

“La quantità di terra necessaria per produrre cocaina, marijuana ed eroina è in realtà abbastanza relativa, ma se i campi di produzione vengono distrutti continuamente, i produttori non fanno altro che spostarsi altrove, nell’intento di mantenere immutato il loro regime di produzione” si legge nel rapporto di Open Society. Se consideriamo inoltre che le stesse Nazioni Unite promuovono principi quali la valorizzazione della biodiversità, la tutela ambientale, la salvaguardia degli ecosistemi e la tutela delle popolazioni locali nell’ottica di una lotta al cambiamento climatico e di giustizia ambientale, tali politiche repressive implementate dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC) rappresentano una contraddizione in termini.

Un altro aspetto problematico sotto il profilo ambientale riguarda le rotte utilizzate dai trafficanti per lo spostamento delle merci illecite e da non sottovalutare è anche l’impatto del riciclaggio dei proventi nell’economia legale, spesso utilizzati per l’acquisto di terreni da disboscare e aziende agricole e di allevamento.

Come possono le Nazioni Unite ridurre l’impatto ambientale della guerra all droga? Secondo il rapporto di Open Society non esiste alternativa alla legalizzazione ed alla presa di coscienza da parte dei governi di tutto il pianeta degli effetti collaterali del contrasto al narcotraffico, in un mondo sempre più attento alle tematiche ambientali. Le agenzie regionali delle Nazioni Unite potrebbero inoltre, secondo la proposta contenuta nello studio, promuovere soluzioni locali come ad esempio la legalizzazione della coltivazione di cocaina in alcune zone del Perù e della Bolivia, dove da millenni le popolazioni usano le proprietà alcaline delle foglie di coca per sopravvivere alla fatica delle altitudini, o includere nel processo decisionale della guerra alla droga anche i costi degli effetti ambientali.

Tali aspetti ambientali sono l’ennesima dimostrazione di come le politiche repressive antidroga siano state una scelta antieconomica sotto ogni aspetto ed abbiano sempre e solo garantito lauti guadagni a produttori, broker e trafficanti, oltre che lo scorrere di fiumi di sangue, denaro, illegalità. Solo se la prossima sessione speciale dell’ONU saprà tenere in buona considerazione ogni rapporto indipendente sugli effetti deleteri della guerra alla droga sarà possibile cominciare ad affrontare il problema coscientemente e con strumenti efficaci, anche se con decenni di ritardo.

 

it.ibtimes.com

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