Il Brasile compra le tecnologie verdi della Mossi & Ghisolfi — Lombardi nel Mondo

Il Brasile compra le tecnologie verdi della Mossi & Ghisolfi

La GraalBio Investimentos ha già versato 20 milioni di euro per l’uso dei brevetti piemontesi. Lo scopo: raddoppiare la produzione di bio-etanolo. Conveniente, eco sostenibile e italiano, almeno nelle tecnologie e negli impianti per produrlo. È il bio-etanolo di seconda generazione

il carburante green che deriva dalla canna comune, coltura che oltre a crescere spontaneamente sui terreni marginali della pianura padana, ha un livello di produttività altissima per unità di superficie e garantisce un ottimo livello di sequestro di CO2.

L’azienda che dal 2005 ha avviato la ricerca sui biocarburanti e sui prodotti bio da scarti agricoli, dando lavoro a 200 ingegneri, chimici ed esperti di biotech, è la Chemtex, affiliata al gruppo Mossi & Ghisolfi di Tortona, uno dei grossi nomi italiani più virtuose dal punto di vista della produzione ecosostenibile. Da oggi fornirà impianti e tecnologie alla brasiliana GraalBio Investimentos, che l’ottobre scorso ha già pagato 20 milioni di euro per l’uso dei brevetti piemontesi.

Il Brasile ha infatti scelto di raddoppiare la produzione di bio-etanolo usando come materia prima gli scarti della canna, che oggi rappresentano solo un rifiuto da smaltire e quindi un costo. Ma anche in Italia, in vista del tentativo di ridurre le emissioni di anidride carbonica da trasporto, si ventila l’ipotesi di utilizzare il biocarburante come additivo della benzina (fino al 15 per cento).

Con una convenienza economica notevole e con la possibilità di superare l’impasse sulla mobilità sostenibile che ha come unica eccezione l’uso del gpl e del metano (più convenienti grazie agli incentivi).

Un vantaggio ancora maggiore se si considera il numero di terreni lasciati incolti nel Belpaese, che potrebbero essere rivalorizzati coltivando canna comune, evitando i processi di erosione e di dissesto idrogeologico causati dall’abbandono dei terreni. La canna comune (Arundo donax) è infatti adatta a crescere anche in ambienti estremi in cui la salinità del terreno e la scarsità d’acqua rendono difficile la sopravvivenza della maggior parte delle specie vegetali.

Mossi & Ghisolfi, leader nelle plastiche Pet per imballaggio, quelle che si usano per i contenitori alimentari, è un gruppo familiare che esiste dal 1953. Il fondatore Vittorio Ghisolfi è presidente e il figlio Marco è amministratore delegato della divisione Polimeri. Dopo anni di investimenti in ricerca e sviluppo, adesso è pronta mettere sul tavolo 150 milioni di euro per un impianto per la produzione di bioetanolo che partirà nel settembre 2012 nel Vercellese, nell’ex sito Teskid di Crescentino.

Ma non finisce qui. La Regione Puglia ha già firmato un accordo per un secondo polo di ricerca per la produzione di biocarburanti per l’aviazione e degli aromatici per la chimica a partire dalla lignina, residuo delle biomasse lignocellulistiche. Il prossimo impianto potrebbe essere a Marghera, una posizione strategica per ricevere gli scarti del mais veneto.

Già nel Trattato di Kyoto è prevista la possibilità di avere dai 15 ai 20 impianti per la produzione di biocarburante in Italia. Di certo si tratterebbe di una bella sfida e insieme di una ottima opportunità.

 

Fonte: life.wired.it

 

Inviato da Marco Stella, Brasile

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martedì 28 Gennaio, 2020