Trentacinque idee per far vivere il Castello — Lombardi nel Mondo

Trentacinque idee per far vivere il Castello

BRESCIA – Un gigante addormentato dalle grandi potenzialità, un luogo ricco di storia e suggestioni in attesa di valorizzazione e risveglio. Così si presenta il Castello di Brescia, 130mila metri quadrati di superficie, in gran parte scoperta, in grandissima parte difficilmente accessibile e sottoutilizzata. Così lo fotografa lo studio condotto negli ultimi due anni da un gruppo di lavoro coordinato dall’ing. Nicola Berlucchi, che su incarico del Comune ha ripreso in mano dati, planimetrie, studi degli ultimi decenni, mappe e fotografie, ha interpellato una ventina tra amministratori, enti e associazioni coinvolti a vario titolo nell’utilizzo di spazi del Cidneo, ha raffrontato il caso Brescia con esperienze simili in Italia ed Europa, e ha steso una relazione (350 pagine) che sarà presentata in città con un pubblico dibattito in programma mercoledì 6 febbraio dalle 15 nell’Auditorium di Santa Giulia.

Nelle intenzioni dei promotori e del sindaco, che vorrebbe farla approvare in Consiglio comunale, dovrebbe diventare la base imprescindibile da cui partire per ridare funzionalità («le manifestazioni richiamano ogni anno 50mila visitatori, ma sono eventi spot…» spiega Berlucchi) al monumento più importante e meno conosciuto della città.

«Il nostro lavoro è partito, dopo il convegno del 2009, da un presupposto – anticipa il progettista -: qualunque tipo di intervento, e noi presenteremo trentacinque ipotesi di lavoro semplici e percorribili in tempi più o meno brevi, non può prescindere da un data-base completo e condiviso, dalla conoscenza delle esigenze di chi il Castello lo frequenta già, e dalla ricognizione dello stato di fatto con le sue criticità e potenzialità. Non basta affidare a un architetto illustre il compito di ridisegnare gli spazi: è necessario affidarsi a diverse competenze, e aver chiare le destinazioni d’uso di un’area articolata e complessa».

Accanto all’ing. Berlucchi si sono mossi professionisti e studiosi che interverranno anche al convegno di mercoledì. Lo storico dell’architettura Franco Robecchi ha raccolto immagini e documenti d’epoca (tra cui fotografie dello studio Negri che saranno proiettate all’incontro) che evidenziano come fin dall’esposizione del 1904 il Cidneo sia stato pensato come luogo di aggregazione e svago per la città. Fiorenzo Meneghelli, esperto in storia e recupero dell’architettura militare, ha passato in rassegna esempi simili in Europa tra cui il Forte di Bard in Val d’Aosta (sarà presente il soprintendente della Regione Valle d’Aosta, nonché consigliere dell’associazione Forte di Bard, Roberto Domaine) e i due esempi che più si avvicinano al Cidneo, ossia il castello di Montjuic a Barcellona e quello di Besançon.
Hugues De Varine, esperto in processi di valorizzazione del territorio e «inventore» dell’ecomuseo, ha steso una serie di schede-proposte di intervento, dalla risistemazione delle vie di accesso all’apertura di bar e ristorante, che non sono progetti definitivi ma indicazioni di percorsi e processi per individuare, raggiungere e verificare gli obiettivi.
«Il tema è quello del metodo di intervento – spiega ancora Berlucchi – che finora è stato frammentario e disorganico».

Ecco perché prioritario è il tema dell’accesso al colle, che comprende parcheggi («quelli gratuiti sulle pendici sono occupati da chi lavora in città, non da chi va in Castello»), i percorsi di accesso e interni («che penalizzano l’utenza debole: anziani, disabili, mamme col passeggino: ci ha lavorato l’ing. Alberto Arenghi»), fino all’annosa questione dell’ascensore con le varie proposte avanzate negli anni, da Gregotti che pensava a scale mobili, all’ipotesi della Fondazione Cab di una risalita dal teatro romano, fino all’ultimo progetto di Brescia Mobilità di un ascensore dalla galleria del Castello, in realtà già studiato da Arnaldo Bigogno nell’86.

I temi sul tappeto sono tanti: i musei, il giardino botanico, il cinema all’aperto («ci sono spazi più adatti del piazzale della locomotiva, come la Fossa viscontea o il piano erboso che copre i serbatoi dell’acquedotto, prima dell’ingresso alla rocca»), il riuso della palazzina Haynau e della casa del custode, gli spazi ora occupati dal plastico ferroviario, l’area del tennis… «Su tutti, e questo non è scontato, abbiamo condiviso gli studi con la Soprintendenza ai Beni architettonici, proprio per prevenire contrasti in corso d’opera».
«Quello che emerge dallo studio – conclude Berlucchi – è che un’area complessa come il Castello esige condivisione di intenti progettuali e soprattutto l’individuazione di una struttura gestionale unica, non frammentata tra enti e assessorati, e che risponda direttamente al sindaco, in grado anche di reperire e amministrare fondi che, in presenza di un progetto di questa ampiezza, possono arrivare anche dall’Europa, dallo Stato o dalla Regione». Le 350 pagine di studio sono lì, l’auspicio è che non restino in un cassetto. Tantomeno in un cassetto dei sogni.

fonte: il giornale di brescia

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