Isola Martin Garcia: la porta del Plata — Lombardi nel Mondo

Isola Martin Garcia: la porta del Plata

La storia e i misteri dell’isola Martin Garcia, raccontata dal nostro corrispondente Giorgio Garrappa.

Il nome risale al 1516, epoca in cui Juan Diaz de Solís -partito dalla Spagna- arriva nel Rio de la Plata.

Fronteggiando quell’isola, Solis viene informato che Martin García, un membro del suo equipaggio, era appena deceduto.

Contraddicendo la tradizione marinara, di buttare il corpo a mare, il comandante decide seppellirlo nell’isola e battezzarla con il nome del suo marinaio scomparso.

Sia Pedro de Mendoza -nel 1536- che Juan Ortiz de Zárate -nel 1573- cercarono riparo nell’isola.

Nel periodo delle controversie tra la Spagna e il Portogallo, per le possessioni in America meridionale, sopravenne la messa in vigore del Trattato di Tordesillas del 1494. Il 10 febbraio 1763, il Trattato di Parigi stabilisce che la Spagna riportasse al Portogallo la Colonia del Sacramento. L’isola Martin García invece, rimane nelle mani spagnole.

Il 24 aprile 1765 s’installa nell’isola un carcere militare per mandare in galera sette disertori del battaglione di Buenos Aires.

Dopo l’ammutinamento del 1° Reggimento della Guarnigione Buenos Aires, avvenuto nel 1811, comincio a funzionare definitivamente come prigione militare.

Nel 1813, durante l’assedio di Montevideo da parte dell’esercito di Rondeau, una pattuglia di tredici soldati -comandata dal Tenente di Dragoni della Patria, José Caparroz- sbarca a sorpresa, prese la Guarnigione spagnola composta di settanta uomini e tre pezzi d’artiglieria e il controllo temporale dell’isola.

Tornata agli spagnoli, essi decidono improvvisare un lazzaretto per ricoverare feriti e malati della piazzaforte di Montevideo assediata.

Il 1° marzo 1814, il Direttore Supremo Gervasio Posadas, promuove William Brown a Tenente Colonnello e, una settimana dopo, la flotta -da lui comandata- composta dalla nave ammiraglia Hércules (Brown), la Zephir (King), Nancy (Leech), Juliet (Seaver), Fortuna (Klay), San Luis e Carmen (Spiro), riesce ad annientare la flotta militare spagnola del Rio de la Plata.

Nel 1825, con soli trentadue uomini, l’uruguaiano Lavalleja parte dalla costa di San Isidro (Argentina) e invade terra uruguayana dando inizio alla guerra contro il Brasile che contava allora con una flotta potente, la piazzaforte di Montevideo, la Colonia del Sacramento e l’isola Gorriti fronteggiante a Punta del Este.

Dopo la conquista della Colonia, la presa della fortezza di Martin García avrebbe avuto un’influenza più che considerevole per assicurarsi la vittoria contro l’Impero del Brasile.

Da quel momento in poi, Martin García fu una barriera inespugnabile per i brasiliani nonostante la superiorità della loro marina militare.

Nel 1838, durante il regime di Juan Manuel de Rosas, l’isola Martin García torna ad essere il palcoscenico dei nuovi accadimenti bellici.

Tentando di forzare la libera navigazione dei fiumi interiori, la Francia ordina all’Ammiraglio Leblanc occupare l’isola. Lui -tramite Dougenet- richiede al capo della difesa, Tenente Colonnello Geronimo Costa, la resa della fortezza.

Benché Costa, conta solo novantasei uomini e qualche pezzo d’artiglieria leggera, guida talmente bene la difesa dell’isola, da fare scrivere una lettera molto concettosa, dal Comandante francese, al Brigadiere Generale Juan Manuel de Rosas.

Tra 1840 e 1845, dopo la restituzione all’Argentina, rimane solo una guarnigione piccola sull’isola. Ecco perche il 5 settembre 1845 una spedizione navale anglofrancese e truppe di fanteria, comandate da Giuseppe Garibaldi, occupa l’isola dando inizio al secondo assedio del Rio de la Plata.

Nel 1852, dopo il crollo di Rosas, il nuovo governo di Buenos Aires, riprende il controllo militare sull’isola, allora occupata da una guarnigione uruguaiana.

La guerra della Triplice Alleanza contro il Paraguay, vide l’isola fortificata ancora una volta e nel 1870 s’installa la Sottoprefettura di Martin García, dovuto all’ingente traffico di passeggeri e malati al lazzaretto.

Bisogna dire che nel 1871, le cause e la natura dell’epidemia di “febbre gialla” (più nota come “vomito nero”) che colpiva Buenos Aires, non si capivano bene.

Oggi invece si sa che non era un morbo endemico del Rio de la Plata ma introdotto in parte dai reduci della Guerra della Triplice Alleanza e in parte dagli emigrati -che dovevano attraversare il clima tropicale delThis viral disease was probably not endemic to the River Plate region, but introduced by arriving immigrants, who had travelled through a tropical climate such as Brazil, to reach Argentina. Brasile- per arrivare in Argentina. The true reservoir of the yellow fever virus is the mosquito, ensuring transmission from year to year through its infected eggs.The virus remains silent in the body during an incubation period of three to six days. In 1871 the steamer journey from Rio de Janeiro to Buenos Aires was generally six to seven days, the ideal incubation period.

