“Julija Tymoshenko fuori dal carcere”: la Corte Europea dei Diritti Umani si esprime sull’eroina arancione — Lombardi nel Mondo

“Julija Tymoshenko fuori dal carcere”: la Corte Europea dei Diritti Umani si esprime sull’eroina arancione

L’organo afferente al Consiglio d’Europa invita il Presidente ucraino a curare la Leader dell’Opposizione Democratica al di fuori del carcere in cui è detenuta per eseguire le prescrizioni del pool di medici tedesco-canadesi, ma le Autorità ignorano la sentenza e organizzano una visita al penitenziario per alcuni media preventivamente individuati. Le critiche ai processi politici di Parlamento Europeo, Commissione Europea e OSCE, e le reazioni del governo ucraino.

In Ucraina è in corso una situazione di emergenza democratica e sanitaria. Questa è la sintesi del verdetto con cui, venerdì, 16 Marzo, il Tribunale Europeo per i Diritti Umani ha invitato il governo ucraino a garantire alla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, cure mediche in un ospedale al di fuori della struttura carceraria. Nello specifico, la Corte afferente al Consiglio d’Europa ha accolto le richieste del pool di medici tedesco-canadese che, solo dopo tre mesi di ripetute richieste da parte della Comunità Internazionale, ha potuto visitare la Tymoshenko nella sua cella e, dopo tre giorni di analisi, ha certificato la necessità per la Leader dell’Opposizione Democratica di urgenti trattamenti sanitari in una struttura adeguata. “In base all’articolo 39 del suo regolamento, il Tribunale Europeo per i Diritti Umani raccomanda al governo ucraino di garantire alla signora Tymoshenko cure mediche in strutture adeguate” riporta la sentenza che, nonostante obblighi l’Ucraina al suo immediato rispetto – in quanto Kyiv è parte del Consiglio d’Europa – sulle Rive del Dnipro è stata accolta con totale freddezza.

Come dichiarato dal Ministro della Giustizia, Oleksandr Lavrynovych, l’Ucraina non intende soddisfare le richieste della Corte Europea dei Diritti Umani, la quale, secondo il suo punto di vista, non ha alcun diritto di imporre decisioni a Kyiv, in particolare per quanto riguarda il trattamento di una detenuta condannata da una corte ucraina. Una risposta alla sentenza di Strasburgo è arrivata da parte delle Autorità carcerarie della Colonia Penale femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv, dove è reclusa la Tymoshenko, le quali, sempre venerdì, 16 Febbraio, hanno organizzato una visita guidata del carcere riservata ai giornalisti di alcune testate, nazionali e internazionali, preventivamente selezionate. Dopo avere mostrato colori cangianti della vernice fresca, e la felicità dei detenuti intenti nel cucire babbucce per espiare le proprie colpe, il Vice-Capo della Prefettura di Kharkiv, Ihor Shurma, si è soffermato sulle attrezzature mediche di ultima generazione che, a suo dire, sarebbero state acquistate proprio per curare Julija Tymoshenko. “Le attrezzature mediche che vi mostriamo sono di ultima generazione – ha dichiarato Shurma ai giornalisti – le abbiamo acquistate sopratutto per curare la signora Tymoshenko. Appena costei darà il suo consenso, potrà ricevere un trattamento medico adeguato senza uscire dalla prigione”. Nonostante l’organizzazione minuziosa dell’open day della colonia penale, le Autorità non hanno previsto per i giornalisti alcun incontro né con la detenuta, e nemmeno con il suo Avvocato i quali, secondo la versione ufficiale, sarebbero stati impegnati nella presa visione dei capi di imputazione di uno dei dieci processi sollevati a carico della Tymoshenko. “E’ una pura menzogna: sono stato rinchiuso in una cella con la forza, e non ho potuto uscire fino alla fine della gita nella Colonia Penale – ha dichiarato Serhij Vlasenko, il legale difensore della Tymoshenko – avrete sicuramente sentito urti ad una porta, ho cercato di liberarmi. E’ stato un vero e proprio caso di detenzione immotivata”.

