La ‘Donna dell’Anno’ 2008 è Asha Omar. — Lombardi nel Mondo

La ‘Donna dell’Anno’ 2008 è Asha Omar.

La ‘Donna dell’anno’ 2008 è Asha Omar, 40 anni, nata in Somalia ma con laurea in medicina e specializzazione in ginecologia conseguite all’università ‘La Sapienza’ di Roma. Il premio, ispirato dal ‘Soroptimist’ e promosso dal Consiglio Valle, è giunto all’undicesima edizione e consegna una targa e ventimila euro alla donna che la giuria sceglie in una rosa di tre candidate.

 Il tema dell’undicesima edizione del ‘Premio’ è stato ‘Diritti umani senza frontiere’ e la giuria, riunitasi nel pomeriggio di venerdì 28 novembre, al ‘centro congressi’ del Grand Hôtel Billia di Saint-Vincent, prima della cerimonia di consegna, ha scelto di premiare Asha Omar per il suo ‘esempio di vero sacrificio a favore del prossimo – si legge nella motivazione – Asha ha perseguito con tenacia un sogno. Un sogno scomodo, che l’ha spinta a lavorare nella sua Somalia, dilaniata dalla guerra, rinunciando a una vita privilegiata, pur di curare donne e bambini. Non si è fatta fermare né dalle bombe, né dalle minacce, perché si sente, prima di tutto, un medico’.

Le altre due finaliste, l’italiana Natalina Isella e l’iraniana Esha Momeni, riceveranno cinquemila euro.

 

Proprio la Momeni, 28 anni, con cittadina americana e iraniana, è stata arrestata a Teheran perché difendeva la libertà di pensiero delle donne e, rinchiusa nel terribile carcere di Evin, è stata scarcerata su interessamento di ‘Amnesty International’ solo l’11 novembre scorso, giorno in cui si era riunita, a Roma, la commissione giudicatrice del Premio. Natalina Isella, invece, non ha voluto lasciare le bambine che segue a Bukavu, in Rhwanda, presso il ‘Centre Olame’: assistente sociale diplomata, la Isella si occupa delle piccole che, accusate di stregoneria, sono cacciate da casa, abbandonate e sottoposte ad abusi e torture: «questo premio ha sempre sullo sfondo un profilo di donna – commenta il presidente del Consiglio Valle, Alberto Cerise – ma ci porta anche lo sguardo su scenari angoscianti: sono guerre, povertà, situazioni di popoli che si spostano per cause belliche, per guerre tribali, ci porta situazioni di ignoranza, sottosviluppo, di violenza sui bambini. Questo fa pensare che non ci si ferma ad una questione di genere, ci sono donne che sono impegnate a tutto tondo, nella difesa dei diritti, dei più poveri, maschi o femmine che siano. Non vogliamo fermarci alla serata o al premio in sé, ma vogliamo richiamare l’attenzione su questi scenari e sul difficile ruolo della donna: non dimentichiamoci che nella nostra civilissima Italia, nella giornata del 25 novembre, contro la violenza sulle donne, abbiamo appreso dalle forze dell’ordine che oltre cinquemila donne hanno subìto atti violenza, tra queste molte sono straniere e molte sono state uccise».

Il pericolo, la debolezza di essere donna in un paese dalle condizioni di vita difficili sono ben noti alla vincitrice dell’edizione 2008 del premio. Asha Omar si sposta regolarmente sotto scorta, da quando dopo 16 anni di vita a Roma è rientrata in una Somalia ancora scossa da una guerra civile quasi ventennale: «dopo il mio primo anno di studi all’università nazionale italo-somala, una branca della ‘Sapienza’ di Roma – racconta, in italiano, la ginecologa – è scoppiata la guerra e sono stata fortunata a venire in Italia per continuare i miei studi. Durante la mia permanenza in Italia non mi sono mai dimenticata che le donne in Africa sono le più deboli, le donne e i bambini, e che poter contare su una donna ginecologa è una grande cosa. Ho sempre avuto questo grande sogno di diventare ginecologa per loro, per dare una mano, e sono molto contenta di aver potuto realizzare questo sogno».

«Il rientro a Mogadiscio – prosegue – è stato molto difficile, così come lavorare per l’integrazione e convincere le donne ad un nuovo stile di vita, perché io non faccio solo la ginecologa ma mi occupo di altrettante cose correlate alla salute». Asha Omar lotta contro le mutilazioni genitali femminili e ha un centro di prevenzione per gravidanze a rischio a Gibuti. Aiuta i bambini con malformazioni congenite organizzando le operazioni chirurgiche in Italia, dove esistono le strutture necessarie. Aisha vive sotto scorta e, in pratica, agli arresti domiciliari. Con l’arrivo dei profughi dall’Etiopia il suo ambulatorio è diventato una sorta di campo profughi.

Durante la cerimonia di consegna del premio, il premio ‘Soroptimist Club’ Valle d’Aosta è stato consegnato alla messicana Rosaura Cruz de Gante, prima donna a dirigere il ‘Club Primiera Plana’, un’associazione per la stampa libera. Laureata in Scienze della comunicazione, ha sempre lavorato come giornalista ‘di frontiera’. In un Paese dove è difficile raccontare la verità, Rosaura ha avuto il coraggio di denunciare assassini e criminali, malavita ed intrighi politici. Il suo esempio ha permesso a molti suoi colleghi di seguire la difficile strada della denuncia, nonostante l’indifferenza delle Istituzioni e dell’alta borghesia messicana.

Durante la serata, condotta dalla giornalista Donatella Bianchi, in onda la domenica su ‘RaiUno’ con ‘Lineablu’, sono state consegnate anche le menzioni speciali volute dalla Giuria del premio. Quella per la Valle d’Aosta è stata assegnata ad Anna Maria Alliod che, durante la sua esperienza presso la ‘Cooperativa San Grato’, comunità terapeutica d’accoglienza, ha maturato la scelta di lavorare nell’ambito della cooperazione internazionale in America Latina ed oggi vive a Cochabamba, in Bolivia, dopo alcune esperienze in Brasile ed in Colombia. La menzione internazionale è invece andata alla brasiliana Cleuza Zerbini Ramos, creatrice e presidente del movimento popolare ‘Trabalhadores Sem Terra’ di San Paolo, legato alle abitazioni che lotta per l’acquisto cooperativistico dei terreni con l’obiettivo di permettere la costruzione di case per quella la popolazione costretta a vivere di espedienti, in mezzo alla strada o nelle ‘favelas’.

 

http://www.12vda.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4670&Itemid=1

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