L’opinione: Italien schafft sich ab? — Lombardi nel Mondo

L’opinione: Italien schafft sich ab?

Il titolo Italien schafft sich ab? / L’Italia si sta autodistruggendo? rimanda al recente e discusso volume di Thilo Sarrazin, con la sola aggiunta del punto interrogativo. È la domanda che si pone un italiano all’estero confrontato quotidianamente con fatti e informazioni disarmanti provenienti dalla Terra che crede (ancora) la sua Patria.

Chiedo scusa se ho scelto un titolo (L’Italia si sta autodistruggendo?) che rimanda al recente e discusso volume di Thilo Sarrazin. Non è mia intenzione controbattere le ambigue tesi di questo autore che cavalca le paure di una nazione richiamando in vita i fantasmi d’un passato terminato in tragedia, scordando al contempo il non facile cammino sociale, politico, culturale ed economico della Germania nell’ultimo mezzo secolo, come il ruolo e l’evoluzione socioculturale dei Gastarbeiter e dei loro figli.

Mi sono permesso di aggiungere un punto interrogativo, formulando una domanda generata dall’anima. Un quesito che negli ultimi mesi risuona insistente sulle labbra di molti cittadini di origine italiana che vivono all’estero e dei loro amici d’altra nazionalità, lingua e cultura.

 

L’Italia si sta autodistruggendo? Il rimando al titolo dell’opera di Sarrazin va a pennello per uno che vive all’estero e affronta la realtà del Paese in cui nacque e visse fino al momento in cui prese la decisione di fare le valigie. Pensiero che, di questi tempi, travaglia molti giovani italiani, indecisi se optare o meno per l’espatrio, scelta che nel passato ha causato un vero e proprio dissanguamento.

L’Italia si sta autodistruggendo? Così sembra, a guardare l’esodo ininterrotto (dalla seconda metà del 1800 fino ad oggi). Se l’emigrazione, grazie alle rimesse, ha fatto sì, decennio dopo decennio, che si mettesse una pezza sul debito pubblico, dall’altro ha privato la nazione (per generazioni) non solo di braccia, ma di non pochi cervelli (che scopriamo, con un certo stupore, non appena prendiamo contatto con la storia e le persone dell’Altra Italia).

La situazione attuale, secondo allarmanti servizi apparsi sulla stampa e sui media, è gravissima. Il 30% dei giovani al Nord e il 50% dei giovani nel Meridione non ha nessuna prospettiva. Ciò significa che la classe politica, le strutture produttive e l’elettorato, non hanno ritenuto opportuno nell’ultimo mezzo secolo affrontare questa realtà. Un’altra generazione di giovani si trova senza prospettive. Una generazione anestetizzata da format televisivi ed eventi d’ogni tipo che s’è allontanata (o è stata allontanata) dalla realtà, disorganizzata e incapace di reagire. Un confronto con la Germania, Paese in cui vivo: politica e imprenditoria sono i primi a preoccuparsi della “futura classe operaia” e dei “futuri cervelli” chiamati a sostituire gli attuali.

L’Italia si sta autodistruggendo? Con la crisi della prima Repubblica s’è evitato di avviare, dopo un necessario e doloroso esame di coscienza, una fase di “rinascita” e “risorgimento” della vita politica, culturale ed economica.

Mentre nelle altre nazioni s’è assistito, a partire dal “crollo del Muro”, a un “ricambio” di nomi e volti ad ogni livello, sviluppo di programmi e progetti, toccando con mano diversi risultati, in Italia sembriamo fermi al peggio degli anni Ottanta-Novanta del secolo scorso. Politicanti riciclati, personaggi finiti in Parlamento per valori e qualità che pochi riescono a comprendere eppure utilissimi nel mantenere in vita governi distanti anni luce dalla realtà e bisogni del Paese, primattori e comparse che accrescono il proprio potere politico ed economico, evitando incontri ravvicinati con la Giustizia e scordando del tutto l’elettorato.

