Libertà religiosa, mozione unanime del Consiglio regionale — Lombardi nel Mondo

Libertà religiosa, mozione unanime del Consiglio regionale

“Esprimere la più ferma condanna verso gli autori dei massacri perpetrati contro i cristiani e comunque contro chi professa la propria fede religiosa”. Un documento anche su Asia Bibi la donna condannata a morte da un tribunale del Punjab (Pakistan), perché di fede cristiana

Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione promossa dall’Ufficio di Presidenza e sottoscritta da tutti i Gruppi consiliari con la quale si impegna la Giunta regionale “ad esprimere la più ferma condanna verso gli autori dei massacri perpetrati contro i cristiani e comunque contro chi professa la propria fede religiosa”.

La mozione, illustrata dal Consigliere Segretario Carlo Spreafico (Pd), prevede inoltre che la Giunta intervenga con la propria azione istituzionale su “politiche e culture orientate a favorire la pacifica convivenza e lo sviluppo del dialogo” e chiede che vengano messe in atto nelle competenti sedi internazionali iniziative per impedire il ripetersi nel Mondo di episodi come gli attacchi alle comunità di cristiani o a singoli fedeli “e che i governi interessati dai fatti assicurino alla giustizia gli assassini e i loro mandanti”.

Con questa presa di posizione – ha dichiarato Spreafico, Pd – il Consiglio regionale ha voluto testimoniare la propria attenzione su un problema fondamentale, troppo spesso sottovalutato da opinione pubblica e media. Se non si riesce a garantire il diritto fondamentale alla libertà religiosa, allora vuol dire che sono in discussione tutti i diritti, le libertà e la stessa democrazia”.

 

Il Consiglio regionale ha affrontato anche il caso di Asia Bibi, l’operaia agricola di 37 anni, madre di due bambini, condannata a morte lo scorso novembre da un tribunale del Punjab (Pakistan), perché dichiarata colpevole di essere di fede cristiana. L’Assemblea ha approvato all’unanimità un documento (primo firmatario Enrico Marcora, Udc) che impegna i presidenti di Consiglio e Giunta regionale a coinvolgere l’Ambasciatore del Pakistan in Italia e i Presidenti della Repubblica italiana, del Consiglio dei Ministri e della Commissione europea nel chiedere “l’introduzione di una moratoria delle esecuzioni capitali in Pakistan” e per sollecitare “iniziative a sostegno di una grande mobilitazione internazionale in nome della libertà religiosa”.  

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