Bolivia, la rivolta degli invalidi — Lombardi nel Mondo

Bolivia, la rivolta degli invalidi

La “marcia delle carrozzelle”, organizzata dai disabili che rivendicano più diritti, è stata repressa duramente dalle forze dell’ordine nella capitale, La Paz. I portatori di handicap boliviani chiedono a gran voce l’approvazione di una legge che istituisca un sussidio annuale di 431 dollari. Di Alessandro Armato

La “marcia delle carrozzelle” organizzata dai disabili che rivendicano un aumento del loro sussidio, è stata repressa duramente dalle forze dell’ordine nella capitale

La “marcia delle carrozzelle”, organizzata dai disabili che rivendicano più diritti, è stata repressa duramente dalle forze dell’ordine nella capitale, La Paz. I portatori di handicap boliviani chiedono a gran voce l’approvazione di una legge che istituisca un sussidio annuale di 431 dollari, circa il triplo della “rendita di solidarietà’” decisa dal governo di Evo Morales ed entrata in vigore nei giorni scorsi.

Il sussidio già approvato dal governo riguarda oltre 13.400 disabili gravi, previamente censiti dalla brigata “Moto Méndez”, costituita da volontari boliviani, venezuelani e cubani. Per gli standard boliviani, il nuovo sussidio costituisce un passo avanti importantissimo nel campo delle politiche pubbliche a favore delle persone diversamente abili, ma una parte diretti interessati, guidati dal deputato oppositore Jaime Estívariz, non lo ritiene adeguato. Per questo, oltre tre mesi fa, alcune centinaia di portatori di handicap hanno cominciato una lunga marcia di protesta, in sedia a rotelle e stampelle, attraverso le pianure orientali, l’Amazzonia e l’altipiano andino.

La settimana scorsa, al loro arrivo nella capitale, La Paz, un centinaio di manifestanti sono stati repressi duramente dalle forze dell’ordine con gas lacrimogeni e scariche elettriche. In segno di protesta, hanno cominciato uno sciopero della fame e alcuni si sono anche rinchiusi dentro gabbie o legati alle griglie della recinzione di una chiesa, simulando una crocifissione. Attualmente i manifestanti sono accampati nei pressi del palazzo presidenziale, sotto la stretta sorveglianza della politiia, che ferma chiunque tenti di avvicinarsi.

Il governo ritiene tutta questa mobilitazione soltanto un gioco politico dell’opposizione, che, facendo leva sulla pietà dell’opinione pubblica, vuole mettere in cattiva luce e indebolire politicamente Morales.

Tuttavia, mediante monsignor Eugenio Scarpellini, la Chiesa cattolica ha condannato gli eventi chiedendo sensibilità e solidarietà. Anche Amnesty International ha chiesto alle autorità boliviane di avviare un’inchiesta “immediata, esaustiva e indipendente” per “l’uso eccessivo della forza” contro i manifestanti.

Pochi mesi fa il governo boliviano era finito sotto accusa anche per avere brutalmente represso le manifestazioni degli indigeni che si oppongono alla costruzione di una strada, finanziata in larga parte con fondi brasiliani, attraverso il parco nazionale Tipnis.

Fonte: Missionline

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