Uno scultore da Cremona a Manila — Lombardi nel Mondo

Uno scultore da Cremona a Manila

Riscopriamo la storia di Francesco Riccardo Monti, artista nato in riva al Po, ma diventato un protagonista della scultura del Novecento nelle Filippine ed a Hong Kong.

Francesco Riccardo Monti, architetto, imprenditore, sportivo, erede di una vera e propria dinastia di scultori, nasce a Cremona il 6 settembre 1888. Scorrendo la biografia e l’elenco delle opere dello scultore cremonese, ignorato completamente negli studi apparsi sulla scultura italiana del secolo scorso, si comprende subito come la sua formazione artistica avvenne, prima nei laboratori e negli atelier della famiglia, (il padre Alessandro, lo zio Silvio e così pure il cugino Annibale erano artisti abbastanza noti e molto abili nell’usare lo scalpello), poi nelle aule di Brera seguendo le lezioni dei suoi maestri Butti, Tallone e Mentessi.

Le notizie sono ricostruite nel libro “L’Orto dei Marmi” di Anna Filippicci Bonetti e arricchito con saggi di Tiziana Cordani e Franco Ragazzi ai quali è toccato il compito di delineare con maggior precisione la vicenda artistica di Monti sia a Cremona, a Manila e nelle varie isole filippine, sia a Hong Kong.

La sua prima attività si svolge nella difficile scuola del lavoro offerta dalla esigente committenza locale, pubblica e privata, sia per le tante commissioni di opere funerarie per il Camposanto della sua città e quelle per le province vicine, sia per le lapidi e ritratti celebrativi e commemorativi che ne denotano la prima personalità artistica. La sua scultura risente degli stilemi tardo-romantici, veristi e simbolisti.

Modelli romantici infatti si riscontrano nella tomba Ferrari (1913) che presenta una figura ignuda di ispirazione prettamente michelangiolesca, mentre canoni veristi li troviamo in alcune figure femminili come nel monumento della tomba Pizzi Bertarelli (1911), in dimensioni reali della vedova che depone un fiore sulla tomba del marito, o in quella che Bovi (1919) volle dedicare alle sue due mogli rappresentate come i “contadini di Millet”.

Si accosta pure ai temi simbolisti accentuando nelle opere il suo innato senso decorativo. Un esempio interessante è il rilievo della tomba Guzzelloni del 1913 con le figure allegoriche della Famiglia, La Speranza, il Dolore e la Preghiera, scolpite accanto a quelle dell’Agricoltura.

Affronta il movimento modernista (liberty) che respinge i vari riferimenti agli stili storici del passato per avvicinarsi a modelli decorativi tratti dalla natura, stile tanto apprezzato alla sua epoca, e riproduce la tomba dedicata a Zemira Zucchi ( 1907) con una figura a dimensioni quasi normali in cui la defunta, “levita nell’aria salendo progressivamente verso lo spazio infinito; il letto diventa un tappeto volante, una nuvola in cui lo scultore fa scorrere l’incanto di una materia magica”. Nel periodo cremonese Monti scolpisce anche altre opere che non sono collocate nel “silenzio dei camposanti”, ma nelle piazze, nei parchi e sulle facciate di palazzi importanti. Sono i monumenti per i caduti della Prima Guerra Mondiale e rappresentano muscolose figure di atleti o eroi delle trincee che alzano il braccio verso il cielo sostenendo la bandiera o la statuetta della vittoria.

Lavora nella sua città con tanto zelo fino al dicembre del 1928, quando per un raggiro di natura politica e una forte delusione professionale è costretto ad allontanarsi repentinamente, anzi furiosamente dalla sua città. Approda a New York, sonda il mercato americano, trova poco lavoro e allora si dirige a Cebu (Filippine), solo e con i suoi attrezzi e vari materiali utili al suo lavoro come egli stesso scrive a Illemo Camelli, direttore del museo locale, ma essendoci il colera si ferma a Manila.

