Albertini, Panzeri e Salvini a Strasburgo — Lombardi nel Mondo

Albertini, Panzeri e Salvini a Strasburgo

La selezione euromilanese è già in campo: quello che si profila è un patto a tre per favorire il modello Milano in Europa

La cosa più difficile è trovare la stanza dell’appuntamento. Poi l’accordo trasversale tra euroonorevoli

milanesi per portare a casa risorse (leggasi soldi) è praticamente una passeggiata. Come

anche mettersi d’accordo sul primo bersaglio da centrare: la sanzione della Corte di giustizia

dell’Unione europea perchè Milano non depurava le acque reflue.

 

L’europarlamento di Strasburgo è un’enorme balena nella cui pancia tutti si perdono. Per andare al

numero 62 del terzo piano della torre interna si vaga dalla scala mobile all’ascensore trasparente e

veloce che va fino al primo, poi si passa il ponte sospeso, si prende un altro ascensore (quello di

metallo) e si comincia a girare nel labirinto di Minosse disegnato a spirale. Roba per gente che ha

tempo. Alla fine, poco dopo le 14, durante la pausa delle discussioni su acqua calda e aria fritta,

riescono a sedersi intorno al tavolo. Sono in tre: Gabriele Albertini, Antonio Panzeri e Matteo

Salvini. Un indipendente eletto nelle liste di Forza Italia, un diessino che ha corso nel listone

dell’Ulivo e un capopopolo leghista. In comune solo la targa, nel senso che tutti e tre arrivano da

Milano. Chi con la Porsche (Albertini), cin in aereo (Panzeri), chi da bravo boy scout in macchina

con mamma, papà e sorella Barbara (Salvini). Sul tavolo solo fogli di carta, niente diplomazia

gastronomica. Alla fine un patto di ferro bipartisan che, visto com’è andato a finire in patria quello

della cotoletta, nessuno in terra d’Alsazia si sogna di dedicare alle escargots.

«L’obiettivo è chiaro – annuncia Panzeri -. Al di là delle differenze che tra di noi devono rimanere,

dobbiamo collaborare per raggiungere obiettivi comuni. Negli altri paesi lo fanno da sempre,

quando si tratta di curare gli interessi dei territori di provenienza non c’è differenza ideologica che

tenga. Prima dicevamo che bisognava portare Milano in Europa, ora bisogna portare l’Europa a

Milano. Soldi, progetti, idee e soprattutto realizzazioni».

 

La lista delle materie è già pronta: infrastrutture (in testa il Corridoio 5), trasporti, formazione,

agricoltura, industria, difesa di piccola e media impresa. Annuisce Albertini che molti di questi temi

li ha messi in fila nel pieghevole distribuito in campagna elettorale. Ma, per dar subito concretezza

meneghina alla riunione, srotola la prima mappa della prima missione. La sentenza Ue per le “acque

reflue” milanesi che inquinavano, come si legge nel dispositivo datato 25 aprile 2002, il delta del Po

e le coste dell’Adriatico nord-occidentale.

 

«Ora i depuratori ci sono – spiega Albertini -. E io potrò non far più il commissario alla

depurazione, ma il deputato». Poi snocciola date e cifre. «A fine luglio – assicura – sarà ultimato il

depuratore di Milano Sud San Rocco con una portata di un milione e 50mila abitanti, a novembre

toccherà a Nosedo, che funziona già per 600mila e arriverà a un milione e 250mila ed entro fine

anno si aggiungeranno anche i 250mila di Peschiera». In via di ultimazione i depuratori, resta però

la multa dell’Ue: una mazzata da 9 milioni di euro al giorno che si abbatterebbe sulla cassaforte di

Palazzo Marino. «Se il Comune ha ottemperato ai suoi doveri – fa squadra Panzeri – non si capisce

perchè».

 

Ora la palla passa a Salvini, entrato in commissione Ambiente. Toccherà a lui verificare le

procedure per bloccare la sanzione. Un gioco che si ripeterà in futuro, se la lobby milanese, come

sperano i primi adepti, si allargherà. Destinatari dell’invito gli azzurri Mario Mauro, Guido Podestà

e Mario Mantovani, gli An Romano La Russa e Cristiana Muscardini, l’ulivista Patrizia Toia. E poi

ognuno lavorerà per Milano nella commissione a cui è stato destinato. «Comunque – propone

Salvini – ci dovremo incontrare tra milanesi una volta al mese per stabilire strategie comuni».

Proposta che piace e gli altri due subito sottoscrivono. In riva al Reno Albertini strizza l’occhio a

Panzeri. Lontani i tempi dello scontro a Milano sul Patto per il lavoro. «Ma lui – scherza l’ex leader

Cgil – è molto cambiato». La selezione euromilanese è già in campo.

 

Giannino Della Frattina da “Il Giornale”

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