A diffidare della presentazione della Colonia Penale Kachanivs’kyj organizzata dalle Autorità non sono solo i militanti dell’Opposizione Democratica, ma anche organizzazioni internazionali indipendenti impegnate nella difesa dei Diritti Umani, ed alte istituzioni europee sempre più turbate da un caso che, alla violazione della democrazia, coniuga una vera e propria emergenza sanitaria. Il Capo-Delegazione del Parlamento Europeo per i rapporti tra UE e Ucraina, Pawel Kowal, a nome di tutti i Gruppi dell’emiciclo di Strasburgo si è appellato alla Procura Generale per ottenere un incontro con Julija Tymoshenko, al fine di appurare di persona le reali condizioni di salute della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina. “Ho sempre lavorato per migliorare i rapporti tra l’Ucraina e l’Unione Europea – ha dichiarato l’esponente polacco – ma qui è in gioco una personalità di ampio spessore che ha collaborato con il Parlamento Europeo. E’ necessario un incontro con Julija Tymoshenko, ve lo chiedo in nome dei valori cristiani che uniscono l’umanità intera” Il Commissario Europeo all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha invitato le Autorità ucraine a permettere alla Tymoshenko, e agli altri detenuti politici, la partecipazione alle prossime Elezioni Parlamentari. Nel contempo, ha ricordato come l’ondata di arresti a carico di esponenti dell’Opposizione Democratica abbia provocato il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – documento storico con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato oggi goduto da Norvegia, Svizzera e Islanda.

Nella giornata di mercoledì, 14 Marzo, in un’intervista al giornale tedesco Die Welt, il Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, si è detto perplesso dinnanzi all’impasse nelle trattative per la conclusione delle trattative per l’Accordo di Associazione, e ha giustificato l’arresto della Tymoshenko con la necessità di punire il suo predecessore decisioni contrarie all’interesse nazionale. “Non ci sono né dubbi né insicurezze sulla democrazia in Ucraina – ha sottolineato Azarov – l’Opposizione Democratica ha propri organi di stampa, ed è libera di manifestare le proprie idee. Ci sono altri Paesi con il medesimo livello di libertà di quello che si respira a Kyiv, dove nessuno viene incarcerato per criticare le Autorità”. Opposto il parere della Vicepresidente dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE, Walburga Habsbourg Douglas, che ha evidenziato come le Autorità Carcerarie continuino a impedire l’accesso alla cella della Tymoshenko a esponenti UE: di recente, questo atteggiamento è stato riservato a due parlamentari svedesi.

Un processo político L’11 Ottobre 2011, Julija Tymoshenko, nota in Occidente per la bionda treccia, e per avere guidato il processo democratico in Ucraina nel 2004 noto come Rivoluzione Arancione, è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento, più altri tre di esclusione dalla vita politica, per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi energetici con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse dello Stato. Maturata dopo un processo dalla dubbia imparzialità, con la Tymoshenko detenuta preventivamente in carcere dal 5 Agosto, la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e prove ad hoc fabbricate dall’accusa in maniera irregolare – alcune delle quali datate persino il 31 Aprile – la sentenza è stata confermata dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre. Prima di allora, l’8 Dicembre, alla Tymoshenko – detenuta in isolamento – è stato sentenziato un ulteriore arresto preventivo perché ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo delle indagini di un secondo processo in cui è imputata per evasione fiscale. Il verdetto in merito a questa seconda detenzione è stato emanato al termine di un processo-lampo celebrato ai limiti del macabro: con giudice e Pubblica Accusa seduti intorno al letto in cui la Tymoshenko è stata costretta a giacere per via di un’infiammazione respiratoria trascurata dalla Autorità Carcerarie. Numerose sono state le condanne pronunciate dalla Comunità Internazionale circa il trattamento subito dalla Tymoshenko, per il quale è stato ritenuto responsabile il Presidente, Viktor Janukovych. Costui è la principale personalità politica del Paese, che, una volta nominato Capo dello Stato, nel Febbraio 2010, ha scatenato una campagna di repressione politica con arresti, processi e costrizioni all’esilio a carico di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui la sua carismatica Leader: nei confronti della quale, secondo molti analisti, il Presidente avrebbe eseguito una vendetta personale.

Matteo Cazzulani

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