L’internazionalizzazione delle imprese lombarde – 2 — Lombardi nel Mondo

L’internazionalizzazione delle imprese lombarde – 2

La seconda parte della tesi di Carlotta Chiodi: di fronte alla complessità dei grandi cambiamenti avvenuti nello scenario globale la Regione Lombardia ha compiuto forti scelte di competitività. Gli obiettivi di innovazione strutturale che ogni politica di competitività richiede, sono stati perseguiti soprattutto in termini di politiche per l’internazionalizzazione, per l’attrattività, per l’intermediazione e la specializzazione settoriale.

Le politiche per l’internazionalizzazione

 

In tutte le regioni che puntano ad accrescere la propria competitività, il primo passo da compiere è quello di favorire l’internazionalizzazione delle proprie imprese e del sistema produttivo regionale nel suo complesso attraverso investimenti diretti all’estero (IDE), che rappresentano un importante fattore di competitività e di stimolo alla crescita dei paesi e delle regioni. L’“internazionalizzazione attiva”, ossia l’espansione produttiva all’estero di imprese nazionali e regionali, viene considerata non solo la conseguenza della dotazione di risorse esclusive che vengono valorizzate sui mercati internazionali, ma anche il presupposto per l’ulteriore accumulazione di vantaggi competitivi.

La Regione Lombardia ha compiuto scelte importanti in questa direzione. Con alta frequenza sono state organizzate numerose missioni all’estero, guidate dalla Presidenza e accompagnate da ampie delegazioni e rappresentanze di operatori economici. La Regione, associando la dimensione politica di queste relazioni con quella economica, si è resa ambasciatrice del proprio sistema economico, contribuendo e sostenendo un intenso processo di “internazionalizzazione attiva” (investimenti lombardi all’estero). Ad integrazione di questa intensa attività “sul campo” sono stati siglati 30 protocolli di intesa con altrettante Regioni e Stati esteri, per rendere permanenti le relazioni politiche e commerciali. A Milano – seconda città al mondo non capitale dopo New York – sono circa 90 i Paesi con rappresentanze consolari che evidentemente contribuiscono a dare alla Regione Lombardia un ruolo di interlocuzione internazionale di assoluta rilevanza mondiale. Per stabilizzare e concretizzare le opportunità economiche per le proprie aziende, è stata creata la “Rete lombarda per l’internazionalizzazione”, che consiste in una serie di centri operativi, denominati Lombardia Point, presenti in tutti i continenti ad eccezione per ora dell’Oceania. Si tratta di uno strumento che assicura una presenza stabile e visibile del modello lombardo nelle aree geografiche più strategiche e offre un supporto concreto a tutte le aziende che intendono affacciarsi o rinforzare il loro ruolo sul mercato internazionale.

 

Le politiche per l’attrattività

 

Se il fronte dell’internazionalizzazione della propria economia ha indubbiamente rappresentato una priorità per le scelte di competitività della Regione Lombardia, anche le azioni per promuovere l’attrattività della regione hanno avuto un peso significativo.

L’“internazionalizzazione passiva”, cioè la presenza di imprese multinazionali estere nel paese e nella regione, può invece favorire lo sviluppo locale, attraverso l’allargamento e il consolidamento della base produttiva, il trasferimento di tecnologie e competenze (sia in modo diretto sia per effetto di spillover), lo stimolo alla competizione e l’inserimento dei fornitori nei circuiti internazionali.

Poiché l’”internazionalizzazione passiva” assume anch’essa un ruolo importante nell’attrarre investimenti esteri sul proprio territorio, la Regione ha impostato una strategia di marketing territoriale attivo, attuando politiche indirette: di infrastrutturazione, di miglioramento della qualità ambientale e della sicurezza; sempre cercando di valorizzare le azioni attivate in modo decentrato e diversificato sul proprio territorio, tali quindi da moltiplicare le occasioni attrattività.

