I “Conquistadores” lombardi in Costa Rica — Lombardi nel Mondo

I “Conquistadores” lombardi in Costa Rica

Se si considera Cristoforo Colombo come il primo italiano a toccare suolo costaricense, tra i primissimi ad arrivare in Costa Rica ricordiamo anche tre lombardi, con diverse storie personali, ma interessanti dal punto di vista storico.Bisogna premettere che la presenza italiana in Costa Rica si riduce a pochi individui, specie nell’epoca coloniale. Di Giovanni Girardi

(San Josè di Costa Rica). Se si considera Cristoforo Colombo come il primo italiano a toccare suolo costaricense, tra i primissimi ad arrivare in Costa Rica ricordiamo anche tre lombardi, con diverse storie personali, ma interessanti dal punto di vista storico. 

 

 

Bisogna premettere che la presenza italiana in Costa Rica si riduce a pochi individui, specie nell’epoca coloniale, quasi tutti provenienti dal Nord Italia ed in prevalaneza dalla Liguria e dalla Lombardia. Ad oggi non si conoscono bene le ragioni per le quali questo manipolo di valorosi avventurieri si siano lanciati verso un’avventura sconosciuta e ricca di pericoli. Alcuni di loro sono venuti al seguito dei Conquistadores e dei Governatori spagnoli; altri, essendo marinai di professione, spinti dalla promessa di terre ricche di oro.

 

Tra questi ricordiamo Girolamo Benzoni, nato a Milano nel 1519, di professione storico ed esploratore, ma anche commerciante e grande viaggiatore. Prima di arrivare in America, nel 1541, aveva già percorso quasi tutta l’Italia, la Spagna, la Francia e la Germania.

 

Alla fine del 1544, al seguito del Governatore Don Diego de Gutierrez, arrivò a suolo costaricense, dove venne ben accolto dagli indios locali

 

Qui iniziò a scrivere le sue esperienze nel nuovo continente nel suo libro “Dell’Historie del Mondo Nuovo”, successivamente pubblicato a Venezia nel 1565, con riferimenti al trattamento degli indios da parte degli spagnoli, lasciando intravedere uno spiccato e violento spirito antispagnolo. Il libro raccoglie inoltre informazioni e dati interessanti sugli aspetti culturali delle popolazioni indigene della Costa Rica, con ricchi riferimenti geografici ed etnologici, anche se oggi risultano densi di inesattezze. Tra questi anche episodi vissuti dal Benzoni in prima persona come quando il Governatore Don Diego fece arrestare i due “Caciques” Camaquire e Cocorì, i capi delle tribù indigene, fatto che portò al ritiro nella jungla degli indignati indios. Succssivamente i nativi della zona attacarono la carovana del Governatore, che venne ucciso insieme a trenta dei suoi uomini. Solamente Girolamo Benzoni si salvò miracolosamente, forse proprio per il suo rapporto con gli indios.

 

Benzoni scrisse anche una “Descriptio expeditionis Gallorum in Floridam”, che venne pubblicata dopo la sua morte, che si presume sia avvenuta attorno al 1570.

Nell’opera di Benzoni appare per la prima volta l’episodio dell’Uovo di Colombo, o meglio per la prima volta vi è attribuito erroneamente a Cristoforo Colombo l’episodio raccontato da Giorgio Vasari.

 

Nei suoi viaggi in America, oltre che in Costa Rica e Nicaragua, ha partecipando a numerose spedizioni a Portorico, Haiti, Cuba, Panama, Guatemala e Perù.

 

Vincenzo Milanese, nato a Milano nel 1522, di professione soldato di ventura giunse in Costa Rica al seguito della spedizione di Vàsquez de Coronado, dove combattè al suo fianco tanto valorosamente da ottenere dal “Conquistador” spagnolo la concessione di terre , stabilendosi definitivamente in Costa Rica.

 

Stefano Corti si considera come il primo medico giunto in Costa Rica e che si convertì in uno dei personaggi più famosi per essere stato processato dal Sant’Uffizio del Regno di Guatemala.

 

Nato in provincia di Como, a Lomazzo, nel 1753 aveva realizzato studi in filosofia, botanica, farmacia, chimica e mineralogia. Successivamente studiò medicina a Pavia, al lato del dottor Borsieri.

 

Nel 1781 si imbarcò, a Genova, diretto a Barcellona dove iniziò la professione di medico, con grande successo. Tuttavia, già tra il 1786 ed il 1789, incominciarono ad accumularsi accuse, per il suo stile di vita libertino ed atti considerati contro la fede, da parte del Sant’Uffizio.

 

Per salvarsi dalle accuse si trasferì a Madrid presso l’allora ambasciatore italiano, Conte Greppi. Qui conobbe e curò a Don Josè Vàsquez de Tellez, da poco nominato Governatore di Spagna in Costa Rica., che gli propose di accompagnarlo nella sua nuova destinazione.

Giunse così a Cartago, prima capitale della Costa Rica, dove fu accettato immediatamente dall’alta società e raggiunse un esito straordinario con le sue cure, anche se si parlava molto di lui per il suo carattere capriccioso e le sue tendenze libertine. Infatti si rumoreggiava che nella città costaricense avesse lasciato una larga discendenza.

 

Nuovamente inquisito dal Sant’Uffizio, nel 1791, fu accusato di ventiquattro delitti gravi. Tre anni pù tardi, nel 1794, fu arrestato e rimesso al Tribunale della “Nueva España” in Messico. Durante il suo trasferimento diede costanti prove della sua indiscussa professionalità nel campo medico: questo occasionò pressioni perchè fosse liberato e rimanesse nelle città ove curò molti ammalati.

 

Finalmente nel 1796, a Città del Messico, venne processato e vincolato come seguace di Voltaire e Rousseau, i cui scritti in realtà Stefano Corti non conosceva.

 

Doveva essere imbarcato per la Spagna, dove avrebbe scontato la pena inflittagli, su richiesta del Tribunale della Santa Inquisizione. Ma mai arrivò in Spagna: scomparve misteriosamente la sera prima del suo ritorno nel Vecchio Continente e, trovandosi per caso coinvolto in mezzo alle guerre coloniali dell’epoca, apparve altrettanto misteriosamente a Cuba, nella capitale de La Habana, dove vi rimase fino al 1802.

Da allora si persero le sue tracce e si pensa morì a Filadelfia, negli Stati Uniti, nel 1825.  

 

Giovanni Girardi

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