Brasile: il diritto alla «joia» — Lombardi nel Mondo

Brasile: il diritto alla «joia»

Che cos’è la felicità? Rispondere a questa domanda potrebbe essere molto più complicato di quel che sembra. Il Brasile sembra però avere le idee chiare sulla risposta: la felicità è un diritto. E sta lavorando per fare in modo che la Costituzione lo riconosca e garantisca

L’ex ministro dell’educazione del governo Lula ha proposto di introdurre «il perseguimento della felicità» tra i diritti riconosciuti dalla Costituzione brasiliana

 

 

 

Che cos’è la felicità? Rispondere a questa domanda potrebbe essere molto più complicato di quel che sembra. Il Brasile sembra però avere le idee chiare sulla risposta: la felicità è un diritto. E sta lavorando per fare in modo che la Costituzione lo riconosca e garantisca.

 

Nel 2009 il presidente Nicolas Sarkozy aveva lanciato la proposta di trovare un indice diverso da quello del Pil (il prodotto interno lordo ) per misurare il benessere della nazione, indicando invece il Fil, la felicità interna lorda.

 

La proposta in Brasile ha avuto un seguito concreto: si è creato una organizzazione non governativa di pressione “Mais Feliz”, e un senatore, Cristovam Buarque ha promosso l’iniziativa di modifica costituzionale all’articolo 6, che sancisce i diritti sociali, i quali verrebbero dichiarati fondamentali e strumentali al raggiungimento della felicità.

 

Questo il testo proposto: “Sono diritti sociali essenziali per il perseguimento della felicità, quello all’educazione, al lavoro, alla salute, al lavoro, alla casa, al piacere, alla sicurezza, alla previdenza sociale, alla protezione di maternità e infanzia, all’assistenza alla disoccupazione, garantiti da questa Costituzione”.

 

Se la modifica fosse approvata, lo stato sarà obbligato a garantire le condizioni basiche che permettono ai cittadini di essere felici. La Commissione Costituzione, Giustizia e cittadinanza del Senato brasiliano ha già approvato a fine 2010 una prima bozza di modifica, ora la discussione passa al Senato. L’aula potrebbe presto affrontare il dibattito.

 

Non si tratta di una novità: Giappone e Corea del Sud hanno già questa tutela nelle loro Costituzioni, che è presenta anche nella dichiarazioni di indipendenza degli Stati Uniti del 1776, e altri paesi europei si sono mossi promuovendo studi per cercare di misurare il livello di benessere e di felicità dei loro cittadini. In Francia e in Gran Bretagna le ricerche sono partite da uno studio dei due premi Nobel dell’Economia lo statunitense Joseph Stiglitz e l’indiano Amartya Sen, che nella misurazione coinvolge il sistema di salute, il trasporto pubblico e l’educazione come strumento di progresso.

 

La proposta ha comunque aperto un grosso dibattito nel paese sul senso della felicità e sulle cause della felicità. La “joia” brasiliana è proverbiale, e studi confermano che il popolo brasiliano è da sempre uno dei più felici sulla terra, nonostante le difficoltà e la povertà.

 

I brasiliani rivendicano infatti la capacità di essere felici in qualsiasi situazione e a prescindere dalla posizione sociale o economica. I detrattori politici della legge affermano invece che garantire i diritti sociali non implica automaticamente di rendere le persone felici, perché la felicità è individuale e soggettiva, per questo la ricerca non dovrebbe un diritti costituzionale.

 

Il senatore Buarque, ex ministro dell’educazione nel governo di Lula da Silva , ha sempre ribadito che la sua proposta vuole sancire un vincolo tra diritti dei cittadini e doveri dello Stato, per aiutare la popolazione ad avere una visione più concreta dei propri diritti. “La legge non può imporre ai cittadini di essere felici, ma impone allo stato di garantire ai cittadini tutti gli strumenti alla base della felicità”, ha affermato più volte Buarque.

 

Di Sara Milanese

Fonte: www.missionline.org

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