Ricordo di Giambattista Maffi, missionario bergamasco — Lombardi nel Mondo

Ricordo di Giambattista Maffi, missionario bergamasco

La morte improvvisa e del tutto inaspettata del nostro caro padre Gianbattista ci ha lasciati tutti nel dolore. In modo particolare la mamma ed i familiari; ma anche gli amici ed i suoi confratelli

Ci si chiede spontaneamente perché il Signore abbia permesso una tale morte… Non ci sono risposte; i piani del Signore ci sfuggono, spesso sono impenetrabili all’intelligenza umana. Solo la sua Parola può gettare una luce sul nostro sconforto e infondere fiducia. La morte che sperimentiamo un poco quando scompare uno di nostri cari, se da una parte ci fa paura perché pone fine all’esperienza terrena, nello stesso tempo ci permette di riflettere sul senso di un’intera esistenza, aiutando così ciascuno di noi nel suo cammino unico e irripetibile.

Le radici

Diamo uno sguardo alla vita di Gianbattista.

Gianbattista nasce il 21 agosto 1955 a Barbata, in provincia di Bergamo. Nel 1970, la famiglia Maffi si trasferisce a Mozzanica dove, incoraggiato dall’allora parroco don Arnaldo Peternazzi, Gianbattista si impegna nella parrocchia e nel Gruppo missionario locale.

Si iscrive all’Itis di Treviglio per seguire i corsi di elettromeccanica. Sono gli anni settanta, caratterizzati dalla contestazione studentesca; circolano tante idee nuove, alcune di valore altre fuorvianti; nascono movimenti di ogni tipo parecchi dei quali fortemente politicizzati. In questo contesto caotico lui stesso, in una sua testimonianza, dice che si è aggrappato ai valori trasmessigli dalla sua famiglia e dai suoi educatori.

Così, ben impiantato su un solido fondamento, ha saputo discernere e cogliere i valori di quel tempo: la solidarietà, la scelta degli ultimi, la condivisione della vita con i più poveri.

In questi anni, entra anche in contatto diretto con i Padri Bianchi di Treviglio, che lo portano a una conoscenza più approfondita dell’Africa e della sua popolazione che vive spesso in condizioni difficili e lui, sensibile al discorso della solidarietà, fa il passo che orienterà il resto della sua vita.

Padre Bianco

Conseguito il suo diploma di perito, entra nella Società dei Padri Bianchi per consacrarsi alla proclamazione del Vangelo, considerandolo l’annunzio di liberazione per ogni uomo, ma in particolare per gli ultimi e per i più poveri. Entrato nel seminario dei Padri Bianchi a Verona per studiare filosofia, trascorre poi un anno di spiritualità ad Ottawa in Canada (1978) e fa quindi un’esperienza pratica di due anni a Kita, nel Mali.

In questi primi anni passati in Africa, che ricorderà con grande gioia, emergono già le sue qualità: capacità di apprendimento delle lingue, facilità di contatto con i giovani, passione per l’approfondimento di culture nuove, interessamento al mondo dell’islam.

Tornato in Europa, conclude gli studi teologici a Tolosa, in Francia, ove presta il suo giuramento missionario l’8 ottobre 1983. Il 23 giugno 1984 viene ordinato sacerdote nel duomo di Cremona.

Missionario

Dall’85 al 92 lo vediamo impegnato nella diocesi di Kayes (Mali) per continuare il lavoro abbozzato nel precedente periodo di esperienza missionaria sul terreno. Sarà con immenso dispiacere che, nel 1992, su richiesta dei suoi superiori, lascerà l’Africa per un servizio di animazione missionaria tra i giovani in Italia che durerà circa quatto anni.

Nel 1996 inizia la seconda parte della sua esperienza missionaria. Il contatto con l’islam nel Mali gli aveva fatto nascere il desiderio di approfondire quel mondo. Così chiese e ottenne di iscriversi ai corsi del PISAI (Pontificio istituto di studi arabi ed islamistica).

Appassionato dell’islam

Aveva a quel tempo 41 anni, ma la sua passione e le sue doti lo portano a superare brillantemente gli studi e ad imparare l’arabo in un soggiorno al Cairo. Finiti gli studi, è nominato professore e bibliotecario al PISAI e qui, approfittando di alcuni viaggi in Africa del Nord e in Medio Oriente, allarga le sue conoscenze e intesse relazioni con molti studiosi musulmani, diventando “un intellettuale che cerca di capire l’islam”.

Nel 2007 è nominato direttore della biblioteca dell’Ibla (Istituto di Belle Lettere Arabe), opera iniziata dai Padri Bianchi nel 1926 e che nel corso degli anni è diventata un punto di riferimento della cultura tunisina.

All’Ibla di Tunisi

Subito, con grande entusiasmo, padre Gianbattista si è dato da fare sia svolgendo il lavoro di bibliotecario, sia sviluppando relazioni umane. Intuì immediatamente che, per conservare nel tempo quel patrimonio, era necessario non solo il restauro e la cura dei libri e delle riviste, ma anche l’introduzione di nuove tecnologie informatiche.

Purtroppo, quando stava cominciando questo rinnovamento, è capitato l’incidente che gli è costata la vita.

Apprezzamenti

Che il lavoro suo e dei confratelli in Tunisia sia stato apprezzato e lo sia tutt’ora, lo dimostra la presenza non solo di tante persone cristiane (tra cui il vescovo anglicano di Tunisi, un rappresentante delle Chiese protestanti, e l’ambasciatore italiano a Tunisi) – ma anche di tantissimi musulmani, venuti per partecipare alla messa celebrata dal vescovo nella cattedrale di Tunisi.

Numerosi pure i gesti di cordoglio e di sostegno per recuperare, nel limite del possibile, la biblioteca dell’Ibla fortemente danneggiata dall’incendio.

Il suo amico e giornalista Giacomo Fiaschi, residente a Tunisi da vari anno, lo ha definito “un uomo di grande cultura e di fede sincera”.

Insegnamenti

Due aspetti possono riassumere il senso dell’esperienza missionaria di Gianbattista.

Innanzitutto la sua passione per l’incontro con persone di culture differenti: aveva capito che una persona viene valorizzata se si apprezza ciò che essa ha di più caro, ciò che la caratterizza nel suo modo di essere, ossia la sua cultura; la stima poi infonde fiducia e apertura al dialogo.

In secondo luogo, l’opportunità della differenza. L’opera di Gianbattista e dei confratelli che lavorano in questo contesto, è significativa per noi che viviamo in Europa. Quasi ogni giorno infatti nascono tensioni con gli emigrati, in particolare con persone del mondo islamico; spesso noi consideriamo tale differenza come una minaccia. Il lavoro di Gianbattista ci aiuta invece a considerare la differenza come un’opportunità per far crescere i valori evangelici: la concordia, l’accoglienza, la stima dell’altro, la pace.

A cura di p. Marchetti

P. GIANBATTISTA MAFFI

21 agosto 1955 – 5 gennaio 2010

http://www.missionaridafrica.org/Confratelli%20PB/P.%20MAFFI%20GB.htm

 

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