Se deve tenere conto che da Rio de Janeiro a Buenos Aires ci voleva sei o sette giorni di navigazione, proprio il periodo d’incubazione ideale del virus.

Quindi, un soldato picchiato da una zanzara in Paraguay oppure un emigrato, infetto di passaggio per il Brasile, potevano diventare in Argentina portatori della malattia.Large epidemics would occur when migrants introduced the virus into areas with a high human population density.

This describes the nature of the spread of yellow fever in the period March to May 1871 in Buenos Aires.Ciò descriveva la natura della propagazione della febbre gialla nel marzo 1871 a Buenos Aires.But in those days medical science had not yet realized the role of the mosquito in transmitting the virus. Gli italiani, di maggioranza tra gli immigrati, furono accusati ingiustamente d’introdurre il morbo nel paese.

Ecco perché circa 5.000 avevano richiesto al Consolato d’Italia il loro rimpatrio. Il fatto era che non ce n’erano posti sufficienti per tutti e molti di loro imbarcarono e morirono in alto mare.

E’ difficile accertare la quantità di morti, si stima più di 13.500 persone di cui circa 3.400 erano argentini, 6.300 italiani, 1600 spagnoli, 1400 francesi, 200 inglesi, 200 tedeschi e 600 ignoti.

Martin Garcia è, da quel momento, sede della Giunta Centrale dei Lazzaretti e stazione di quarantina durante l’epidemia di febbre gialla sotto il comando del Commodoro Ceferino Ramírez.

Nel 1884 viene installato un accampamento sanitario di oltre 400 tende destinate a ricoverare i malati di collera e la febbre gialla.

Nel 1886 vengono eretti il grande lazzaretto e il crematorio. Entrambi richiesti dall’epoca di Sarmiento. Il lazzaretto funzionò fino al 1915 e uno dei suoi direttori fu il Dott. Luis Agote, scopritore del metodo di trasfusione del sangue di diffusione universale.

Da quel momento, nel lazzaretto dovevano compiere il periodo di quarantina tutti gli emigrati malati prima di sbarcare a Buenos Aires in successive ondate migratorie.

Dal 1892, funziona nell’Isola Martin García il Battaglione d’Artiglieria di Marina con 250 uomini.

Dal 19 luglio 1896 viene disposto che l’isola diventasse Carcere della Marina Militare fino al 1957.

Il faro, dall’epoca di Roca, funziona fino al 1927, anno in cui è sostituito dal Semaforo fatto dal Ministero dei Lavori Pubblici.

Nel 1939, dopo la “Battaglia del Rio de la Plata” in cui è affondata la corazzata tascabile tedesca “Admiral Graf von Spee”, gli ufficiali e l’equipaggio della nave vengono ricoverati nell’isola.

A parte questo, Hipólito Yrigoyen e Arturo Frondizi, entrambi Presidenti della Repubblica Argentina, andarono a finire al carcere di Martin García dopo successivi colpi militari.

Il mitico colonnello Juan Peron invece viene arrestato e confinato all’ergastolo nell’isola prima del moto popolare del 17 ottobre 1945.

Nonostante il piccolo territorio che ha, l’isola ebbe nella sua storia quattro cimiteri, di cui tre sono ormai scomparsi per diversi motivi. L’attuale comunque è pieno di misteri compresa una leggenda sui rumori notturni, pianti e urli.

Il più strano di tutti è quello che riguarda le croci inclinate. Molti sono gli argomenti che pretendono spiegare questo fenomeno.

Il più forte forse sia quello che dice che le croci indicano i seppelliti a causa dei morbi come la febbre gialla o il colera. Tuttavia, questa storia non trova un fondamento saldo tenuto conto che Buenos Aires era stata la città più colpita e croci inclinate non ce n’erano.

Altri pensano ad un’identificazione di tipo politico oppure religioso, cioè le croci indicherebbero, dove sono seppelliti socialisti, capitalisti o massoni secondo l’inclinazione del braccio. Ciò non ha nessun senso perché sia massoni sia socialisti non sono mai stati seppelliti con delle croci inclinate.

La chiesa cattolica ha spiegato che le croci ricordano quelle ortodosse di tre braccia: due orizzontali e uno inclinato, dedicato al ladro crocefisso accanto Gesù che non si penti ne chiesi perdono. Ecco perché c’è qualcuno a credere che indichino le sepolture dei carcerati morti nell’isola pero, neppure questo ha un senso perché croci inclinate ce l’hanno anche quelle persone che non erano delinquenti ma ufficiali, sotto ufficiali e combattenti delle forze armate.

I più scettici affermano che le croci erano inizialmente normali e non si sa come né perché, col passare del tempo, si sono inclinate da sole.

Il mito e il mistero spaventoso continuano a sorvolare ancora quest’isola che custodisce la foce dei fiumi Paranà e Uruguay in mezzo al Rio de la Plata.

 

 

Jorge Garrappa Albani – Redazione Portale Lombardi nel Mondo

www.lombardinelmondo.org – jgarrappa@hotmail.com

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