Giovane mantovano ha successo a Los Angeles — Lombardi nel Mondo

Giovane mantovano ha successo a Los Angeles

È partito che aveva vent’anni per gli Stati Uniti. Un viaggio che doveva avere ritorno, ma lui, Luca Zambello, ormai si è stabilito a Los Angeles e sta vivendo la sua terza vita professionale che lo ha portato nell’ordine a conoscere alcune delle persone più note del mondo

DA GAZZO A LOS ANGELES. Luca è di Bigarello, anzi della frazione di Gazzo. Frequenta le medie a San Giorgio, poi si iscrive all’Itis aeronautico di Verona con l’intenzione di diventare pilota o operatore in aeroporto. Per perfezionare l’inglese, quando ha 17 anni va per un mese a Los Angeles. E lì resta “fulminato” da questa realtà. «La città – ricorda – è grande come la Lombardia. Io che venivo da una piccola frazione all’inizio ero letteralmente spaesato. Dopo ho pensato che forse potevo avere lì delle opportunità che in Italia faticavo ad avere».

Persona concreta e determinata, Luca pensa che il futuro è là e si iscrive all’Università della California, la famosa Ucla, corso di marketing. A spronarlo, gli stessi genitori. «Ho una mamma atipica» dice sorridendo. Ma perché proprio gli Usa? «In Italia le scuole danno una infarinatura generale su tutto – spiega – e i tempi della scuola si allungano. Negli Usa ci si specializza molto così invece di 4-5 anni di corso, ci si laurea in due anni studiando solo materie, e sono 18 esami, inerenti alla professione che si farà. Sono scuole orientate al lavoro, non al sapere generale».

PROMOTER NEI CLUB. Il problema è che il costo della vita a Los Angeles è fra i più alti del mondo. Così Luca decide di trovarsi un lavoro assieme ad un amico, un altro Luca, bocconiano di Milano. Essendo in un ambiente universitario e giovane, i primi contatti sono con il mondo delle discoteche e dei locali di ritrovo, i club, come si chiamano negli Usa. «Là c’è un sistema particolare. Le ragazze non pagano, ma gli uomini devono prenotare un intero tavolo. Più ci sono belle ragazze ed i locale si fa un nome buono, più il tavolo costa, fino a mille, 1.500 dollari. Per questo le discoteche arruolano dei giovani che convincano belle ragazze ad andare nel loro club». Il lavoro si chiama promoter, in pratica si ‘rimorchiano’ le ragazze portandole ai club.

«Una faticaccia – scherza Luca –. Ma il vero problema è che là nessuno paga in nero perché tutte le spese si scaricano dalle tasse e non c’è interesse a fare i furbi. Ma gli studenti non possono lavorare e se lo fanno, perdono il permesso di soggiorno». La soluzione è ‘all’italiana’. I due amici creano una società, la Luca&Luca alla quale i club pagano le provvigioni; la società poi distribuisce i dividendi ai due soci. «In questo modo siamo riusciti a bypassare il divieto» spiega Zambello.

SERVIZI AI VIP. Due anni fra locali e discoteche esclusive, mettono Luca in contatto con il jet set di mezzo mondo che frequenta i locali in di Los Angeles. E questa opportunità diventa la ‘seconda vita’ professionale. «Le leggi sull’immigrazione negli Usa sono rigidissime – spiega –. Finiti gli studi devi tornare a casa, a meno che tu non crei un’azienda dimostrando che puoi fare reddito e assumi degli americani». E così Zambello fa. Presentando un piano triennale con il quale si impegna a creare un’azienda per fornire servizi alla clientela Vip. Che tipo di servizi? «Di tutto – dice –. Dalla Ferrari fatta trovare direttamente in aeroporto, all’appartamento di lusso reperito in 24 ore, all’elicottero o allo yacht. Una volta abbiamo dovuto trovare per un cliente che ce l’ha chiesta, un’isola. Era un principe arabo». I clienti hanno nomi noti in tutto il mondo. Da Gordon Ramsay, di Masterchef, a Lady Gaga, a Matthew Bellamy, il cantante dei Muse sino a Paris Hilton e Leonardo Di Caprio. Italiani? «Pochi, uno in particolare è un politico importante, ma non dirò il suo nome». Alla fine il secondo socio lascia e Zambello ora gestisce da solo un business che nei primi mesi del 2015 ha trattato beni per 2 milioni di dollari.

TROPPA BUROCRAZIA.«Tornare in Italia? – conclude –. Là ho affari e la ragazza. Poi dico una cosa. Gli italiani sono più bravi in affari e più fantasiosi degli americani. Il problema è che qui ci sono troppi vincoli e freni. Negli Usa chi vuole può creare dal nulla un’azienda e fare soldi. Ci sono molta mobilità e molte opportunità. Farà pensare, ma io la mia azienda l’ho aperta in 24 ore. Noi italiani non dobbiamo andare via dall’Italia, ma togliere la burocrazia»

 

Fonte: gazzettadimantova.gelocal.it

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