 

La promozione delle attività di intermediazione

 

In considerazione del naturale trend di evoluzione dell’economia lombarda – da struttura prevalentemente produttrice di beni a struttura che “organizza” la produzione di beni (eventualmente anche fuori dal territorio regionale) e che produce una crescente quantità e varietà di servizi – la Regione Lombardia ha accompagnato lo sviluppo dell’attività di intermediazione. L’esempio primo di questa azione è rappresentato dalle economie esterne create perché la Fiera di Milano potesse svolgere la sua funzione che – per eccellenza – è funzione di interfaccia tra le produzioni di beni e servizi lombarde e italiane da una parte e internazionali dall’altra. Sia dal punto di vista istituzionale che da quello infrastrutturale, senza dimenticare che Fiera Milano è stata ed è uno dei suoi partner privilegiati nell’attività di internazionalizzazione, la Regione si è adoperata per rendere efficace l’azione di “intermediazione” di Fiera Milano a favore dello sviluppo economico lombardo. Ma il rafforzamento delle funzioni di intermediazione dell’economia lombarda da parte della Regione non sono confinate a Fiera Milano. L’intero sistema fieristico regionale è stato oggetto di attenzione ed è stata emanata allo scopo nel 2003 una legge apposita. Analogamente vanno citati gli interventi a favore del settore commerciale, sia quello concernente i mercati all’ingrosso che svolgono un rilevante ruolo nell’economia lombarda, sia quello concernente la distribuzione finale al consumo. I numerosi interventi normativi hanno consentito alla distribuzione commerciale lombarda di ammodernarsi, compiendo passi di liberalizzazione e modernizzazione, prestando attenzione da un lato al delicato equilibrio tra grande distribuzione e negozi al dettaglio; e, dall’altro, alle crescenti esigenze di tutela dei consumatori.

 

Il supporto alla specializzazione settoriale

 

La Regione Lombardia ha adottato una scelta differenziata nei confronti delle politiche di supporto alla specializzazione settoriale. Per quanto riguarda le attività manifatturiere la scelta di promozione della competitività si è implementata attuando misure di supporto alla ricerca e all’innovazione, agendo sui fattori, e quindi in modo trasversale a tutti i settori. Per quanto riguarda invece agricoltura, artigianato e turismo le politiche sono state più dirette, trattandosi di settori bisognosi di creazione di economie esterne – di scala e di agglomerazione – rilevanti per le singole imprese.

Con riferimento all’agricoltura, il rafforzamento della competitività delle filiere agricole e agroalimentari è stato l’obiettivo principale, attuato attraverso aiuti diretti agli investimenti aziendali e alla  trasformazione e commercializzazione dei prodotti agroalimentari; premi di insediamento; creazione della figura del Garante regionale per la sicurezza alimentare.

Nei confronti dell’artigianato le politiche sono state più orientate alla promozione dell’accesso al credito, della commercializzazione e dell’export, nel tentativo di far crescere le imprese e da modificare permanentemente atteggiamenti, comportamenti e posizionamenti degli imprenditori artigiani, così da renderli maggiormente competitivi.

Infine, per quanto concerne il turismo, la Regione Lombardia ha impostato la propria politica cercando di spingere verso la riorganizzazione territoriale. Il culmine di questo processo è stato nel 2004 con l’emanazione della legge regionale che definisce il nuovo assetto dell’organizzazione turistica regionale. Si è tratto di una legge assai snella che, provvedendo ad una radicale semplificazione della normativa in materia, ha individuato nel partenariato pubblico privato il metodo di elaborazione e gestione della progettualità e ha valorizzato il ruolo degli operatori privati; ha affidato agli enti locali le competenze di promozione turistica, di informazione e di accoglienza, in una logica fortemente sussidiaria. La politica turistica della Regione ha promosso la cooperazione tra imprese per favorire maggiori economie di scala e di scopo, e incentivato la collaborazione tra i vari attori dell’offerta turistica, condizioni ormai necessarie per accrescere la competitività settoriale; ma ha altresì sviluppato un’intensa politica orientata alla formazione del capitale umano e promosso grandi eventi e progetti – primo fra tutti il Campionato del Mondo di Sci Alpino programmato in Valtellina all’inizio del 2005 – soprattutto per sfruttare le loro importanti e diversificate ricadute territoriali permanenti.

 

Conclusioni

 

Il grado di internazionalizzazione dell’economia lombarda è aumentato a ritmi sufficientemente elevati nel periodo considerato (dal ’96 al 2004): è aumentato notevolmente sia il numero delle imprese localizzate in Lombardia a partecipazione estera (ormai oltre 3000), con un aumento dell’occupazione del 69,2% tra il 1996 e il 2003, sia il numero delle imprese estere partecipate da imprese lombarde (ormai oltre 5000), con un aumento dell’occupazione dell’87%. Le informazioni della banca dati Reprint mostrano come ormai si sia costituito in Lombardia un numeroso gruppo di PMI multinazionali, nonostante sia possibile sottolineare come il processo di delocalizzazione produttiva sia cresciuto più intensamente in altre regioni italiane.

 

Carlotta Chiodi

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