Intervista a Pier Luigi Marzorati, Presidente Comitato Regionale CONI Lombardia — Lombardi nel Mondo

Intervista a Pier Luigi Marzorati, Presidente Comitato Regionale CONI Lombardia

LE INTERVISTE IN ESCLUSIVA DEL PORTALE LOMBARDI NEL MONDO. La frase rivelatrice: CR CONI Lombardia svolge un importante ruolo istituzionale a favore dello sport, impegnando gran parte delle risorse al miglioramento degli impianti sportivi, a sostenere la formazione degli operatori dello sport e dare supporto all’attività delle società sportive, in particolare alle più piccole, sovente dipendenti dal volontariato. Proprio questa condizione potrebbe alla distanza, rivelarsi però – l’anello debole – della catena solidale, oggi scossa dalla recessione economico-finanziaria

Maurizio Pavani  intervista Pier Luigi Marzorati, presidente CR Coni Lombardia.

 

D: Buongiorno Presidente, in Lombardia è sempre crescente la domanda di sport; questo vale oggi per discipline emergenti come ieri per la pallavolo, lo sci, il basket o l’atletica. Insomma una statistica con tendenza a salire che rappresenta il 15% della popolazione. Un dato questo che sommato alle 11mila società sportive con quasi 700mila tesserati e ai 350 mila tesserati agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni, parla da solo. Ma lo sport non è solo associazionismo; è soprattutto impianti sportivi funzionanti e formazione di qualità. Com’è la situazione sul territorio lombardo? Si andrà verso la scomparsa delle piccole società?

R: Non credo si possa ipotizzare uno scenario del genere. Certo è che aumenta, andando anche in direzioni diverse dal solito, il consumo di sport, e questa è una sfida per tutto lo sport. Intercettare nuove passioni, anticipare le tendenze, capire che oggi l’offerta è fatta dalla domanda e non viceversa come succedeva in passato. Lo dimostrano anche gli orari diversi in cui si fa sport oggi: si va in palestra prima di andare a lavorare, si gioca a calcetto dopo cena. Le piccole società semmai sono aiutate proprio dalla loro dimensione, adattarsi al nuovo mercato che per loro è primariamente il territorio vicino che conoscono meglio, sarà difficile ma non impossibile. E noi saremo al loro fianco.


D: E’ recente la notizia in cui il Tribunale dello Sport di Losanna, di fatto cancella una Sentenza del CIO che inibiva la partecipazione ai Giochi Olimpici agli atleti squalificati per uso di sostanze dopanti. Non si può proprio fare a meno di sacrificare l’agnello dell’etica e della deontologia sportiva sull’altare dello sport inteso come show-business? A suo parere, quali re-azioni dovrebbero essere prese al riguardo?

R: Io sono presidente del CR Coni Lombardia, dunque per ruolo, ma anche per convinzione assolutamente d’accordo con la politica di rigore che il Coni porta avanti in Italia, anche quando c’è qualcuno che vorrebbe si desistesse dalla lotta al doping. A maggior ragione oggi, lo sport non è solo un risultato, ma un fenomeno sociale, dunque eventuali scorciatoie per arrivare a un risultato sono ancora più da evitare proprio per le ricadute non solo sportive che hanno.


D: Piccoli nuovi campioni crescono in Lombardia; ma come tutelarli dal precoce divismo e allenamento pressante?

R: Ricordo bene che uno dei primi atti che mi è toccato al Coni Milano è stata la presentazione degli atleti lombardi che stavano partire per Singapore per la prima edizione dei Giochi Olimpici Giovanili. C’era, in quei giorni, la stessa diffidenza che c’è, motivata anche, nella sua domanda. Poi, abbiamo visto che il Cio aveva visto giusto nel proporre questo appuntamento: non semplicemente un’edizione giovanile dei Giochi, quanto piuttosto un incontro tra tutti i giovani del mondo che fanno sport chiamati a conoscersi, a capire meglio cosa e’lo sport per come glielo hanno presentato grandi campioni del passato, impegnati anche in lezioni che avevano come perno la conoscenza della cultura degli altri Paesi e, ancor più, delle tecniche da conoscere e da applicare per rendere la pratica sportiva ecosostenibile e magari pure di aiuto all’ambiente. Questa è la direzione verso cui tendiamo. Ma è giusto parlare del problema, anche perché ho l’impressione che il divismo non sia tanto dei ragazzi quanto piuttosto della società e, in alcuni casi, persino delle stesse famiglie. I ragazzi devono crescere liberamente nel rispetto delle regole, senza costrizioni particolari, senza impegni troppo gravosi: nella vita come nello sport.


D: Il binomio Sport & Scuola per quanto tempo ancora riuscirà a fungere da argine morale alla crisi dei valori? Non è preferibile che si apra anche alla famiglia e se sì, come?

R: L’ho appena detto. Provo ad allargare il discorso pescando nei miei ricordi. Di Cantù nel basket si sono sempre lodati i risultati ma anche e soprattutto lo stile famigliare della società. Questo vuol dire che da noi i ragazzi del settore giovanile sono sempre cresciuti giocando bene, secondo diverse competenze, ma senza mai trascurare gli studi. La società li ha aiutati, ma non da sola, al contrario chiamando le famiglie a un gioco di squadra che mi sembra la vera risorsa mancante al Paese. Una squadra funziona bene quando tutti fanno la loro parte, ovvero quando ognuno rispetto il ruolo suo e degli altri. A Cantù i ragazzi non hanno mai scambiato la famiglia con la società, e viceversa, e così sono cresciuti protetti proprio da questa squadra allargata.


D: Nel ringraziarla per la disponibilità, a chiusura dell’intervista, una domanda un po’ particolare. In assoluto, quale ingiustizia mai vorrebbe vedere fatta al mondo dei giovani e dello sport dilettantistico?

R: Se tutti mi ringraziassero con domande così difficili la mia vita sarebbe un inferno. Rispondo così: nel 2012 entrerà in pieno vigore il Libro bianco sullo sport della Comunità Europea. Dice, tra le altre cose, che lo sport è una parte fondante della nostra vita di europei, e che lo sport è un diritto di ogni cittadino. Dunque è un diritto dei ragazzi, dei ragazzi di ogni età mi verrebbe da aggiungere. Dovesse essere negato questo diritto sarebbe una grande ingiustizia contro cui battersi.

 

Biografia

Pier Luigi Marzorati, il 26 luglio 2010 è eletto alla presidenza del Comitato Regionale Lombardo CONI. E’ un Uomo di sport. Una leggenda inossidabile; una carriera lunghissima la cui fama durata quasi tre decenni si estende ben oltre i cultori del basket nazionale, tanto da fare di lui il più americano tra i giocatori italiani. Nel 1976 è eletto miglior cestista europeo. Comasco, nato a Figino Serenza il 12 settembre 1952, è un cestista campione nello sport come nella vita. Bandiera storica della Pallacanestro Cantù, unica società nella quale ha giocato indossando una sola maglia, la mitica numero 14 della squadra brianzola, sempre ai vertici della pallacanestro internazionale e nazionale con 2 scudetti vinti; 2 Coppe dei Campioni; 4 Coppe Korać; 2 Coppe Intercontinentali e 4 Coppe delle Coppe. Laureato in ingegneria civile, esercita la professione come progettista di impianti civili e sportivi e come consuetudine nell’ambiente sportivo, anche lui ha il suo sopranome: “ingegnere volante”, per la rapidità dei contropiedi, scatti fulminei e aggiramenti dell’avversario, fantastico repertorio della sua lunga e gloriosa carriera sportiva.

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