L’italianità in Cile — Lombardi nel Mondo

L’italianità in Cile

Laura Bisso ci racconta, per brevi passaggi, una storia che si origina sin dal 1520. Infatti circa il trenta per cento dell’equipaggio di Ferdinando di Magellano era composto da italiani. Tra i più noti Antonio Pigafetta (vicentino) e Leone Pancaldo (genovese).

Chile.. ovvero “la fine del mondo” in lingua quechua. In una delle  terre più meridionali del mondo anche gli Italiani sono arrivati.

Questo luogo registra il passaggio di Italiani sin dal 1520. Infatti circa il trenta per cento dell’equipaggio di Ferdinando di Magellano era composto da italiani. Tra i più noti Antonio Pigafetta (vicentino) e Leone Pancaldo (genovese). 

Nella storia dell’emigrazione italiana il Cile è, a confronto con l’Argentina e il Brasile, un capitolo a parte.

Certo la minore consistenza numerica, ampiamente documentata, è  uno dei motivi per cui gli studiosi italiani non hanno considerato rilevante dedicare al flusso migratorio verso il Cile particolare attenzione, ma soltanto qualche riferimento.

Ma invece occorre parlare del flusso migratorio italiano in Cile.

Tracciamo un breve excursus , si comincia a parlare di immigrazione italiana in Cile  in un momento delicato della storia cilena.  Il colpo di stato militare del 1973, la brutalità della repressione che, con intensità diverse si protrae per quasi diciassette anni, mettono in crisi l’immagine che i cileni hanno del loro passato e del loro paese come il più stabile e democratico.  Riflettere sull’immigrazione europea in Cile diventa allora un modo per  interrogarsi sulla propria identità nazionale, sulla propria storia , sulle proprie origini.

La profonda  crisi economica dei primi anni ottanta spinge alla ricerca della propria identità , in modo particolare  i giovani, che in molti casi rappresentano la terza e la quarta generazione, sono desiderosi di capire e conoscere il paese di provenienza della loro famiglia e, quando possono, viaggiano per visitarlo, per cercare parenti dei quali hanno perso le tracce e spesso ci rimangono per studiare 

Una delle prime migrazioni risale al  periodo 1880-1949, in cui la migrazione era quella settentrionale , in modo particolare la Lombardia, il Piemonte e la Liguria.

La colonia italiana si caratterizzava per essere costituita essenzialmente da lavoratori indipendenti: venditori ambulanti, artigiani e commercianti, particolarmente numerosi nel settore alimentare e in quello dei «generi vari». Alcuni di essi si trasformeranno poi, nel corso del Novecento, in piccoli e medi imprenditori industriali, alcuni dei quali diventeranno grandi, soprattutto nel secondo dopoguerra nei settori dell’industria meccanica, alimentare e dell’abbigliamento.

Gli anni novanta sono caratterizzati dal tema dell’associazionismo e si ricorda a questo proposito l’ importanza che ha avuto in quegli anni la rivista cilena  Presenza, guidata da padre Tommasi,  espressione della collettività italiana.

E alla fine di settembre è stato possibile incontrare alcune comunità italiane in Cile.

Abbiamo partecipato a conferenza, dibattiti , organizzati da Sicilia Mondo e dal suo presidente , Domenico Azzia, sul tema “ Il sodalizio tra Luigi e Stefano Pirandello “.

In questa occasione abbiamo sentito il calore umano italiano , incontrando alcuni italiani residenti in Cile, all’ istituito italiano di cultura di Santiago , diretto dal dott.re Paolo Fazzino.

Ed ancora ci ha fortemente scosso il coraggio, il desiderio di aiutare gli altri, presente negli italiani che costituiscono “ Pompa Italia”, squadre volontarie di vigili del fuoco , che sono spesso chiamati durante il  terremoto e che hanno salvato e continuano a salvare molte vite umane.

Anche questa terra si colora con la bandiera tricolore dell’ Italia. 

Laura Bisso

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