Il divieto tutto italiano di mangiare Kebab — Lombardi nel Mondo

Il divieto tutto italiano di mangiare Kebab

L’articolo apparso nei giorni scorsi sul Times, a firma di Richard Owen, sulla scia delle polemiche nate dopo la decisione dei governatori di Lucca di bandire i ristoranti etnici dal territorio cittadino

New York: “Il pomodoro viene dal Perù e gli spaghetti sono stati probabilmente un dono della Cina.

 

 

Ed è tuttavia lo “straniero” kebab ad essere cacciato dalla città italiane, dopo essere divenuto il target di una campagna contro il cibo etnico, supportata dal governo di centro destra del Governo Berlusconi”.

 

Inizia così l’articolo apparso nei giorni scorsi sul Times, a firma di Richard Owen, sulla scia delle polemiche nate dopo la decisione dei governatori di Lucca di bandire i ristoranti etnici dal territorio cittadino. Di seguito il testo integrale dell’articolo.

“La svolta a far mangiare solo cibo italiano agli italiani, definita dalla sinistra e dagli chef più prominenti come razzismo gastronomico, è partita da Lucca questa settimana, dove il Consiglio ha vietato l’apertura di nuovi ristoranti etnici, per poi estendersi in Lombardia e a Milano, città governata dal centrodestra.

La Lega Nord ha legalizzato i divieti “per proteggere le specialità locali dalla crescente popolarità delle cucine etniche”.

Luca Zaia, ministro dell’Agricoltura nonché esponente della Lega Nord in Veneto, ha salutato con favore la decisione delle autorità lucchesi e milanesi. “Difendiamo la tradizione”, ha detto, “e salvaguardiamo la nostra cultura”. Secondo Zaia, inoltre, i ristoranti etnici “sia che servano kebab, sushi o cibo cinese” dovrebbero “fermarsi dall’importare carne e pesce dall’estero” e usare solo ingredienti italiani. Alla domanda se il ministro abbia mai mangiato kebab, Zaia risponde: “no e sfido chiunque a dimostrare il contrario. Preferisco i piatti della mia terra natia, il Veneto”.

Mehmet Karatut, proprietario di un negozio di kebab a Lucca, ha affermato che ha sempre utilizzato solo carne italiana. Per Davide Boni, assessore a Milano per la Lega Nord, forte oppositore delle moschee nelle città italiane, i proprietari di negozi di kebab sono preparati a lavorare per lunghe ore, il che causa concorrenza illegale.

E se La Stampa scrive che “si tratta di una nuova crociata lombarda contro i saraceni”, l’opposizione di Lucca definisce la campagna “discriminatoria”. Secondo il noto giornalista Vittorio Castellani, “non esiste piatto sulla terra che non nasca dall’unione di tecniche, prodotti e gusti di culture differenti”. Molti piatti, secondo Castellani, ritenuti dai più italiani, in realtà sono stati importati. Il pomodoro San Marzano, ingrediente principe della pasta italiana, è stato portato dal Perù in dono al re di Napoli nel diciottesimo secolo. Persino gli spaghetti si ritiene che siano stati importati dalla Cina da Marco Polo e che arance e limoni provengano dal mondo arabo. Castellani afferma inoltre che il divieto riflette l’aumento di comportamenti intolleranti e xenofobi in Italia: si tratta di un duro colpo per gli immigrati che vivono vendendo cibo etnico, popolare a causa del suo basso costo. A Milano, ci sono infatti 668 ristoranti etnici, in aumento di quasi il 30 per cento su base annua.

Il centrodestra ha vinto le elezioni nazionali ad aprile dello scorso anno in parte a causa dell’allarme lanciato circa la connessione crimine e immigrazione. Questa settimana ci sono state una serie di attacchi agli immigrati nei bar e nei negozi dopo gli arresti dei sei rumeni accusati di aver stuprato una ragazza italiana nella periferia romana di Guidonia.

Ma, secondo Filippo Candelise, assessore a Lucca, “accusare noi di razzismo è oltraggioso. Tutto ciò che stiamo facendo è proteggere il patrimonio culinario della città”. Inoltre per Massimo Di Grazia, portavoce cittadino, il divieto è finalizzato a migliorare l’immagine della città e a proteggere i prodotti toscani. “Il target”, dice, “è tanto McDonald’s quanto i ristoranti di kebab”.

C’è confusione tuttavia su ciò che si intende per etnico. Secondo Di Grazia i ristoranti francesi non sarebbero vietati, mentre non si è sicuri circa la cucina siciliana, troppo influenzata da quella araba”.

Fonte: (aise)  

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