L’Italia si sta autodistruggendo? Sembra di sì. L’attuale Governo è bloccato da mesi (come denunciato anche dalla presidente di Confindustria, signora Emma Marcegaglia). Boccheggiano l’economia, la scuola, l’università. In crisi gli ospedali e l’occupazione. I rapporti con i Paesi europei ed extraeuropei sembrano interrotti. Mentre in Europa e nel mondo si assiste al massimo impegno politico ed economico per lasciarsi alle spalle l’ultima lunghissima crisi, in Italia abbiamo politici occupati a tenersi stretti stretti ai braccioli della poltrona, incapaci di affrontare il proprio fallimento e per i quali le “dimissioni” sono un atto sconosciuto.

L’Italia si sta autodistruggendo? Sembra di sì. Negli ultimi anni si assiste a un rigurgito di disinteresse per la “cosa pubblica”, la morale, la responsabilità civile. La salvaguardia del territorio, delle vie di comunicazione (dalle strade alle ferrovie alle compagnie aeree). I continui condoni, la giustizia impossibilitata a svolgere il proprio lavoro e soffocata da processi interminabili… mostrano un Paese in affanno.

L’Italia si sta autodistruggendo? Sembra di sì nell’osservare, da un Paese al centro dell’Europa, come viene affrontata la “questione degli stranieri”. Invece di avviare una politica di accoglienza, basandosi sulla più che secolare storia dell’emigrazione italiana, si sceglie di criminalizzare lo straniero, chi, per fame e spinto dalla povertà, è sbarcato sui lidi italici. Gran parte del nostro futuro, e del nostro presente, è nelle mani degli stranieri. E dei loro figli. Stranieri che godono di diritti, accettando vincoli e doveri di ogni cittadino del Paese che li ospita.

È di questi giorni l’allarme per gli sbarchi sulle coste dell’Italia meridionale di migliaia di profughi (operazioni prevedibili, sin dall’innescarsi della crisi che sta scuotendo i Paesi nord-africani, per una classe politica illuminata e per attenti studiosi). «È come al tempo del crollo del Muro di Berlino», ha commentato qualche politico, sorpreso dai fatti e implorando l’aiuto dell’Europa. Confrontando le richieste d’asilo tra Italia e Belgio, si scopre che nel 2010 il Belgio può contare su un numero tre volte maggiore di interventi. Mentre la Svezia, con 30.000 interventi nello stesso anno, dimostra soccorsi cinque volte maggiori della Repubblica italiana.

L’Italia si sta autodistruggendo? Sembra di sì nel constatare come, negli ultimi decenni, si sia persa la forza (sociale e persuasiva) di organizzazioni come i sindacati e le associazioni. Ne fanno le spese le rivendicazioni dei cittadini (di ogni età) e la cultura, l’informazione e la reazione civile.

L’Italia si sta autodistruggendo? Sembra di sì nell’osservare come negli ultimi decenni sia stata smantellata la rete scolastica e culturale all’estero, tessuta in più di un secolo di espatrio ed emigrazione (e che le Nazioni che ospitano la diaspora italica ci invidiavano).

L’Italia si sta autodistruggendo? Sembra di sì al solo pensare come qualunque altro Paese, nel 150° anniversario della propria unità nazionale, avrebbe riportato alla luce valori e ideali che spinsero i padri dei nostri padri a donare la vita per una Patria finalmente unita e libera.

L’Italia si sta autodistruggendo? È la domanda che si pone un italiano all’estero confrontato quotidianamente con fatti e informazioni disarmanti provenienti dalla Terra che crede (ancora) la sua Patria. In attesa di un progetto nazionale e non di vuote parole e promesse.

 

Una domanda che rischia di perdersi tra gli sguardi e il mormorio di chi ci accolse offrendoci un lavoro, un’abitazione e un futuro per i nostri figli.

Luigi Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

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