Lungo il tragitto da New York a Manila incontra l’architetto Juan Arellano che gli offre di collaborare con lui nella costruzione e nell’abbellimento del teatro Metropolitan, ed è a Manila che può esprimersi senza limiti e con tutto l’impegno di cui è capace e nella sua seconda patria raggiunge il tanto sospirato successo. Può così abbandonare i soliti canoni tradizionali e trovare una impronta veramente personale. Le Muse, le Danzatrici Siamesi, Adamo ed Eva eseguite per lo stesso teatro sono capolavori e “costituiscono un documento chiave per comprendere la nuova stagione del Monti. La loro ieracità viene ripresa e assecondata dall’artista attraverso pose, movimenti, espressioni e, direi sguardi e sorrisi, che si lasciano alle spalle la loro immobilità eterna”, così scrive Franco Ragazzi nel suo testo.

Lavora quindi in un ambiente di cultura molto diversa da quella cremonese, ma in quell’ambiente è accettato e apprezzato tanto da essere richiesto per tante e tante numerose opere. Si ferma a Manila per circa cinque anni, poi un ciclone economico lo raggiunge, le commissioni non affluiscono più con lo stesso ritmo al suo studio e allora lascia anche questa città e si trasferisce a Hong Kong. Si adatta al nuovo paese e assume impegni di lavoro grandiosi come la facciata e la hall della East Bank Company arricchendola con marmi italiani provenienti dalle cave di Brescia, di Carrara e di Vicenza.

Gli sportelli e le porte del salone centrale sono in bronzo fuso a Firenze, così pure parte della facciata e la porta principale, e in bronzo il busto di Sir Shouson Chaw, presidente della stessa banca e il busto del Ministro delle Finanze Mr. H. Sinng, facendo brillare la sua arte come un faro purissimo di luce italiana e universale in un estremo lembo della Cina, come scrisse il suo amico caro e fedele Illemo Camelli. Si ferma circa quattro anni in questa metropoli e ottiene grandiose affermazioni. Ritorna a Manila nel 1939 nella sua vecchia casa che non aveva mai abbandonato, anzi si spostava da Hong Kong a Manila e viceversa con una facilità estrema per quei tempi. Spesso si estraniava e si allontanava dalla grande metropoli e si rifugiava sulle colline dell’interno e là viveva con i locali e faceva la loro stessa vita traendone ispirazione per numerosi disegni e sculture di piccolo formato.

In questo paese, sua seconda patria, diventa uno degli artisti più famosi. Continua sempre a lavorare e nel 1952 è nominato direttore della Facoltà di Fine Arts dell’Università cattolica Santo Tomas e gli vengono commissionate una ventina di statue che si trovano sui piani alti dell’edificio universitario.
“Si dedica alla progettazione ed al compimento di una serie di lavori contrassegnati da un notevole impegno progettuale, in cui la parte architettonica è strettamente interdipendente da quella decorativa, con questa perfettamente integrata e connessa idealmente e stilisticamente. Si tratta sovente di architetture monumentali entro le quali si collocano fregi, sculture e rilievi, ma anche opere di abbellimento pubblico che sottolineano simbolicamente il sentimento nazionale del nuovo stato”, così scrive Tiziana Cordani nel suo saggio.

Le opere messe in risalto nel libro “L’Orto dei Marmi” sono: La Filippina che dà il benvenuto agli ospiti, l’Agricoltura Filippina alla quale è dedicato un francobollo nel 1939, il gruppo monumentale delle Quattro Libertà, il complesso dell’Università delle Filippine The Iloilo College nel Visayas, i bassorilievi murali per l’Università Far Eastern di Manila e numerosi bassorilievi e statue di carattere religioso, oltre a figure femminili per fontane collocate nelle varie isole. Non vanno dimenticati poi i “piccoli bronzi da salotto” così definiti dallo stesso artista e che sono tornati in Italia dopo la sua morte avvenuta in seguito ad un incidente stradale il 12 agosto 1958 nell’ospedale di San Juan, Rizal (Filippine). Riposa nel cimitero di San Felipe Neri Parish Roman Catholic di Mandaluyong, Manila.
Tutte queste testimonianze lasciate in questi territori rappresentano perciò lo sforzo autentico per costruire un ponte fra due culture, nel nome dell’universalità dell’arte.

http://www.italiaestera.net/

Document Actions

Share |


Condividi

Lascia un commento