Galeazzo: “Radici nella scuola, sguardo al mercato del lavoro” — Lombardi nel Mondo

Galeazzo: “Radici nella scuola, sguardo al mercato del lavoro”

ESCLUSIVO/ La dirigente della Fondazione Università IULM (che offre formazione d’eccellenza negli ambiti, tra gli altri, della comunicazione, del marketing, delle lingue e dei nuovi media) ci presenta le attività dell’Ente e le opportunità che offre per gli italiani all’estero.

Patrizia Galeazzo, laureata in Lettere moderne e specializzata in Psico-sociologia dell’organizzazione è dirigente della Fondazione Università IULM dove presidia le attività di comunicazione, di ricerca e di formazione. Si è occupata da sempre di comunicazione e innovazione tecnologica. Le abbiamo chiesto di raccontarci le caratteristiche e le specificità della struttura che dirige, con un occhio di particolare attenzione alle opportunità che offre per i cittadini italiani residenti all’estero.

 

1.         Qual è la mission e quali sono gli obiettivi della Fondazione IULM?

 

Proporsi come ambito progettuale e organizzativo in cui università, amministrazioni e imprese possano individuare obiettivi comuni e lavorare nel campo della ricerca applicata, della formazione e dell’organizzazione di eventi culturali.

L’obiettivo strategico generale è quello di utilizzare saperi interni alla comunità universitaria (scienze della comunicazione, del marketing, dell’innovazione, del sistema salute&società, del turismo, delle lingue e del management culturale) per sviluppare originali percorsi di ricerca e formazione.

L’offerta progettuale della Fondazione si articola in quattro aree di specializzazione affidate al presidio di altrettanti prof. dell’Università IULM:

      comunicazione e sistemi relazionali

      media e creatività

      turismo e territorio

      società e salute.

Per quanto concerne la ricerca l’obiettivo è quello di realizzare percorsi progettuali che, attorno a bisogni di conoscenza e interpretazione di dinamiche esterne allo specifico didattico, siano capaci di intercettare interessi del mondo economico, culturale, sociale, politico e istituzionale  collaborando alla progettazione della governance dello sviluppo. E altresì creando opportunità culturali e professionali per la propria comunità di docenti e di laureati.

Per quanto concerne la formazione, agendo nella logica “radici nella scuola, sguardo al mercato del lavoro”, realizzare una offerta formativa capace di intercettare le vocazioni dei giovani, con strumenti capaci di interpretare in tempo reale il cambiamento sociale ed economico e con una proposta per il “dopo università” dei propri laureati e per il “ritorno in università” di chi lavora.

 

2.         Quali attività svolge la Fondazione IULM e quali opportunità offre ai cittadini italiani residenti all’estero?

 

Dei corsi di formazione a carattere internazionale come ad esempio la comunicazione della cultura supportato dall’Unesco per gli operatori delle sovrintendenze dei Paesi Balcani; un executive master contro la droga che si svolge in partnership con l’Università di San Pietroburgo e ECAD.

Rispetto alla ricerca sta svolgendo approfondimenti sull’immagine di reciprocità tra Romania e Italia, Russia e Italia e Turchia e Italia.

 

3.         Che cosa è la Scuola di Comunicazione IULM?

 

Scuola di Comunicazione IULM (http://www.scuolacomunicazioneiulm.it) è il segmento operativo che l’Università e la Fondazione IULM hanno creato, in raccordo con l’offerta dei corsi di laurea triennali e specialistici dell’Università, per l’apprendimento e il trasferimento di know-how applicativo nel campo dei processi comunicativi e relazionali promuovendo mirati pacchetti capaci di rispondere a una serie di bisogni formativi che il mondo del lavoro manifesta nelle sue continue evoluzioni.

Operativa dal settembre 2006, la progettazione e l’offerta della Scuola seguono il perimetro di specializzazione che Fondazione Università IULM ha assunto e si articolano pertanto nelle seguenti aree:

      comunicazione e sistemi relazionali

      media e creatività

      turismo e territorio

      società e salute.

Ciascuna di queste aree sviluppa più articolate linee di offerta che riflettono in generale l’insieme delle competenze disciplinari rintracciabili nell’esperienza dell’ateneo:

1.         Executive master

2.         Corsi di specializzazione

3.         Seminari e workshop

4.         Corsi su commessa

 

4.         IULM è sinonimo, anche presso i nostri connazionali all’estero, di formazione d’eccellenza e d’avanguardia. Quali sono, a suo avviso, le nuove frontiere della formazione universitaria e post-universitaria?

 

Collegarsi sempre più strettamente con il mondo del  lavoro

 

5.         Tanti giovani ricercatori italiani sono costretti a emigrare viste le carenze di strutture e opportunità che offre il nostro paese. La Fondazione IULM sembra rappresentare un’eccezione in questo panorama. Qual è il suo punto di vista?

 

La Fondazione rappresenta un modello organizzativo che per propria natura nasce con l’ambizione di intercettare le migliore risorse – laureati, dottorandi, specializzandi ecc. – che l’accademia offre al sistema paese soprattutto quando il percorso di inserimento all’interno del mondo accademico presenta, come accade attualmente, forti barriere di ingresso e scarse prospettive di consolidamento e stabilizzazione.

 

6.         Lei ha dichiarato che uno dei suoi obiettivi è “comunicare come funziona Milano”. Soprattutto pensando che a leggerci sono i milanesi e i lombardi all’estero, ci vuole raccontare come funziona, dal suo punto di vista, la capitale economica d’Italia?

 

Da un certo numero di anni appare (sui media e nel sistema relazionale) l’idea che Milano abbia smesso di essere laboriosa, attrattiva e al tempo stesso contenta di sé. In realtà quando si mette mano a dati e ricerca la città si conferma laboriosa e si capisce che essa combatte sempre un po’ di più per restare la principale destinazione di risorse (economiche, culturali ecc.). Prevale però a livello di opinione pubblica un certo atteggiamento disfattista e poco incline al pensiero positivo.

Da questo punto di vista la prospettiva della candidatura di Milano ad EXPO 2015 può rappresentare un importante driver e catalizzatore delle migliori risorse della città che, attorno ad un obiettivo concreto e sfidante, possono coalizzarsi e offrire quanto di meglio questo territorio esprime superando la borghese e pluralista tendenza meneghina al “…gè pensi mi….”, detto altrimenti la difficoltà a fare sistema.

 

Luciano Ghelfi

 

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